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Non nasconderti, mina

 

La Regina d'Inghilterra osserva Rascan

Hanno una lunga tradizione, diverse forme, diversi materiali, funzionano in vario modo, ma hanno un unico obiettivo: spargere terrore attraverso la mutilazione e la morte. Sono le mine antiuomo.

Questi congegni ora però hanno un nuovo nemico, si chiama Rascan, e l’Università di Firenze è capofila del progetto di ricerca che ha portato alla sua realizzazione. Si tratta di un radar olografico a microonde, in grado non solo di individuare ordigni, ma anche di fornire un’immagine dell’oggetto in tempo reale.

“La tecnica dell’olografia a microonde è abbastanza nota, ma al mondo esiste solo questo dispositivo che la impiega materialmente”, precisa Pierluigi Falorni, che assieme al professor Lorenzo Capineri ha guidato la parte di ricerca italiana. Lo strumento vanta infatti un team internazionale; oltre all’Università di Firenze collaborano la Bauman Moscow State Technical University (Russia), il Culham Centre for Fusion Energy (Gran Bretagna), la SakaechoTachikawa (Giappone) e il Franklin and Marshall College (Stati Uniti). Recentemente è stato presentato anche alla Royal Society di Londra, alla presenza della Regina d’Inghilterra, ottenendo immediati consensi.

La discontinutà elettrica è la chiave di tutto: la mina, metallica o meno, ha caratteristiche dielettriche differenti dal terreno che la circonda, e quando l’oggetto riflette l’onda che viene trasmessa dallo strumento viene subito identificato. L’impiego, poi, non riguarda solo il rilevamento degli ordigni bellici, ma Rascan può essere usato anche nel campo del restauro: è stato infatti impiegato nella valutazione del tasso di umidità nelle opere d’arte.

L’utilizzo principale resta però quello della rilevazione degli ordigni di nuova generazione, che contengono molto materiale plastico. Nello sminamento umanitario le tecniche sono regolate da leggi internazionali, che attualmente prevedono l’utilizzo del metal-detector classico, perché tradizionalmente le mine antiuomo si costruiscono con parti metalliche. Tuttavia chi sotterra oggetti di questo tipo cerca di evitare che l’ordigno venga scoperto, e perciò si utilizza sempre meno metallo. Negli anni, però, la Comunità Europea ha attivato progetti di ricerca per identificare altre tecniche che individuino mine a basso contenuto metallico o completamente prive. Una delle più importanti è questa.

Nel mondo la quantità di mine antiuomo è insopportabilmente alta. Secondo i dati dell’International Campaign to Ban Landmines solo nel 2009 ci sono state circa quattromila vittime causate da questi ordigni, e le stime parlano di circa cento milioni di mine ancora inesplose. Lentamente, però, le operazioni di disinnesco proseguono. Stando all’ultimo rapporto di Landmine Monitor, nel 2009 è stata bonificata un’area totale di almeno 198 kmq, il dato più alto finora registrato; conseguentemente sono state distrutte 255.000 mine antiuomo e 37.000 anticarro.

Rascan, dal canto suo, facilita molto le operazioni di disinnesco, perché permette di identificare immediatamente la geometria dell’oggetto e capire di che ordigno si tratta, fino a 30-40 centimetri di profondità. Con questo sistema, infatti, si ottiene subito un’immagine, ed è più facile capire subito se si tratta di una mina o magari di un sasso, velocizzando il tutto, limitando nel contempo gli errori. “Il dispositivo fa l’imaging del sottosuolo, crea una mappa bidimensionale di quello che c’è sotto. E lo fa immediatamente, non c’è bisogno di elaborazioni complesse da fare a posteriori”, precisa Falorni “È un’operazione che può essere fatta immediatamente sul posto, ed è piuttosto facile da usare”.

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