APPROFONDIMENTO

Persistenza

Persistent organic pollutants migration

Gli inquinanti organici persistenti (POP), una serie di composti non biodegradabili usati dall’industria e in agricoltura, sono vietati dalla Convenzione di Stoccolma, in vigore dal 2004, con qualche eccezione strettamente regolamentata da trent’anni. Un articolo Nature Climate Change ne documenta la persistenza dove non c’è mai stata né industria né agricoltura

IL CORRIERE DELLA SERRA – Il vantaggio, per gli utenti alle latitudini medio-basse s’intende, della longevità dei POP nell’ambiente è che col tempo e i venti venivano trasportati in alta quota fino al circolo artico dove l’aria fredda li faceva precipitare, con gravi danni per la salute dei locali umani e non. Con il tempo e le norme restrittive, la loro concentrazione nell’aria polare era calata, restavano intrappolati nei ghiacci e nel mare. Ma gli ecologisti avevano previsto che il riscaldamento globale, più marcato nell’Artide, avrebbe portato i POP più volatili a evaporare. Jianmin Ma e i suoi coautori hanno raccolto le analisi dell’aria fatte nel Nunavut canadese e nell’arcipelago norvegese delle Svalbard negli ultimi vent’anni ed è andata proprio così. Dal 2005 i POP, compresi i policlorobifenili e l’esaclorobenzene, sono aumentati, scrivono, complici

il restringimento della banchisa e l’aumento delle temperature.

La sorpresa è che sono aumentate anche le concentrazioni atmosferiche dei POP meno volatili che dovevano restare sequestrati ed erano quindi ritenuti un po’ meno pericolosi. In futuro, la situazione pare destinata a degradarsi ulteriormente. A un modello di evoluzione del clima, i ricercatori hanno accoppiato un modello di evoluzione dell’inquinamento, e il risultato delle proiezioni mostra che tra poco gli abitanti del confederazione circumpolare dovranno scegliere tra la salute e l’emigrazione.

Sempre che abbiano una scelta. Nemmeno il ricco stato dell’Alaska trova i fondi per ricollocare i 377  abitanti di Kivalina, l’isola che dal 1992 si sta restringendo, complici lo scioglimento dal permafrost e l’aumento delle temperature.

*

Fonte dell’immagine.

2 Commenti

  1. Mi ha colpito la cifra prevista per lo spostamento di 377 abitanti: 400 milioni di dollari, oltre un milione di dollari a testa… eppure non credo abbiano grandi stadi, autostrade, impianti costosi da sostituire e le barche e altri mezzi mobili non verrebbero lasciate lì.
    Cosa dovrebbe coprire questa cifra? In una piccola cittadina quale può essere il costo degli asset legati alla vita di ogni singolo cittadino? 50’000 euro a testa di immobile residenziale, 15’000 euro a testa di strade, 40’000 euro a testa di immobili produttivi, 10’000 euro a testa di locali, bar, ristoranti… 5’000 euro a testa di parchi, aiuole… sono ancora lontanissimo da un milione di dollari, qualcuno ha idea di come ci si possa arrivare?

  2. Anch’io!
    Il “Corps of Engineers” aveva calcolato tra 95 e 400 milioni per ricostruire il villaggio a seconda del posto scelto. Gli abitanti hanno votato per uno a circa 4 chilometri di distanza.
    Un nuovo quartiere a Juneau costerebbe meno, immagino, ma il trasporto dei materiali fin là, anche per le infrastrutture – strada, fognatura, luce, mini-aeroporto ecc. – deve far aumentare i costi di parecchio..

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: