AMBIENTE

Capire il cane: tutta questione di narici

CRONACA – Sono tutti italiani i sei ricercatori del Centro Mente e Cervello dell’Università di Trento e del Dipartimento di Produzione Animale dell’Università di Bari – Marcello Siniscalchi, Raffaella Sasso, Anna Pepe, Salvatore Dimatteo, Giorgio Vallortigara e Angelo Quaranta – che hanno condotto lo studio sul comportamento olfattivo dei cani, pubblicato su Animal Behaviour.

La lateralizzazione cerebrale (cioè la divisione di competenze tra i due emisferi del cervello) è stata confermata in diverse specie non umane, compreso il cane, ma, se gli studi sui canidi si sono concentrati sulla vista e sull’udito, gli autori di questo studio hanno invece voluto focalizzare l’attenzione sull’olfatto che, di fatto, è il senso dominante per ogni cane.

I ricercatori hanno monitorato le reazioni olfattive di un gruppo di cani, esponendoli a diversi odori più o meno familiari, alcuni piacevoli, altri sgradevoli.

Il gruppo di cani era composto da trenta meticci, quindici femmine e quindici maschi, tutti tra i 2 e gli 8 anni. I soggetti sono stati alloggiati in un canile di campagna annesso alla Facoltà di Veterinaria dell’Università di Bari, in una zona chiusa di notte (dalle 19 alle 7 del mattino) ed in una zona all’aperto di giorno. Sono stati tutti nutriti due volte al giorno, alle 7 e alle 18, mentre avevano acqua sempre a disposizione. Ogni giorno, inoltre, venivano portati a passeggio per circa 40 minuti. Una vita regolare, insomma, fatta di piccole routine.

Gli sperimentatori che avevano accesso agli animali non dovevano usare né profumi né deodoranti che potessero interferire con gli esperimenti olfattivi. Durante le sessioni sperimentali ai cani, singolarmente, veniva presentato un tampone imbevuto di diverse sostanze: cibo, odore della maglia dei veterinari del canile, limone, adrenalina, secrezione vaginale di femmine di cane, oltre ad un tampone inodore.

Esponendoli ai diversi odori ed osservandone il comportamento con l’uso di una telecamera disposta proprio sopra il tampone, i ricercatori hanno trovato che gli animali iniziano con l’usare prevalentemente la narice destra e solo in seguito, quando l’odore diventa familiare, quella sinistra. Un’eccezione va fatta per stimoli troppo coinvolgenti o particolarmente negativi, come il tampone all’adrenalina e l’odore delle maglie dei veterinari che avevano in cura i cani e che viene sempre considerato dall’animale come stressante, nonostante la familiarità: in questi due casi non c’è stato passaggio dalla narice destra alla sinistra.

I risultati di questa ricerca supportano, dunque, la teoria dei biologi che l’emisfero destro del cervello sia deputato all’elaborazione di stimoli nuovi e situazioni non note o stressanti, mentre quello sinistro gestisca la routine.

Già alcuni anni fa Giorgio Vallortigara, oggi direttore del Laboratorio di Cognizione Animale e Neuroscienze del CIMeC, aveva condotto uno studio sull’argomento osservando le modalità di movimento della coda dei cani in situazioni diverse; quel lavoro aveva già dimostrato che entrambi gli emisferi si occupano delle funzioni emozionali e sono specializzati uno nelle emozioni “positive” (affetto, desiderio di avvicinamento), l’altro in quelle “negative” (rifiuto, fastidio), che si riflettono nelle due parti del corpo comandate. Durante l’esperimento i ricercatori osservarono i movimenti della coda di una trentina di cani non addestrati messi di fronte ad una serie di stimoli; da una finestrella di una cuccia i soggetti dell’esperimento potevano vedere l’arrivo di vari individui: il padrone, una persona sconosciuta, un gatto o un cane non familiare. Osservando attentamente i fotogrammi di un filmato dei movimenti della coda dei cani, i ricercatori hanno potuto desumere che la coda si muoveva con un angolo particolarmente ampio verso destra se il “visitatore” era il padrone. Con certi stimoli la quantità dello scodinzolio si riduceva molto, come per esempio quando veniva presentato un gatto. “La presenza di un cane non familiare, aggressivo e dominante – ha spiegato Vallortigara – produceva, invece, oltre a una riduzione di ampiezza dello scodinzolio, anche un rovesciamento di direzione. In questo caso, infatti, si osservava un angolo maggiore verso sinistra (la parte del corpo comandata dall’emisfero destro, ndr)”. In sostanza non solo ci sono delle asimmetrie cerebrali per le quali i due emisferi sono specializzati in alcune funzioni specifiche (a sinistra il linguaggio, a destra le funzioni viso-spaziali ecc.), ma entrambi gli emisferi gestiscono le risposte emozionali: quelle “negative”, organizzate nell’emisfero destro, si riflettono sulla parte sinistra del corpo (e quindi il cane infastidito dalla presenza di un rivale muove la coda verso sinistra) e quelle “positive”, gestite dal sinistro, si riflettono sui movimenti della parte destra.

Va ricordato che nel caso dell’olfatto, invece, a differenza degli altri sensi, non c’è una proiezione controlaterale, ma ipsilaterale, nel cane così come nell’uomo: ai neuroni olfattivi dell’emisfero destro arrivano gli stimoli provenienti dal bulbo olfattivo, cioè dalla narice destra e viceversa. E l’uso della narice destra è coerente con l’idea che l’asse ipotalamo-ipofisario sia sotto il controllo dell’emisfero destro, associato alla gestione e al controllo di emozioni intense, come la paura.

La nostra analisi del tempo speso ad annusare i singoli odori e dell’uso delle narici – precisa il direttore – si riferisce ad una situazione quasi naturale, priva di limitazioni per l’animale. Il passo successivo riguarda la verifica dell’esistenza di eventuali asimmetrie a livello non solo funzionale ma anche strutturale, ad esempio nel numero e disposizione dei recettori nell’epitelio olfattivo”.

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