AMBIENTECRONACA

La scienza a contorno

AMBIENTE – Mentre al vertice sul clima di Durban era in corso la gara a chi rallentava di più l’eventualità di un taglio alle emissioni di gas serra, due ricerche ne misuravano la quantità e gli effetti.

Su Nature Climate Change, il gruppo della grande Corinne Le Quéré (non si tratta di sciovinismo, è canadese!) che dirige il Tyndall Centre all’università dell’East Anglia, osserva che le emissioni di CO2 sono aumentate del 50% in 20 anni, calate dell’1,4% nel 2008-2009 e cresciute del 5,4% nel 2010, toccando per la prima volta i 9 petagrammi di carbonio. Che sono nove miliardi di tonnellate. Il tasso medio di incremento si sta attestando attorno al 3% all’anno.

Julia Steinberger, una fisica dei gas ultrafreddi passata all’economia ambientale, commenta sul Guardian:

La crisi economica era l’occasione di investire in infrastrutture a basso livello di carbonio per il 21mo secolo. Invece abbiamo generato una situazione perdente per tutti:  emissioni che svettano a livelli inauditi e aumento della disoccupazione, dei costi energetici e della disuguaglianza dei redditi.

Situazione non così perdente per l’esigua minoranza della popolazione mondiale che diventa sempre più ricca, anche nelle democrazie dell’OCSE.

Per tornare alla fisica dell’atmosfera, su Nature Geoscience invece, Markus Huber e Reto Knutti dell’ETH di Zurigo, spiegano di aver usato un grande insieme di simulazioni ottenute con un modello climatico di complessità intermedia. È meno sofisticato dei modelli di circolazione globale come quelli del Centro Goddard della NASA, ma i parametri da quantificare erano meno numerosi e non servivano proiezioni nel tempo. Premessa:

 i cambiamenti misurati nel bilancio energetico globale (la differenza tra energia in ingresso e in uscita dall’atmosfera durante i cicli di attività solare) e nella forzante radiativa (la quantità di radiazione solare trattenuta nell’atmosfera o rinviata nello spazio esterno dai gas serra e dagli aerosol) vincolano l’ampiezza del riscaldamento dovuto ad attività antropiche.

Insomma se l’attività solare aumentasse, aumenterebbe anche l’energia in ingresso, e avremmo minori responsabilità. Ma l’irradianza solare declina da decenni e

dalla metà del Novecento, i gas serra hanno scaldato il clima di 0,85° C (margine di incertezza: 0,6-1,1°) e gli aerosol lo hanno raffreddato di un po’ meno di metà.

Cambiamento netto: + 0,56°C. I ricercatori hanno tenuto conto della ridistribuzione dell’energia-calore che avviene con le oscillazioni delle correnti oceaniche e da altri fattori naturali, ma concludon0 che

la tendenza delle temperature osservate ha una bassissima probabilità (<5%) di essere causata da questa variabilità interna, anche se i modelli attuali la sottovalutano notevolmente.

Mettono il dito sulla piaga. Finora i modelli si usano per fare proiezioni su tempi lunghi, durante i quali le oscillazioni oceaniche si compensano e gli effetti rinfrescanti delle eruzioni vulcaniche svaniscono. Il problema è che i governi chiedono proiezioni a 10 e persino a 5 anni. Gli scienziati ci provano e per ora sono i primi a dire che  sono poco affidabili.

Forse è proprio quello che i governi volevano sentirsi dire per rimandare, rimandare, rimandare…

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