CRONACA

Terremoto dell’Aquila: sette a processo per omicidio colposo

Il 25 maggio, il Tribunale dell’Aquila ha deciso di rinviare a giudizio sette dei partecipanti alla riunione della Commissione Grandi Rischi che si riunì il 31 marzo 2009, pochi giorni prima del terremoto del 6 aprile. Il fatto è di estrema importanza sia per gli aspetti scientifici che per gli aspetti sociali a esso collegati. Riteniamo utile cercare di ricostruire la vicenda, cominciando con un resoconto dei fatti e degli attori in gioco.

 

NOTIZIE – Gli accusati sono Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis, vicecapo del settore tecnico del Dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, presidente dell’INGV, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto CASE, Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova, Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile e Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti dell’INGV e dovranno rispondere di omicidio colposo e lesioni colpose.

La storia del terremoto dell’Aquila è complessa e dolorosa, e in questa occasione prenderemo in esame esclusivamente gli aspetti che riguardano la decisione del Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale dell’Aquila, Fabio Picuti, attraverso un’analisi documentata e nello spirito di un aperto confronto che è alla base del lavoro scientifico a cui OggiScienza si sente vicina. In questa riflessione, sebbene non se ne parlerà esplicitamente, non dimentichiamo le vittime del terremoto del 6 aprile 2009 né dei terremoti precedenti né il dolore dei familiari né le inadempienze a proposito di misure antisismiche che rimangono le principali responsabili della tragedia.

Per capire la storia, è necessario innanzitutto capire chi sono gli enti preposti allo studio e alla protezione dai terremoti e quali ruoli svolgono. Mettiamo anche a diposizione la memoria del giudice alla quale faremo riferimento nell’articolo (memoria_pm_13_luglio).

Gli organi interessati nello studio e nella difesa dai terremoti sono Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia-INGV, Protezione Civile, Commissione Grandi Rischi, Enti locali (comuni, province, regioni). Ognuno ha dei compiti precisi e identificati dalla legge. A questi si aggiungono naturalmente i media che riportano al pubblico le informazioni tecniche e scientifiche, proponendo una loro visione.

MONITORAGGIO E STUDIO SCIENTIFICO

L’INGV ha il compito, fra molti altri, di monitorare il territorio italiano 24 ore su 24 e tutti i giorni dell’anno e seguire l’andamento dell’attività sismica. L’Italia è uno dei paesi più sismici del mondo e ogni giorno avvengono circa trenta terremoti, la maggior parte dei quali non percepiti dalla popolazione. Sulla base della serie di dati storici e dei risultati della ricerca che INGV svolge a livello internazionale, l’Istituto ha contribuito a elaborare una mappa di pericolosità sismica dell’Italia che è un importantissimo strumento di conoscenza e prevenzione. I dati registrati da INGV vengono messi immediatamente a disposizione non solo della comunità scientifica ma di chiunque sia interessato attraverso una specifica pagina del sito.

Quando viene registrato un terremoto con magnitudo superiore a 2,5, i tecnici della sala monitoraggio INGV sono tenuti a informare la Protezione Civile entro due minuti.

Nel caso dell’Aquila, l’INGV aveva segnalato tutto l’Abruzzo come una zona rossa nella carta di pericolosità sismica e la Regione aveva classificato come zona 2, quindi con una sismicità alta e che richiede una particolare attenzione soprattutto per quanto riguarda l’edilizia antisismica che deve essere in grado di sopportare forti terremoti. Aveva inoltre registrato e segnalato le sequenze sismiche che si erano verificate nel corso delle settimane precedenti al terremoto distruttivo del 6 aprile.

ANALISI DEL RISCHIO E PROTEZIONE POPOLAZIONE

Una volta forniti tutti i dati e tutte le informazioni, la scienza della sismologia ha esaurito la sua funzione e nel processo si innesca l’intervento del Dipartimento della Protezione Civile, un organo del Governo che ha il dovere di mettere a punto le azioni necessarie per proteggere la popolazione, compresa un’eventuale evacuazione.

