CRONACA

Carnivori pentiti

NOTIZIE – Una questione di gusto: come fa l’evoluzione a costringere un animale carnivoro a nutrirsi di foglie di bambù? Gli toglie il gusto per la carne. Il panda è un animale per certi versi incredibile: si tratta infatti di un ex-carnivoro che per questioni di necessità è passato a una dieta strettamente vegetariana. Con tutti gli svantaggi del caso, visto che per potersi mantenere su questa dieta il panda non può far altro che sgranocchiare foglie di bambù tutto il santo giorno.

Jianzhi Zhang dell’Università del Michigan e colleghi hanno pubblicato sulla rivista Molecular Biology and Evolution una ricerca secondo la quale il segreto di questo cambio di dieta starebbe nell’recettore per il gusto umami (il cosiddetto quinto gusto), anzi nell’assenza di questo recettore (e conseguentemente della capacità di percepire questo gusto)

Il panda avrebbe una versione inattiva del gene Tas1R1, che anche nell’essere umano è responsabile del gusto dell’umami (per il glutammato monosodico).

Sembra che il gene nel panda abbia smesso di funzionare circa 4.2 milioni di anni fa. I reperti fossili indicano che l’animale è passato dalla carne al bambù fra i 7 e i 2 milioni di anni fa. Secondo gli autori i panda si sono trovati nei guai a causa di cambiamenti ambientali che hanno fatto scomparire molte delle loro prede. Quando i panda hanno cambiato dieta il gene è diventato obsoleto e  senza questo gusto non hanno più desiderato mangiare carne  anche quando ce n’era in abbondanza.

I dati però non sono del tutto chiari e ancora non è possibile stabilire con certezza cosa è sparito per primo: il gene o la dieta a base di carne?

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento

  1. Post molto interessante. E’ possibile avere più informazioni, per quanto riguarda l’uomo, in merito alla relazione tra gene umami e il gluttammato monosodico? E’ un recettore che abbiamo “perso” anche noi con l’introduzione nella dieta di questo addittivo di sintesi, o cos’altro è accaduto?

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