martedì, Dicembre 18, 2018

Salviamo il referendum sul nucleare

SPECIALE REFERENDUM – Gli italiani rischiano di vedersi scippato il diritto di esprimere la propria opinione sull’eventuale ritorno o il definitivo rifiuto dell’energia atomica. Le sorti del quesito sul nucleare, il terzo dei quattro previsti per il prossimo referendum del 12 e 13 giugno, sono in bilico dopo il voto di fiducia della Camera al decreto Omnibus. Decreto blindato dal governo, che contiene tra le altre misure l’emendamento della discordia: la cancellazione delle norme che aprono la strada alla costruzione di nuovi impianti, le stesse norme, in pratica, che il referendum chiede di cancellare. Con questo passaggio, teoricamente, il voto non avrebbe più senso di esistere. O no? “Si tratta di una presa in giro bella e buona”, tuonano i Comitati referendari “Vota Sì per Fermare il Nucleare” e “2 sì per l’Acqua Bene Comune” che il 23 e il 24 maggio si sono mobilitati con un presidio permanente di fronte a Piazza Montecitorio (i video della mobilitazione si possono guardare qui) e stanno organizzando iniziative in tutta Italia per la democrazia e in difesa del voto.

“Questo emendamento è una truffa: da un lato tenta di delegittimare il referendum, attraverso l’abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario sul nucleare (commi 2-6), dall’altro però, stando ai commi 1 e 8 crea una disposizione sospensiva che non assicura l’addio al nucleare”. Una finta rinuncia al nucleare, quindi, che serve a rimandare decisioni delicate a tempi più propizi. Intanto, si eviterebbe lo scenario peggiore per l’attuale governo: un’affluenza record alle urne sull’onda dell’effetto Giappone (Sardegna docet). Sospendendo la questione nucleare – il tema, tra i quattro quesiti referendari, a cui l’opinione pubblica è sicuramente più sensibile dopo l’incidente di Fukushima – si avrebbe il duplice vantaggio di salvare il piano di rilancio del nucleare in Italia (la vittoria dei Sì, lo manderebbe a monte per sempre) e, in secondo luogo, ridimensionare l’appuntamento con le urne, depotenziarlo, rendendo più difficile il raggiungimento del quorum. Si vota, lo ricordiamo, anche per abrogare altre due questioni cruciali: le norme sull’acqua (il primo e il secondo quesito) e il legittimo impedimento (il quarto), tema particolarmente a cuore al premier.

“Che questa legge sia una farsa lo ha ammesso lo stesso Presidente del Consiglio”, sottolinea Maria Maranò, del Comitato referendario “Vota sì per fermare il nucleare”, riferendosi al colloquio tra Berlusconi e Sarkozy, del 26 aprile scorso. Dopo il vertice Italia-Francia, il premier disse senza peli sulla lingua: “Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per anni”.

Quindi, che fine farà il referendum sul nucleare? Si voterà oppure no? L’ultima parola non è ancora stata scritta. Spetterà infatti alla Corte di Cassazione decidere se la normativa entrata in vigore invaliderà il voto, oppure no. “Se passasse questo principio, si abolirebbe l’istituzione stessa del referendum, perché basterebbe votare una legge ad hoc e impedire al popolo di esprimersi. Noi non ci fermeremo”, giurano dal presidio davanti alla Camera, al quale ha partecipato anche anche Satoko Watanabe, leader dei Verdi giapponesi. “Siamo qui non solo per fermare il nucleare, ma anche per rompere il vergognoso silenzio sul referendum. È scandalosa la censura in atto nella televisione pubblica: sei minuti al giorno, in media, tra spot e tribune elettorali, per ciascun quesito. Mai in prima serata. E divieto di parlare del 12 e 13 giugno nelle trasmissioni di approfondimento e attualità. Eccola l’informazione Rai sui referendum. E hanno la faccia tosta di chiamarla informazione? Pretendiamo informazione corretta, esaustiva e in orari di massimo ascolto, affinché risulti garantito a tutti i cittadini il diritto al voto libero e informato”.

