mercoledì, Dicembre 19, 2018
CRONACA

Forti terremoti a confronto: il perché dei danni

CRONACA – A due anni dal terremoto dell’Aquila, facciamo il punto sui recenti terremoti che hanno colpito la Nuova Zelanda e il Giappone e che hanno messo in crisi i sistemi di prevenzione antisismica. Ma i danni, spiegano gli esperti, sono dovuti a un insieme di circostanze sfavorevoli e sarebbero stati sicuramente superiori se non fossero state prese precauzioni.

I terremoti nel mondo negli ultimi trenta giorni (USGS)

Danni, feriti, morti sono il tragico resoconto del terremoto che ha scosso Christchurch, la seconda città della Nuova Zelanda, il 22 febbraio scorso alle 12:51 (ora locale). Anche il Giappone ha subito spaventosi danni e ha avuto molte vittime a seguito del fortissimo terremoto (magnitudo 9,0) che ha colpito la costa orientale di Honshu, alle 14:46 (ora locale) dell’11 marzo 2011. In entrambi i casi, questi effetti potrebbero essere interpretati come un fallimento delle norme di prevenzione e dell’edilizia antisismica. Perché, ci si chiede, in paesi che rispettano tutte le norme e che hanno un avanzato uso della tecnologia e dove la popolazione è più educata ad affrontare eventi del genere, il terremoto può ancora provocare danni così ingenti?

Ogni terremoto ha la sua storia e le sue particolari caratteristiche, che lo rendono un fenomeno complesso e le cui conseguenze sono impossibili da prevedere a tavolino. Oggi, a posteriori, si possono fare dei confronti tra il terremoto del Giappone, i due terremoti neozelandesi e altri terremoti simili in altri luoghi del pianeta.

Cominciamo con la Nuova Zelanda, che possiamo analizzare senza il pathos della tragedia ancora in corso.

Un primo terremoto è avvenuto il 4 settembre 2010. Il sisma ha rilasciato un’energia pari a magnitudo 7,1, il suo epicentro si trovava a oltre 40 chilometri dalla città e alla profondità di 10 chilometri. È avvenuto all’alba di un sabato quando gli abitanti erano quasi tutti a casa. Quello di febbraio di quest’anno, invece, pur essendo di minore energia, magnitudo 6,3, aveva delle caratteristiche diverse: l’epicentro era ad appena 10 chilometri dal centro di Christchurch, ma era anche molto superficiale, a 5 chilometri di profondità. Gli edifici sono stati quindi sottoposti a delle sollecitazioni quattro volte superiori a quelle del terremoto precedente. Per vedere lo scuotimento subito in varie parti della città la Nasa ha sovrapposto i valori di scuotimento prodotti dal terremoto nell’area di Christchurch del 22 febbraio, rilevate dall’US Geological Survey Earthquake Hazard Program, sull’immagine da satellite del Land Advanced Imager (ALI, NASA Earth Observing-1). Più intenso è il rosso del cerchietto, più intensa è l’accelerazione di picco, o lo scuotimento della terra. Guardando questa mappa, si nota che l’intensità dello scuotimento è stata più alta proprio nelle zone più densamente urbanizzata di Christchurch. Si sono inoltre verificati anche fenomeni di liquefazione-fluidificazione del suolo a causa della penetrazione delle acque sotterranee — molto diffusi e maggiori di quelli prodotti dal terremoto del settembre 2010. A tutto questo si deve aggiungere che è avvenuto nel pieno di una giornata lavorativa e ha sorpreso la gente in luoghi che si sono rivelati non protetti. Si potrebbe ipotizzare infine che in conseguenza del terremoto di settembre gli edifici fossero più vulnerabili.

Ecco i motivi delle differenze.

Viene spontaneo fare un confronto anche con altri recenti terremoti. Il primo e più drammatico è quello di Haiti del 12 gennaio 2010: magnitudo 7,0, profondità 13 chilometri e 25 chilometri di distanza dalla capitale Port-au-Prince. Secondo i dati ufficiali, Haiti ha avuto oltre 220 mila morti e 1,3 milioni di sfollati, più di 97 mila case distrutte e oltre 188 mila danneggiate nella zona di Port-au-Prince e nella parte meridionale di Haiti.

Il confronto con la Nuova Zelanda è eclatante. Nel terremoto di settembre 2010, nessuna vittima (in realtà una, ma per infarto), due feriti gravi, sei ponti e molti edifici danneggiati nella zona di Christchurch e danni molto contenuti in gran parte di Canterbury.

