martedì, Dicembre 18, 2018
AMBIENTEULISSE

Squali di lago

AMBIENTE – Che ci fa uno squalo in un lago del Kirghizistan? o meglio che ci faceva, dato che si parla di reperti fossili risalenti a ben 230 milioni di anni fa (medio triassico), ritovati dal team di Jan Fischer, paleontologo del Geologisches Instutut della Technische Universität Bergakademie di Friburgo in Germania, nel lago di Madygen nel sudovest del paese.

Lo scienziato ha trovato le impronte delle capsule ovariche e i denti fossili di tre specie diverse di squalo (mai osservate prima) e grazie all’analisi isotopica dello smalto dei denti ha potuto stabilire che al tempo in cui i piccoli di squalo erano vivi, nuotavano e si nutrivano in acqua dolce. Quella osservata da Fischer è una vera e propria nursery, un metodo per allevare i figli che gli squali moderni usano ancora. Il territorio viene infatti frammentato in maniera precisa: una parte viene usata dagli animali adulti per cacciare e vivere, un’altra parte per deporvi le uova (in genere in acque basse con vegetazione rigogliosa, dove i piccoli una volta nati – vengono subito lasciati a se stessi – possono nutrirsi della fauna di piccoli crostacei e di piccoli invertebrati e allo stesso tempo essere al riparo da altri predatori). Gli squali moderni per deporre le uova in genere si “fidelizzano” sempre a una stessa area, dove ritornano in ogni stagione riproduttiva. Fischer e colleghi ipotizzano che le tre specie di squalo chirghise facessero lo stesso.

I ritrovamenti sono piuttosto spettacolari. Le capsule ovariche sono state ricostruite con dei modelli tridimensionali a partire dalle tracce fossili. Fra i denti fossili (qualche dozzina ) la stragrande maggioranza appartiene a squali molto giovani ma è stato trovato anche un dente adulto. La scarsità di reperti provenienti da esemplari adulti comferma l’ipotesi della partizione del territorio.

Non è dato sapere (almeno per il momento) se le specie vivessero sempre in acqua dolce o se migrassero anche in mare (anche se Fischer e colleghi propendono per la prima ipotesi). In ogni caso il ritrovamento è interessante perché attualmente le specie di squalo che depongono le uova sono esclusivamente marine. Esistono solo poche specie di squalo che vivono in acqua dolce (esclusivamente, oppure specie eurialine, che possono cioè vivere sia in acque dolci che salate) soprattutto se compararete con la varietà e abbondanza di specie marine. Le specie che vivono in acqua dolce sono poco conosciute e poco studiate e questo sembra essere un habitat marginale per gli squali, che sono poco specializzati a nutrirsi in acqua dolce (vivono specialmente nei laghi).

Trovandosi spesso in zone a rischio (generalmente in aree tropicali, quindi spesso in paesi in via di sviluppo ), ed essendo poco adattabili, le specie d’acqua dolce sono fìortemente minacciate dal degrado ambientale e dal massiccio sfruttamento delle risorse idriche e ittiche a cui stanno andando incontro queste aree geografiche.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Vertebrate Paleontology.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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