11 Commenti

  1. Continuo a pensare che chiedere alla popolazione di votare sul divieto di sperimentazione sulle cellule staminali quando oltre la metà non ha ben presente neanche cosa sia una cellula sia un approccio sbagliato.
    La democrazia produce buoni risultati se chi vota ha una buona comprensione dell’argomento, delle circostanze e delle conseguenze e direi che, ora come allora, questa comprensione manca.
    E nemmeno i sostenitori dei referendum hanno dimostrato di voler diffondere conoscenze sull’acqua o sul nucleare civile. Del resto il marketing ci insegna che far leva sulle paure è più facile e “paga” di più.

    1. d’accordissimo con te, questioni scientifiche non dovrebbero essere decise dalla gente ma da commissioni specifiche

      1. io credo che gli italiani non siano fessi e sappiano bene che cosa è il nucleare; sanno che i tedeschi e gli svdesi vengono in Italia per prendere il sole eppure producono tanta tanta energia solare in più di noi. Gli italiani sanno come vanno a finire le commissioni: facciamo una sul nucleare e ci mettiamo a capo Veronesi che è un medio e che di nucleare ne capisce quanto Rocco Siffredi o Gigi Proietti. gli italiani sanno tutto questo e quindi vogliono andare a votare per i referendum, come in tutti i paesi civili!!!

  2. @Fabio
    Oltre la metà della popolazione non conosce nemmeno il programma del candidato o del partito per il quale abitualmente vota ma non mi sembra questo un buon motivo per considerare le elezioni a scadenze regolari “un approccio sbagliato”.
    L’unico antidoto all’ignoranza non è la deresponsabilizzazione ma l’informazione.

    1. @Fabio
      “nemmeno i sostenitori dei referendum hanno dimostrato di voler diffondere conoscenze sull’acqua o sul nucleare civile”.
      A me risulta che i sostenitori abbiano fatto migliaia di dibattiti, distribuito valanghe di informazioni (1) e continuino a farlo.

      (1) Anche pro-nucleare e pro-privatizzazione, almeno stando alle richieste di “studi seri” che mi arrivano – come ai miei colleghi, presumo.

      1. @Sylvie Coyaud
        Io ho avuto poche notizie di dibattiti e invece molte notizie di conferenze monodirezionali tese a supportare una sola parte e a diffondere una sola idea.
        Mi pare che l’attivismo organizzato sia totalmente schierato con i sì e che a sostenere il no siano quattro gatti disorganizzati. E’ una mia percezione distorta? Lo chiedo senza sarcasmo: vivo senza televisore e magari mi sono perso qualcosa…

    2. Lungi da me qualsiasi invito alla deresponsabilizzazione! Io vorrei una popolazione e degli elettori più consapevoli, più istruiti e più responsabili.
      D’altra parte in democrazia viene concesso a tutti il diritto di esprimere il proprio voto senza dover in alcun modo dimostrare di meritarlo, basta che siano trascorsi 18 anni dalla nascita, indipendentemente dalla maturità raggiunta. Questo ci porta alla situazione attuale in cui chi che viene scelto dagli elettori non è generalmente il programma, il candidato o il partito migliore.
      Il fatto che già facciamo come Paese delle scelte non ottimali eleggendo i nostri rappresentanti non lo trovo però un motivo valido per farne altre con lo stesso metodo quando (forse) saremmo in grado di delegare delle scelte tecniche a persone oneste e preparate sugli argomenti. In termini di rapporto tra sforzo e risultato credo che per tematiche complesse e settoriali sia più efficiente cercare e trovare 5-10 persone oneste e preparate piuttosto che cercare di dare in pochi mesi una formazione specialistica (ed imparziale) a milioni di elettori e poi verificare l’idea della maggioranza.

  3. […] che chiede agli italiani se vogliono rinunciare all’atomo, nonostante le norme approvate nel decreto legge Omnibus che avrebbero potuto invalidare la consultazione popolare. “Il tentativo del governo di mettere un bavaglio alla volontà degli italiani di esprimersi […]

  4. […] che chiede agli italiani se vogliono rinunciare all’atomo, nonostante le norme approvate nel decreto legge Omnibus che avrebbero potuto invalidare la consultazione popolare. “Il tentativo del governo di mettere un bavaglio alla volontà degli italiani di esprimersi […]

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