CRONACA

Finché batte

CRONACA  – Se sei un serpente è questione di risparmiare energia. Un amico appassionato e possessore di pitone mi assicura che possono stare mesi senza mangiare, “d’altronde stan lì far niente tutto il dì”. Dunque anche quando devono uccidere una preda si guardano bene dal muovere un muscolo di troppo o per troppo tempo. Per questo motivo, secondo gli autori dello studio pubblicato su Biology Letters i serpenti (in questo caso si trattava di Boa constrictor) sono addirittura in grado di sentire quando il cuore della preda cessa di battere (e di conseguenza smettono di stringere).

Nell’esperimento Scott Boback, del Dickinson College in Pennsylvania, e colleghi hanno usato topi rigorosamente morti, ma attrezzati con un congegno idraulico che simulava un cuore. I boa che stringevano un topo morto ma con il dispositivo acceso continuavano a stringere per un tempo ben più prolungato di quello che fanno normalmentein condizioni reali, spiegano gli autori. Quando invece il cuore  a pompa veniva spento il rettile rilasciava la preda (la stretta del boa veniva monitorata attraverso un dispositivo che misurava la pressione del corpo del rettile su quello del roditore). Inoltre i ricercatori hanno osservato che anche i boa più giovani mostravano lo stesso pattern comportamentale, suggerendo un’origine innata.

In base a questa osservazione gli autori hanno dedotto che il rettile cerca di usare meno energia possibile per nutrirsi, anche se non è ancora noto quale sia il meccanismo sensoriale che permette all’animale di rilevare il battito cardiaco.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

4 Commenti

  1. Interessante.
    Però attenzione: Boa e pitone (Python) sono due generi diversi appartenenti a due famiglie diverse: non è corretto usare “pitoni” parlando del Boa constrictor.

  2. Nell’articolo Federica Sgorbisso scrive: “I PITONI che stringevano un topo morto ma con il dispositivo acceso continuavano a stringere per un tempo ben più prolungato di quello che fanno normalmentein condizioni reali, spiegano gli autori. Quando invece il cuore a pompa veniva spento il rettile rilasciava la preda (la stretta del BOA veniva monitorata attraverso un dispositivo che misurava la pressione del corpo del rettile su quello del roditore). ”

    Boa e Pitoni sono due generi diversi e appartengono a due famiglie diverse.
    Il Boa appartiene alla famiglia Boidae e i Pitoni alla famiglia dei Pythonidae.
    E’ un errore abbastanza grossolano.
    “Il giornalismo scientifico è troppo importante per essere lasciato ai giornalisti” – Richard Dawkins

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