VALUTAZIONE RISCHIO E CONSULENZA

La Commissione Grandi Rischi, che fa parte del Dipartimento della Protezione Civile, è la struttura di collegamento tra il Servizio Nazionale della Protezione Civile e la comunità scientifica. Svolge attività consultiva, tecnico-scientifica e propositiva in materia di previsione e prevenzione delle varie situazioni di rischio. Si riunisce ogni due mesi nel Dipartimento della Protezione Civile, salvo casi di urgenza. Nel 2009, i componenti della Commissione Grandi rischi erano: prof. Franco Barberi, il Presidente del CNR prof. Fabio Pistella; il Presidente dell’INGV prof Enzo Boschi; il Direttore dell’APAT dott. Giorgio Cesari; e gli esperti di rischio sismico prof. Gian Michele Calvi, Ordinario di Tecnica delle costruzioni presso l’Università di Pavia; prof. Claudio Eva, Ordinario di Fisica terrestre presso l’Università di Genova; prof. Michele Jamiolkowski, Ordinario di Geotecnica presso il Politecnico di Torino; oltre ad altri esperti per il rischio idrogeologico, vulcanico, chimico-nucleare-industriale, ambientale e sanitario che non sono pertinenti in questo contesto.

INCOLUMITÀ PUBBLICA E SICUREZZA

Il Sindaco, dice la legge, “quale ufficiale di Governo, adotta con atto motivato, provvedimenti, anche contingibili e urgenti nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana” come in caso di rischio di terremoto. Se opportunamente informato dalla Protezione Civile, a sua volta opportunamente consigliata dalla Commissione Grandi Rischi che delibera sulla base della documentazione scientifica fornita da INGV, deve adottare le misure necessarie per proteggere i cittadini.

I compiti di INGV, Protezione Civile, Commissione Grandi Rischi, enti pubblici sono definiti dalla legge italiana e, sebbene siano interconnessi, sono ben distinti. A questi elementi si aggiunge il ruolo che svolgono i media, che nel caso del terremoto dell’Aquila è stato molto rilevante, come vedremo oltre.

LA RIUNIONE DEL 31 MARZO 2009 DELLA COMMISSIONE GRANDI RISCHI

In seguito a una serie di scosse abbastanza forti nella zone dell’Aquila e dintorni, l’ultima delle quali il 30 marzo di magnitudo 4,1, la Commissione Grandi Rischi viene convocata all’Aquila (e non nella sua consueta sede romana) per un’analisi della situazione, e più specificamente con “l’obbiettivo di fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane”. La riunione inizia alle 18:30 e finisce alle 19:30. In quest’ora, l’INGV presenta i dati sulle registrazioni dello sciame sismico in atto da settimane, si evidenzia il fatto che non è possibile (anche sulla base di una sequenza sismica in atto) prevedere se e quando ci sarà un terremoto più forte e si raccomanda maggiore attenzione alle misure preventive (edilizia antisismica ed educazione della popolazione). È importante sottolineare che tutta la comunità scientifica mondiale è d’accordo senza eccezioni sul fatto che non sia possibile fare previsioni di terremoti: per previsione di intende “l’indicazione della magnitudo, della localizzazione e del tempo origine di un futuro evento sismico, con una precisione tale da consentire una valutazione univoca del successo o fallimento della previsione stessa”.

Il verbale della riunione è riportato a pagina 39 del documento allegato. Risulta che alcuni membri della Commissione l’abbiano firmato solo il 6 aprile, dopo l’evento catastrofico. I partecipanti presenti ma non appartenenti alla Commissione (il Sindaco di L’Aquila Massimo Cialente, l’assessore regionale alla protezione civile Daniela Stati, il responsabile della Protezione Civile della regione Abruzzo Altero Leone, Giulio Selvaggi di INGV e altri rappresentati della Protezione Civile non nominati) non hanno firmato il verbale.

Le conclusioni sono generiche considerazioni sulla sismicità della zona e sull’opportunità di prendere precauzioni soprattutto per le parti fragili degli edifici, ma non vengono fornite indicazioni di comportamenti o di azioni cautelative da adottare. Non viene votata nessuna delibera. Immediatamente dopo la chiusura della riunione, De Bernardinis, che l’ha presieduta, accompagnato da Stati e Cialente, si presenta alla conferenza stampa che era già stata convocata.

LE DICHIARAZIONI ALLA STAMPA

Le dichiarazioni di De Bernardinis alla stampa si discostano dalle seppur generiche ma asettiche conclusioni della riunione e sono esplicitamente rassicuranti: “dovrebbe essere preparato a convivere con questa situazione, non c’è un pericolo”, “che anzi è una situazione favorevole perciò uno scarico di energia continuo” e altre simili. Per approfondire si vedano le trascrizioni delle interviste di De Bernardinis da pagina 40 in poi della memoria allegata. Senza sminuire la responsabilità dell’autore delle dichiarazioni, i media locali e nazionali le hanno amplificate e non risulta che siano state invece approfondite le posizioni di chi invece, soprattutto nella comunità scientifica dei sismologi consigliava la prudenza e si discostava da questo atteggiamento superficiale (si vedano le dichiarazioni riportate nella memoria di Enzo Boschi e Giulio Selvaggi, pagine 220 e 210). Tuttavia è anche vero che nessuno ha contestato pubblicamente, ufficialmente e nettamente le dichiarazioni di De Bernardinis.

CHE COSA CONTESTA IL GIUDICE

Leggiamo nella memoria che i sette imputati:

“per colpa consistita in negligenza imprudenza, imperizia

in violazione altresì della normativa generale della Legge n. 150 del 7 giugno 2000 in materia di disciplina delle attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni effettuando, in occasione della detta riunione, una ‘valutazione dei rischi connessi’ all’attività sismica in corso sul territorio aquilano dal dicembre 2008 approssimativa, generica ed inefficace in relazione alle attività e ai doveri di ‘previsione e prevenzione’; e fornendo informazioni incomplete, imprecise e contraddittorie sulla natura, sulle cause, sulla pericolosità e sui futuri sviluppi dell’attività sismica in esame

venendo così meno ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro qualità e alla loro funzione e tesi alla previsione e alla prevenzione e ai doveri di informazione chiara, corretta, completa

cagionavano in occasione in occasione della violenta scossa di terremoto (magnitudo momento MW = 6.3, magnitudo locale ML = 5.8) del 06.04.2009 ore 3,32, la morte di” 32 persone (elencate nella memoria).

Il giudice non imputa agli accusati il fatto che non avessero previsto la scossa, perché prende atto e concorda con la comunità scientifica internazionale che a oggi non è possibile fare previsioni sull’accadimento di un forte terremoto, anche quando vi è una sequenza sismica in atto. La mappa di pericolosità sismica messa a disposizione dagli scienziati ad amministratori, politici, tecnici e cittadini è uno strumento di conoscenza che deve poi essere tradotto in azioni efficaci di prevenzione antisismica. Solo così sarà possibile salvare nel futuro vite umane in caso di altri, inevitabili, terremoti. Come già accennato in precedenza, la zona dell’Aquila è già dal 2006 (ordinanza PCM 3519 del 28 aprile 2006) inquadrata tra le aree a più elevata pericolosità sismica in Italia.

Tuttavia, il giudice ritiene che l’analisi della situazione in occasione della riunione del 31 marzo sia stata fatta con superficialità, che non si siano prese le più elementari misure precauzionali (quali non rimanere in casa nel caso di scosse), non siano stati forniti gli elementi necessari per poter mettere in atto comportamenti prudenti e siano state comunicate alla stampa informazioni fuorvianti che hanno indotto molte delle persone, alcune delle quali hanno perso la vita, a rimanere a casa, cosa che non avrebbero fatto nel caso il messaggio fosse stato meno rassicurante.

Oltre a ciò, il giudice ritorna sulla prevedibilità, contraddicendo le affermazioni più volte riportate nella memoria, e a pagina 194 dice anche che “Le concause, anche quelle costituenti fatto illecito altrui, rientravano tutte nella sfera di prevedibilità degli imputati”, e in particolare “vi rientrava il giudizio di prevedibilità nel breve termine di un terremoto con i medesimi caratteri di quello verificatosi il 6 aprile alle ore 3,32″.