Il paese più ricco, a parità di terremoto, subisce meno danni di quello più povero. Gli effetti devastanti del terremoto di Haiti, sostiene la comunità internazionale dei sismologi, avrebbero potuto essere mitigati dall’utilizzo di norme antisismiche per la realizzazione degli edifici. Greg Szakats, un ingegnere strutturale neozelandese, in un’intervista radiofonica dopo il terremoto del 4 settembre 2010 ha dichiarato che gli effetti così contenuti del terremoto in Nuova Zelanda erano sostanzialmente dovuti ai regolamenti edilizi molto stringenti e alla serietà con la quale erano stati rispettati in tutto il Paese. Insomma, a fare la differenza è la preparazione del Paese: la cultura legislativa, il rigore con il quale le norme vengono applicate, la disponibilità economica per poter utilizzare gli ultimi ritrovati tecnologici e i più moderni materiali antisismici negli edifici.

Il terremoto di febbraio 2011 non contraddice queste conclusioni, anche se i danni provocati sono purtroppo superiori a quelli di settembre, soprattutto in termini di vite umane — si calcolano infatti oltre 160 vittime e 240 persone sono ancora disperse. Anzi, tenuto conto delle circostanze sfavorevoli in cui è avvenuto il terremoto, se il paese non fosse stato preparato le conseguenze sarebbero state molto più devastanti!

E il Giappone come mai ha subito questi effetti? Il terremoto dell’11 marzo è stato circa 900 volte più forte di quello di Haiti del 12 gennaio 2010 o di quello di Christchurch del 4 settembre 2010. È stato classificato come il quarto terremoto al mondo mai registrato. Ma rispetto alla sua entità, e nonostante l’innegabile tragedia, i danni provocati direttamente dal terremoto sono stati estremamente contenuti. Anche qui, c’è stato un altro fattore che ha reso gli effetti devastanti: il maremoto. È il maremoto, in realtà, il vero responsabile di tanta devastazione. E i maremoti, purtroppo, sono eventi naturali per i quali è difficile attuare forme di prevenzione efficaci, soprattutto quando sono così grandi come quello che ha investito il Giappone. Per quel che riguarda le scosse che si sono verificate subito dopo il fortissimo terremoto dell’11 marzo ci sono stati ben 488 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 5,0, dei quali 26 di magnitudo maggiore o uguale a 6,3, 24 tra magnitudo 6,3 e 6,9 e due di magnitudo 7,7 e 7,9.

Queste riflessioni riportano l’attenzione su quanto accaduto in Italia esattamente due anni fa, il 6 aprile del 2009, quando un terremoto di magnitudo 6,3, simile a quello della Nuova Zelanda e a molte delle scosse successive al tremendo terremoto del Giappone, ha provocato vittime e ingenti danni a L’Aquila e provincia. Anche in quel caso l’epicentro era molto vicino a una grande città, era poco profondo e ha provocato degli scuotimenti notevoli in alcune zone della città e in alcuni piccoli centri della provincia aquilana. Un forte terremoto vicino a una grande città causa danni ingenti anche in Paesi che hanno iniziato a lavorare seriamente sulla prevenzione molti anni prima dell’Italia. Il terremoto del 22 febbraio farà sicuramente riflettere i neozelandesi sulla necessità di studiare in modo ancora più dettagliato la loro storia sismica e il loro territorio per scoprire le strutture geologiche che potrebbero provocare altri terremoti, ma soprattutto sull’urgenza di mettere in sicurezza i centri storici analogamente a quanto anche l’Italia dovrebbe fare, rapidamente, per evitare un’altra L’Aquila.

Combinando i dati della pericolosità sismica con quelli relativi alla popolazione si riscontra che in Italia è veramente alto il numero di persone che vivono in città con valori di pericolosità alti o altissimi. Queste città sono quelle che hanno avuto forti terremoti nei secoli scorsi e che quindi rischiano di avere terremoti in un futuro che potrebbe essere molto prossimo.

Concetta Nostro è una sismologa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

Per approfondire

GeoNet (2011, March 4), Christchurch badly damaged by magnitude 5.3 earthquake

The Darfield earthquake

GNS Science (2011, February 25) February 22nd earthquake in Christchurch.

New Zealand Herald (2011, February ) Christchurch earthquake: Levels of liquefaction 300-500 pc worse.

U.S. Geological Survey (n.d.) Shake Map: South Island of New Zealand

Terremoto in Giappone, 11 marzo 2011

M6.3 Earthquake hits Christchurch, New Zealand February 21, 2011, NASA Earth Observatory: immagine di Robert Simmon, ottenuta con i dati ALI dal Team EO-1 e USGS Earthquake Hazard Program. Testi di Mike Carlowicz.

4 Commenti

  1. […] Insieme alla mappa, come già detto, si deve attuare il rinnovamento del patrimonio edilizio italiano che oggi non è in grado di sopportare scosse che in altri paesi non farebbero cadere neanche un cornicione. È importante sottolineare che non sono i terremoti a uccidere ma gli esseri umani che con negligenze, trascuratezze e interessi illeciti impediscono e ostacolano l’opera di prevenzione: esiste una relazione (dimostrata) tra indice di corruzione e morti nei terremoti (cfr Forti terremoti a confronto). […]

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