AMBIENTE

Kafka, gli orsi polari e i Monty Python

Le strane avventure di Charles Monnett o perché non conviene studiare gli animali nel grande Nord in un’amministrazione che rilascia concessioni per lo sfruttamento di risorse naturali

AMBIENTE  –  Nel 2001 Ian Thomas era stato licenziato in tronco perché sul sito dell’US Geological Survey, per il quale lavorava, aveva messo la mappa con i luoghi dove le caribù vanno a partorire nell’area 1002, un pezzo della Riserva nazionale artica, in Alaska, che il presidente George W. Bush destinava ai petrolieri. La sanzione ha scoraggiato molti suoi colleghi dal pubblicare alcunché di sgradito, con l’amministrazione Obama però, le cose sarebbero cambiate. Il mese scorso infatti era il governo canadese ad impedire alla genetista Kristi Miller di parlare con i giornalisti della sua ricerca, uscita su Science, sul declino dei salmoni nel fiume Fraser, in un’altra zona minacciata dall’estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose. Poi è scoppiato il caso di Charles Monnett, il biologo del Bureau of Ocean Energy Management, Regulation and Enforcement (BOEMRE) in Alaska.

Nel 2004, durante un sopralluogo aereo insieme a Jeffrey Gleason, dopo una tempesta aveva visto quattro cadaveri di orsi bianchi sul mare, unico annegamento documentato finora. In un articolo rivisto dai superiori, da colleghi famosi, peer-reviewed e infine uscito su Polar Research nel 2006, i due biologi ipotizzavano (“we speculate”) che:

le mortalità al largo durante gli anni di ghiaccio tardivo potrebbero essere una fonte importante ma trascurata di morti naturali, data la spesa energetica necessaria agli orsi per nuotare su lunghe distanze. Inoltre… le morti per annegamento potrebbero aumentare in futuro se continuasse la tendenza osservata alla regressione della banchisa e /o a periodi più lunghi di mare sgombro.

Silenzio dei superiori fino al febbraio 2011, quando avvisano Monnett che l’Ispettorato generale del ministero degli Interni –  “the Feds”, come si usa dire – ha avviato un procedimento “penale” nei suoi confronti per “problemi di integrità”, su denuncia di ignoti. Viene interrogato da due “inquirenti penali”. Poi silenzio fino al 18 luglio quando, al rientro da una breve vacanza, è messo in “congedo amministrativo“, non può andare nel proprio ufficio, né parlare con la stampa. Il 28 luglio, l’Ong “Dipendenti pubblici per la responsabilità ambientale” alla quale si era rivolto per una consulenza legale denuncia il BOEMRE e l’Ispettorato per abuso d’ufficio e censura. L’indomani la portavoce del  BOEMRE dice che il procedimento non riguarda l’integrità scientifica di Monnett.

Strano. Come risulta dalla trascrizione dell’interrogatorio, gli agenti gli dicono proprio che è sospettato di “scientific misconduct” e lo interrogano unicamente sull’articolo di Polar Research e sulle sue “statistiche” (1).

Il 13 luglio però l’Ispettorato informava il BOEMRE di avere ricevuto informazioni, sempre da ignoti, in base alle quali emergevano dubbi “sull’imparzialità e l’oggettività” di Monnett nella gestione di 1,1 milioni di dollari per uno studio americano-canadese di dieci anni sugli orsi polari (110 mila dollari all’anno sono pochi, ma è solo la quota americana). Il giorno stesso il BOEMRE ordinava a tutti gli scienziati coinvolti di sospendere immediatamente le ricerche.

Il 29 luglio, l’Ispettorato fa sapere a Monnett che il procedimento non è più “penale” poiché il ministero della Giustizia ha respinto il caso. Ora riguarda anche il suo rispetto o meno delle norme federali sull’assegnazione di contratti. Strano,  bis. Semmai deve rispettarle l’amministrazione. Monnett può scegliere a quali ricercatori farli, ma questi vanno approvati – o meno – dal responsabile della ricerca: il biologo canadese Andrew Derocher. Comunque, precisa l’Ispettorato, l’indagine prosegue anche sull’integrità scientifica di Monnett. Strano ter, la cosa è smentita  anche dal direttore del BOEMRE-Alaska.

Dal 13 luglio Derocher e il suo gruppo stavano con le mani in mano. Il 2 agosto – scrive Eugenie Samuel Reich su Nature – il BOEMRE lo ha avvisato di aver revocato la sospensione delle ricerche. Ma è già iniziato il “Polarbear-gate”. Da un lato, commentatori e politici “scettici” sul riscaldamento globale secondo i quali i ghiacci artici stanno bene e gli orsi pure, accusano Monnett e i ricercatori in generale di truccare i dati e/o rubare i soldi, con l’aggravante che degli orsi ha parlato anche l’ex presidente Al Gore. Dall’altro, chi segue da anni le decisioni del BOEMRE, sempre favorevoli ai petrolieri, e le sue persecuzioni di scienziati dissenzienti ricorda che secondo il BOEMRE  la Deepwater Horizon della BP, era a prova di incidente. Come risultò dalla documentazione consegnata al Congresso, non aveva controllato nulla, ma siccome lo dicevano gli esperti alle dipendenze dei costruttori e della BP…

(1) Nell’insieme l’interrogatorio è surreale, ma da pagina 45 in poi la parte sulla statistica è degna dei Monty  Python.


3 Commenti

  1. E’ un sito totalmente di parte, su cui non si leggerà mai, ad es. , che i ghiacci all’Antartico sono regolarmente cresciuti in tutti gli ultimi 30 anni.

    Sull’aspetto scientifico, meglio stendere un pietoso velo, ma la conferenza di Durban seppellirà , sotto la risata di un miliardo e mezzo di cinesi e un miliardo di indiani , ogni proposito di proseguire sugli pseudoimpegni derivanti dagli accordi di Kyoto.

    Resterà solo UE, che conterà per il 10 % del consumo energetico globale nel 2030, a gingillarsi con le scemenze del riscaldamento globale, di origine antropica.

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