AMBIENTECRONACA

Balenottera di San Rossore: eseguite le prime analisi

CRONACA NERA – I risultati preliminari dell’autopsia sulla balenottera comune spiaggiata a San Rossore, in provincia di Pisa, sono noti. A coordinare le operazioni Sandro Mazzariol dell’Università di Padova, già presente in Puglia per lo spiaggiamento di 7 capodogli nel dicembre 2009.

La lunghezza esatta dell’animale sarebbe di 16,80 metri, è un maschio denutrito, con un peso di  16 tonnellate. Da quanto emerso è possibile stabilire che l’animale non era in buone condizioni. Nell’apparato digerente non sono state trovate tracce di cibo ed è stata rilevata un’esigua quantità di feci. L’animale presentava una scarsa quantità di grasso sottocutaneo. Un animale di queste dimensioni dovrebbe avere uno strato di grasso di almeno 10 cm, mentre in questo caso il grasso aveva uno spessore di 6 cm.

La fame però non è la causa diretta della morte dell’animale. “Al momento – afferma Mazzariol – possiamo dire che non sono evidenti cause legate ad attività umane”. Nessuna frattura ne emorragia interna, è quindi possibile escludere una collisione con un’imbarcazione, che per questa specie rappresenta la prima causa di morte in mar Mediterraneo.

Occorrerà attendere i risultati degli esami biologici e tossicologici effettuati sui tessuti per fare ulteriori ipotesi. È escluso un collegamento tra ciò che è accaduto le scorse settimane in Sardegna (lo sversamento in mare di petrolio nella zona di Porto Torres) e la morte della balenottera. Da alcune foto di avvistamenti in mare, è possibile confermare che la balenottera era la stessa fotografata il 16 gennaio al largo di Follonica ed è la stessa ripresa davanti al porto di Viareggio il 23 gennaio dall’Associazione Cetus.

Proseguono nel frattempo le operazioni per decidere il destino della carcassa della balenottera. Le proposte di Stefano Dominici del Museo di Storia Naturale di Firenze, essendo questo il primo tentativo in Italia, sono tutte da verificare. Nel caso di animali di queste dimensioni (tra i 15-20 metri), il peso da applicare per far affondare la carcassa (che in acqua tende a galleggiare) può arrivare fino a 2000 kg.

Le zavorre (acciaio di recupero come vecchi binari) dovranno essere attaccate al corpo con funi o cavi d’acciaio; i punti migliori sono la coda e gli arti. Si deve escludere la testa che in caso di carcasse si potrebbe staccare. Di sicuro l’affondamento in mare è la soluzione migliore: relativamente economica, sicura e sostenibile da un punto di vista ambientale.

6 Commenti

  1. A proposito di balene, qualcuno ha avuto più notizie della balena grigia avvistata in Mediterraneo nel maggio scorso?

  2. La tecnica di affondamento potrebbe non essere stata effettuata, visto che siamo stati all’entrata del parco il pomeriggio del 27 gennaio e ci hanno detto che è stata tagliata a pezzi e portata via, chiaro che potrebbe essere solo una scusa per non farci entrare. Ma di chi fidarsi allora? Senza foto chiunque può dire la sua!

  3. Ciao Jaulleixe, grazie per la segnalazione. Sono in contatto con una persona del posto che sta cercando di capire cosa succederà. Come ho già detto l’affondamento in mare sarebbe la soluzione migliore. Non è facile e implica un’organizzazione logistica non banale ma in altri paesi, in cui questi episodi sono più frequenti, è la prassi. In Italia sono stato più volte testimone di situazioni in cui specie protette pescate (es squali) una volta giunte in porte venivano fatte “sparire”, certo nel caso di una balena è più difficile; è nell’interesse di tutti che la carcassa venga analizzata, e che lo scheletro venga conservato magari per un museo che ne faccia buon uso. Restiamo a vedere cosa succede, io nel frattempo seguirò la situazione. Mauro

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