21 Commenti

  1. Se avessero dato l’allarme e poi non fosse successo nulla, cosa si sarebbe detto?
    Il vero problema, ovvero che ci si ostini ad abitare in case non antisismiche in zone altamente sismiche, non viene neppure affrontato.

    1. Il problema non è l’allarme, ma la valutazione del rischio connesso con l’eventualità di un terremoto. Cosa che, secondo la memoria del Giudice (che consiglio di leggere!), non è stata fatta in modo adeguato.

    2. Li avrebbero rinviati a giudizio per procurato allarme e magari anche per la morte di qualcuno che avrebbe ricevuto una tegola in testa (se fosse rimasto a casa non si sarebbe fatto nulla) o anche per la morte di freddo di un ultraottantenne che dormiva in macchina (se fosse rimasto a casa sarebbe vissuto altri cent’anni).
      La valutazione del rischio cosa avrebbe dovuto comportare? Una stima dei danni materiali e delle vittime in funzione della magnitudo di un terremoto?
      E una stima di questo genere, con le sue enormi incertezze a che scelte avrebbe potuto portare nell’immediato, dato che la probabilità che accada nel breve periodo non era e non è stimabile?
      La valutazione del rischio sul lungo termine è tale per cui dovremmo ricostruire metà del patrimonio immobiliare italiano. Che facciamo, per sicurezza stanotte mandiamo metà degli italiani a dormire in roulotte?

  2. Mi sono trovato per lavoro il giorno prima del terremoto a L’Aquila. Leggendo del tutto casualmente le “civette” dei giornali locali, esposti nell’edicola di Via XX settembre (dove c’è il compartimento ANAS, ho messo il nome giusto?), ho avuto due nette percezioni: la prima che a L’Aquila vi fossero state scosse di terremoto (fatto del tutto nuovo per me che vivo fuori Abruzzo), la seconda che, ormai, non vi fosse più pericolo, e ciò sulla base di posizioni ufficiali assunte da esperti radunati ad hoc. Ora non so a cosa ricollegare quella che per me era l’ultimo anello di una catena informativa. Ma certamente, esattamente come ho avuto io questa “percezione” l’avranno avuta quelli che, tranquillizati dai giornali, sono rimasti a casa contrariamente a quello che avevano fatto sino ad allora, rifugiandosi in macchine o in roulotte per paura di restare sotto le macerie di casa. Ed infatti, il giorno dopo, alla notizia del terremoto, sono restato del tutto sorpreso, proprio in rapporto a quelle mie “errate” percezioni. Negli ultimi anni, a scadenze fisse, la stampa ironizza sul fatto che “non si possono prevedere i terremoti” (ed è vero) e che i soliti giudici pazzi (e magari “rossi”) pretenderebbero invece che i tecnici incaricati dal Governo lo facessero. Ma se non si possono preveder i terremoti (semmai la probabilità che essi si verifichino…) è vero anche il contrario: cioè che non è possibile rassicurare nessuno circa la possibilità che, specie in presenza di uno sciame sismico, un terremoto non si verifichi. Dunque risalire lungo la catena informativa per capire chi abbia originato quelle “rassicurazioni” è decisivo ai fini dell’accertamento di eventuali responsabilità e non mi sembra che si possano fare ironie. Spero, comunque, che chi non ha avuto responsabilità, ne esca fuori pulito e non vorrei essere oggi nei loro panni. Forse, molte responsabilità le avrà avute chi non era lì, non faceva parte della Commissione, ma ha creato o contribuito a creare un clima di terrorismo nei confronti dei “dilettanti” che pretendevano di saper preveder i terremoti, minacciando anche arresti. Farebbero bene quelli della Commissione, se pressioni vi sono state in quel senso a segnalarle, visto che ad esse si potrebbe ricondurre un comportamento che lascia molto da pensare. Vi ricordo anche che uno dei componenti della Commissione, qualche anno prima (guardate Wikipedia terremoto umbria 1997), in occasione del terremoto umbro del 1997 ebbe a dichiarare che lo sciame sismico che durava da molto tempo avrebbe scaricato energia e ridotto il pericolo di un terremoto devastante. Terremoto che invece si realizzò l’indomani e fu quello di maggiore energia. Certo i terremoti non sono prevdibili, ma, lo ripeto,se ne possono valutare le probabilità ma, mai, credo si possa parlare di inesistenza di pericolo. Fabio Maria Ciuffini

