AMBIENTE

Biodiverso e conveniente: complesso, ma possibile

Proteggere la biodiversità di un territorio non significa eliminare a priori uno sfruttamento sostenibile delle sue risorse. Lo sostengono due ricercatori dell’Università del Michigan e un loro collega dell’Università dell’Illinois, nelle conclusioni di un’analisi delle pratiche forestali nei paesi tropicali in via di sviluppo in Africa orientale e Asia meridionale

SOCIETÀ – Non solo: secondo il gruppo, quando agli abitanti di un’area forestale è permesso di stabilire le regole sulla gestione dell’ambiente in cui vivono, è più probabile che questo produca maggiori benefici economici per le famiglie, e che sia anche caratterizzato da una maggiore biodiversità.

Lauren Persha, Arun Agrawal e Ashwini Chhatre hanno raccolto dati di più di ottanta siti forestali in sei paesi tropicali, per testare come la partecipazione locale si rifletta sui benefici economici e sociali tratti dalle foreste. I benefici sociali includono l’accesso ai prodotti della foresta a cui si affidano le famiglie per la loro sussistenza, come legna da ardere, mangime per il bestiame e legname per le abitazioni. Il principale beneficio economico è una maggiore biodiversità nelle foreste tropicali. I risultati del gruppo sono stati pubblicati sull’ultimo numero di Science.

“C’è un disaccordo generale tra gli scienziati sulla possibilità di ottenere allo stesso tempo benefici economici ed ecologici dalle foreste, ma pochi lavori in realtà cercano di capire le condizioni che possano rendere raggiungibile questo duplice obiettivo”, sostiene Persha, prima autrice dell’articolo. “Il nostro studio è uno dei pochissimi a essere riusciti in questo tipo di analisi, in modo sistematico e con un campione considerevole di casi e di paesi”.

Persha e colleghi hanno analizzato i modelli di conservazione della biodiversità e sostentamento delle famiglie che vivono in territori forestali, in 84 aree. Come indice della biodiversità forestale è stata usata la quantità di specie arboree. La percentuale di famiglie che dipendono significativamente dalla foresta per la propria sussistenza è stata usata come indicatore della disponibilità dei mezzi di sostentamento della foresta. Un sistema forestale sostenibile è stato definito come uno in cui sia la quantità di specie arboree, sia la disponibilità di mezzi di sostentamento, fossero al di sopra della media.

I ricercatori hanno trovato che la maggior parte dei casi erano in effetti in una situazione mista, in cui la quantità di specie di alberi o la disponibilità dei mezzi di sostentamento erano al di sotto della media. Nel 27% dei casi, tuttavia, tanto i livelli di biodiversità quanto i mezzi di sostentamento erano superiori alla media, il che soddisfaceva le condizioni di una foresta sostenibile. Nella determinazione dei fattori utili a spiegare questo risultato, l’analisi ha mostrato che è assai più probabile che le foreste siano sostenibili quando agli utilizzatori locali, cioè agli abitanti del luogo, è permesso di partecipare alla formulazione della regolamentazione della foresta, mentre una foresta non sostenibile si caratterizza per l’esclusione delle comunità locali dai processi decisionali.

“È una lezione per i governi sulle modalità di gestione e regolamentazione delle foreste dei loro paesi”, afferma Agrawal. Gli autori sostengono che i risultati sono particolarmente rilevanti per foreste poco estese, in aree con un’alta densità di popolazione, criteri che presentano una sfida per il raggiungimento della sostenibilità.

Centinaia di milioni di donne e uomini, nei tropici, dipendono dalle foreste. Negli ultimi anni, i governi di quasi i due terzi dei paesi in via di sviluppo hanno provato a coinvolgere le famiglie e le organizzazioni rurali nella gestione di questi habitat. Spesso l’obiettivo è migliorare i risultati sociali ed ecologici dando ai residenti locali degli incentivi per una gestione sostenibile. Queste riforme hanno raddoppiato, negli ultimi quindici anni, l’area di territorio forestale gestito dalle comunità.

Tuttavia, come si diceva, non c’è un accordo generale tra gli esperti sui risultati di una gestione delle foreste da parte delle popolazioni locali, e la maggior parte degli studi esistenti non esamina gli effetti di questa pratica. “Il disaccordo va avanti da decenni, poiché le prove per risolverlo, i dati, non esistono”, precisa Agrawal. “Questo studio è un passo importante verso l’ottenimento di dati migliori e di un’analisi più approfondita sull’argomento”.

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