AMBIENTE

Tonno rosso avremo il tuo scalpo


Che il tonno non navighi in buone acque, l’avevo già detto, così come avevo detto che l’ICCAT (International Commission for the conservation of Atlantic Tuna), cioè l’ente preposto alla definizione delle quote di pesca del tonno per il Mediterraneo e l’Atlantico, non sembrava l’attore più affidabile a cui demandare la conservazione della specie.

Cassandra o meno, l’ annus horribiilis del tonno sta continuando: la riunione dei 48 Paesi membri dell’ICCAT tenutasi dal 17 al 27 novembre a Parigi ha deciso solo ridottissimi tagli nelle catture del tonno rosso per il 2011, dando il via libera alla cattura di 12.900 tonnellate di animali, solo 600 tonnellate in meno rispetto a quest’anno.

Secondo le ong Greenpeace e Pew Environment Group questa decisione, insieme al mancato impegno per la realizzazione di santuari naturali nelle zone di riproduzione dei tonni, non lasciano che il 30% di chance alla specie di ricostituire il proprio stock iniziale entro il 2020. Come a dire che siamo davvero al «confine dell’estinzione». E alle quote legali, non dimentichiamolo, si somma un mercato nero della specie pari a 4 miliardi di dollari di guadagno all’anno.

Poco sorprende quindi che Sergi Tudela, responsabile della Campagna Pesca del WWF Mediterraneo, affermi: “Questa misera riduzione delle quote è decisamente insufficiente a garantire una ripresa dello stock del tonno nel Mar Mediterraneo”.

E pensare che solo un mese fa a Nagoya quasi 200 paesi avevano sottoscritto l’impegno a gestire gli stock ittici in modo sostenibile, a definire piani di recupero per tutte le specie marine sovrasfruttate e a ridurre significativamente gli impatti negativi della pesca sulle specie minacciate, il tutto entro il 2020. Ci sarebbe da riderne, se non venisse da piangere.

Amaramente, Michael Hirshfield, scienziato e capo delegazione di Oceana, la principale organizzazione internazionale no profit per la protezione degli oceani, ha dichiarato “è chiaro che i paesi membri non sono venuti a Parigi per sostenere la conservazione della specie. Al mondo che stava a guardare, l’ICCAT ha semplicemente risposto ‘I can’t’ “.

La prossima revisione del piano di recupero e la nuova valutazione dello stato di salute del tonno rosso si svolgerà nel 2012, mentre la prima occasione di portare alla ribalta la ‘questione-tonno’ coincide con la riunione del CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora) nel 2013. Vale forse la pena chiedersi se gli strumenti che sono nel frattempo a disposizione della Comunità internazionale e della UE per proteggere la specie siano sufficientemente robusti o se non si dovrebbe riflettere su possibili alternative.

A chi si chiede com’è possibile tutto ciò, devo rispondere che tonno significa economia, potere, ricavi, posti di lavoro.. a tutti i livelli e che i famosi ‘portatori di interessi’ tirano ognuno dalla propria parte. A ognuno le sue voci ( qui ce n’è una che ci riguarda), certo. Solo il tonno rimane muto, a questo punto forse per sempre.

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