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Il “salva Italia” dal punto di vista dell’ambiente

POLITICA – Nelle intenzioni del neoministro dell’Ambiente Corrado Clini le misure per lo sviluppo avrebbero dovuto contenere anche un “pacchetto ambiente”: energie rinnovabili, prevenzione e sicurezza del territorio e sviluppo dei parchi. La proposta, in particolare, prevedeva il completamento degli incentivi per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, una quota di risorse per la sicurezza del territorio contro il dissesto idrogeologico e la valorizzazione per parchi e riserve marine.

Nel decreto “salva Italia” approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 dicembre questi punti mancano. Rientrano solo la valutazione ambientale strategica che sarà incardinata nel processo delle grandi infrastrutture di interesse nazionale e la conferma, anche per il triennio 2012-2014,  della detrazione del 55% per le eco-ristrutturazioni in chiave efficienza energetica.

Altri provvedimenti sono, però, in cantiere. Le conclusioni dei lavori della conferenza di Durban, che hanno visto l’Italia tra i Paesi protagonisti nella definizione di una roadmap per raggiungere un accordo globale sul clima nel 2015, hanno spinto Clini a rivedere il piano nazionale di riduzione delle emissioni entro il 15 gennaio 2012. Sul fronte del rischio idrogeologico il Ministro ha già pronto uno schema di decreto che prevede un rafforzamento delle capacità di intervento in caso di calamità e stabilisce un fondo nazionale di prevenzione.

Le associazioni ambientaliste, anche se valutano positivamente le misure inserite nella nuova manovra, si aspettano qualcosa in più soprattutto a livello di innovazione e sviluppo. Per il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, “in questa manovra non ci sono misure strutturali per invertire la rotta, nessun intervento sul precariato, sulla scuola e la ricerca. Niente che parli al futuro”.

Un piccolo passo è stato fatto, ma da un governo di tecnici ci si aspetta qualcosa in più.

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