  3. Scusate, ma chiunque abbia un minimo di cervello riuscirà a capire che un terremoto è una cosa impossibile da prevedere con precisione!

    Parole del mio Nonno (Franco Barberi): “Se ci fosse qualcuno in grado di prevedre i terremoti noi saremo i primi ad esserne molto contenti!”

  4. Il problema, ma sarebbe più opportuno chiamarlo equivoco, in cui cadono molti, compreso il giudice è dovuto al fatto che pochi conoscono il metodo scientifico. I tecnici non possono andare in televisione e dire che “bè si forse un sisma distruttivo potrebbe anche verificarsi….” che tecnici e scienziati sarebbero? Sulla base di quali conoscenze scientifiche potrebbero affermare questo? Allo stato dell’arte sappiamo invece che la presenza di numerose scosse porta a pensare il contrario, ovvero che la tensione stia diminuendo e con essa la probabilità di un evento catastrofico nell’immediato. Se mi chiedessero come tecnico di valutare le probabilità del verificarsi di un evento importante dopo uno sciame di scosse minori, direi che sulla base delle conoscenze scientifiche è più probabile ch l’evento accada in un altra zona che non in quella interessata dallo sciame. Per rispondere a Ciuffini: perchè gli scienziati non avrebbero dovuto rispondere in quel modo se la conoscenza scientifica quello suggeriva? Per far piacere al giudice? O per lavarsene le mani in caso di errore, della serie “qui lo dico e qui lo nego”? Avrebbero dovuto dire: “non ci sono fatti scientifici che ci inducano a credere ad un sisma devastante” però siccome non vogliamo responsabilità voi dormite nelle roulotte!? A me questa vicenda fa pensare al medioevo e alla caccia alle streghe.

  5. Ho letto tutto il documento elaborato dal PM. Che dire? Come tecnico sono veramente deluso da questo Paese. Mi ha colpito un passaggio del documento:

    “Quindi nel formulare il giudizio di responsabilità penale per colpa non deve farsi confusione tra l’impossibilità (scientifica) di prevedere il terremoto, quale fenomeno naturale, e l’impossibilità di prevederne il rischio: poiché seppur si ammette che la scienza non è in grado di prevedere i terremoti è pur vero che le conoscenze e i dati (che appresso verranno esaminati) a disposizione degli imputati a L’Aquila il 31.03.2009 permettevano certamente di poter formulare una fondata valutazione di
    prevedibilità del rischio: e se, dunque, il terremoto quale fenomeno naturale non è certo evitabile, e se le attuali conoscenze non consentono di lanciare fondati allarmi per forti scosse imminenti, la corretta valutazione di prevedibilità del rischio (che gli imputati non hanno compiuto) e la completa informazione in tal senso (che gli imputati non hanno fornito) avrebbero evitato o avrebbe contribuito ad evitare la morte e il ferimento delle persone indicate nel capo di imputazione o ne avrebbe comunque diminuito il numero.”

    Incredibile!

    Di quale rischio si parla se la scienza ci dice che non si possono statisticamente determinare differenze fra le probabilità del verificarsi di un sisma in una zona in cui c’è sciame sismico rispetto ad una in cui non ci sono scosse preventive? E i tecnici della commissione non è questo che hanno detto?

    Rischio= Danno x Probabilità… se la Probabilità è sconosciuta o comunque nè inferiore nè superiore a quella di altri luoghi sismici del ns Paese, come può esserci un Rischio quantificabile?

    Incredibile!

  6. Su questa vicenda si sono spesi fiumi di parole (comprese le mie su Scienzainrete.it http://www.scienzainrete.it/en/node/2840) e non so che commento potrebbe fare un ricercatore su una storia che, a mio modo di vedere, con la scienza c’entra poco o niente. Qui non si tratta della “indiscutibile” imprevedibilità di un terremoto, e che certamente non può essere argomento di dibattito in un’aula di tribunale. Qui si cercano i responsabili della tragedia, partendo dal presupposto che l’uomo ha contribuito ad essa almeno quanto la natura. C’è un forte desiderio di gogna mediatica e giudiziaria nell’opinione pubblica, ed il clima è quello oscurantista, medievale, della caccia alle streghe. Attraverso la Commissione Grandi Rischi si vuole colpire indirettamente la Protezione Civile di Bertolaso ed i suoi presunti scandali, che però riguardano altre storie e non quella del terremoto dell’Abruzzo. E’ stata attaccata la componente più debole della catena delle responsabilità, quella scientifica, che, se un torto ha avuto, è stato probabilmente quello di una comunicazione cattiva e superficiale. Ma si lascia totalmente immacolata la cosca degli appalti illeciti, delle costruzioni fatiscenti, delle case e degli ospedali costruiti male, della mala amministrazione della “res” pubblica. Quella che nell’articolo di Nature “Corruption kills” (http://www.nature.com/nature/journal/v469/n7329/full/469153a.html), Ambraseys e Bilham additano come la causa predominante dell’impatto catastrofico dei terremoti nei Paesi sottosviluppati. E questa è forse l’unica conclusione che si può trarre da tutto ciò: nonostante le apparenze viviamo oggi in un Paese culturalmente e socialmente sottosviluppato, e dobbiamo farcene una ragione.  

  7. Ho sempre cercato di approfondire conoscenze in materia tettonica e quindi sui terremoti e vulcanesimo. Ma non ho mai letto che allo stato attuale, considerata la complessità delle forze geologiche in questione, si possa prevedere quando e come sarà l’intensità di un terremoto. In rapporto alla tettonica, noi piccoli esseri chiamati uomini, seppure vaneggianti di onnipotenza, siamo come il nostro pianeta nell’infinito dell’universo. Rinviare a giudizio degli scienziati poichè non avrebbero previsto il terremoto è eloquente dello stato irreversibilmente psicopatico della nostra Giustizia.

  8. Purtroppo un evento doloroso, non prevedibile, si è verificato anche se dopo sintomi che ne stabilivano, sulla base dell’esperienza, l’estrema improbabilità. In zona sismica le case mal costruite sono crollate per un terremoto di forte intensità sviluppatosi dopo uno sciame sismico di notevole durata, molti giorni. Inoltre quando la scossa è veramente distruttiva non c’è molto tempo per scappare da casa e mettersi in salvo! Ebbene vorrei capire perchè si va a cercare il capro espiatorio, si vuole infangare pofessionisti che hanno operato in scienza e coscienza, si vuole sottoporre al doloroso rito della “giustizia” italiana che non termina mai le sue indagini, le sue udienze, i suoi gradi di giudizio lasciando nel limbo, nella preoccupazione, nelle gravi spese, persone che fino a prova contraria dovrebbero essere trattate come innocenti, come il resto della popolazione. Vi sono forse persone che vogliono comunque una vendetta contro il caso? Secondo me in Italia ci sono certamente troppi avvocati ed anche troppi magistrati abituati, periti peritorum, a valutare a posteriori l’operato dei tecnici che svolgono, in tempo reale ed onestamente, la loro professione.

  9. Non ho capito una cosa. Il documento che voi linkate è la memoria del Pubblico Ministero (PM) o la motivazione del rinvio a giudizio del Giudice per l’Udienza Preliminare (GUP)?

  10. @junkie è la memoria del PM, che evidentemente il GUP ha giudicato ragionevolmente fondata. Io mi domando una cosa: se gli scienziati debbono frequentare un’università apposita e non giurisprudenza un motivo ci sarà? Chi non conosce la storia di Galileo, costretto all’abiura perchè le sue teorie scientifiche non piacevano ai teologi? Cosa è cambiato?

    Il ns PM si affanna a dire che non sono in discussione le teorie scientifiche sull’imprevedibilità dei terremoti, ma il non aver effettuato la valutazione del rischio nel modo dovuto. E qual’era questo modo? La commissione ha detto, secondo me in modo impeccabile, che allo stato delle conoscenze attuali non si può dire che in una zona in cui c’è uno sciame sismico le probabilità di un sisma devastante sono maggiori rispetto ad altre parti del globo. Casomai è statisticamente vero il contrario, dove si registrano molte piccole scosse è più improbabile il verificarsi di un sisma importante. Non è una valutazione del rischio questa?

    A questo punto mi chiedo: perchè in questo Paese un soggetto che non ha alcuna cognizione scientifica, nè sull’argomento, nè (e questo è più grave) sul metodo scientifico e sull’epistemologia, può permettersi senza dover rispondere a nessuno del proprio operato, di imbastire una gogna giudiziaria a danno di valenti e stimati scienziati e tecnici?

    Sto cercando in tutti i modi di non pensare che le motivazioni siano politiche, e/o personalistiche ma faccio una gran fatica.

  11. Avevo deciso di non entrare in dibattiti sulla vicenda processuale de L’Aquila, ma considero che alcuni aspetti siano rilevanti per ogni ricercatore e che debbano essere tenuti in considerazione nel lavoro e, soprattutto, nella comunicazione del nostro lavoro. Per far questo è necessario, senza entrare in alcun modo negli aspetti processuali, chiarire il ruolo e il titolo della mia persona durante la riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 Marzo. Non faccio parte di quella commissione, non ho firmato ovviamente alcun verbale, non faccio alcuna dichiarazione alla stampa e non partecipo alla conferenza stampa (che non sapevo esserci), accompagno il Presidente dell’INGV per esporre i dati scientifici oggettivi in nostro possesso senza esprimere valutazioni perché non mi competono. Certamente non mi configuro come il suo autista o portaborse ma partecipo alla riunione esponendo il lavoro di analisi della sequenza sismica attiva in quei giorni, analisi non contestata in nessuna forma dal Procuratore e anzi portata a dimostrazione che esistevano gli elementi per una corretta valutazione (pag. 61 memoria_pm). Chi ha letto la memoria del Sostituto Procuratore disponibile nel sito di Oggiscienza, vedrà che si avanza l’ipotesi di reato associativo senza prestare “ossequio al principio costituzionale che la responsabilità penale è personale” (pag. 49 memoria_pm). La conseguenza è che in un reato associativo si viene chiamati a rispondere di comportamenti e atti ascrivibili ad altri. Il punto avanzato dal Procuratore è che se singolarmente le dichiarazioni di ciascuno non costituiscono di per se un messaggio tranquillizzante, lette tutte insieme forniscono un messaggio che giustifica la deroga al principio costituzionale richiamato poc’anzi. Questo costituisce un campanello di allarme per noi ricercatori, perché se sono convinto che sia giusto assumersi le proprie responsabilità per i comportamenti che i ricercatori hanno nella esposizione del loro lavoro al mondo scientifico o a una Commissione Grandi Rischi o alla stampa, difficilmente potrà esserci una assunzione di responsabilità nel caso che ci si debba assumere la responsabilità derivante anche dal comportamento di altri. Se le mie affermazioni sono state tranquillizzanti o meno sarà un tribunale a stabilirlo, ma se passa questo principio di reato associativo mi chiedo come potremo svolgere serenamente il nostro lavoro se anche la doverosa assunzione di responsabilità dei propri comportamenti viene estesa ai comportamenti altrui.

  12. Se non potevano prevedere terremoti, se non potevano stabilire i rischi e/o le probabilità, ma allora cosa sono stati chiamati a fare? E, soprattutto, cosa ci sono andati a fare? in cosa consisterebbe la loro funzione pubblica? In COSA????

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