mercoledì, Dicembre 19, 2018
AMBIENTEULISSE

Valrosandra tabula rasa

AMBIENTE – Così è se vi pare. E se non vi pare, non importa, tanto ormai… un’altra area protetta del nostro Paese è stata violentata. Mentre aspettiamo che i responsabili ci diano una spiegazione, una giustificazione  a quello che in questo momento ci appare uno scempio, racconto anche per il resto d’Italia quello che è successo quattro gioni fa in provincia di Trieste (sicura che tanti dei nostri lettori conosceranno situazioni simili dalle loro parti). La Valrosandra è un pezzo di landa carsica di notevole interesse naturalistico e paesaggistico, nonchè meta di turismo, anche sportivo. Un canyon formato dal torrente Rosandra,  parco naturale comunale dal 1984, Riserva naturale regionale dal 1996, e dal 1998 SIC (Sito di importanza comunitaria) e ZPS (Zona di protezione speciale).

Nell’ambito di un intervento di manutenzione degli argini fluviali in tutta la regione Friuli Venezia Giulia la Protezione civile è entrata con le ruspe (in un parco naturale) e ha fatto piazza pulita della vegetazione sugli argini del torrente (qui documentato da una galleria di immagini sul sito stesso della protezione civile). Nel video sopra potete vedere i dettagli dell’impatto dell’operazione sull’ecosistema di quest’oasi naturale. Mente aspettiamo che Guglielmo Berlasso, presidente di Protezione Civile FVG risponda alle nostre domande (abbiamo chiamato la segreteria, ma al momento “è in riunione”) ci poniamo alcune domande: serviva entrare con le ruspe per quest’opera di pulizia? Non la si poteva pianificare con maggior delicatezza e precisione (sono stati abbattuti alberi vecchi di almeno trent’anni) visto che siamo in un’area protetta? Perché ora, in primavera quando la fauna è in fase riproduttiva e la flora in ripresa vegetativa? Chi ha dato l’ok? Chi ha pianificato l’intervento? Attendiamo risposte.

Crediti immagine: Protezione civile FVG

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

21 Commenti

  1. Non so comunque quali risposte possano giustificare un intervento simile, fatto evidentemente senza un minimo di criterio.

  2. E’ semplice rispondere alle tue domande.

    In tutti i paesi civili Europei (Francia dove vivo, Germania, Inghilterra, Belgio, Spagna, ecc.) e a livello extra-continentale anche in quelli meno evoluti, come nella cintura Indonesiana dove ho vissuto per 13 anni lavorando come biologa zoologa etnologa in Papua Nuova Guinea, tutti i parchi Naturali, le Riserve Naturali le Oasi Naturali, hanno a capo un biologo come direttore scintifico, il quale viene ascoltato su ciò che può o non può essere fatto, all’interno di quell’area ecologica per proteggerne la fauna e la flora, quindi, poi se si tratta d’interventi di tipo idrogeologico, i geologi ascoltato il biologo, interverranno con le loro conoscenze, per compiere modifiche che siano le più armoniche possibili con lo stato di salute dell’area naturale.
    In Italia diversi parchi naturali sono diretti da sociologi perché credono di poter essere esperti di sviluppo sostenibile compiendo disastri poiché non consocno nulla di biologia (zoologia e botanica, come di ecologia), ex-commercialisti, architetti che nulla consocono d’ecologia, ex-assessori comunali che facevano magari i vigili urbani prima, ma improvvisamente si sono sentiti Indiana Jones e quindi hanno bisogno del contatto con la natura convinti di sapere tutto leggendo qualche rivista divulgativa, risultato? Lo sfacelo totale e la mediocrità opulenta di molte nostre aree ecologiche, privi di percorsi pedagogico-istruttivi da punto di vista ecologico, dove chiunque entra poi, pensa di sapere cosa deve fare.
    Sara

  3. Non posso che concordare con le osservazioni di Sara.
    In Italia, nonostante esistano professionisti più che qualificati, Naturalisti specializzati in Conservazione della natura e Biologi con indirizzo ‘bioecologico’, la maggior parte degli incarichi in materia di difesa e gestione della natura è affidata a gente che non saprebbe distinguere un albero da un palo della luce.
    Ingegneri, architetti, geometri, agronomi che redigono piani di assetto naturalistici, che presiedono o dirigono riserve naturali (in questo affiancati anche da laureati in lettere!), che effettuano valutazioni di incidenza e chi più ne ha più ne metta.
    Manca assolutamente una conoscenza delle questioni naturalistiche, l’ecologia non è più una disciplina estremamente complessa e che richiede conoscenze molto vaste e interdisciplinari, ma la pratica di occuparsi dei rifiuti (come mi fu detto da un ingegnere…) o di andare in bicicletta la domenica.
    È ovvio che non si possono che ottenere danni incalcolabili in queste condizioni.
    Tra l’altro c’è questa pessima abitudine di fare “manutenzione” e “ripulire” boschi, torrenti, alvei e riserve manco si trattasse di giardinetti comunali.

  4. Anch’io mi sento sconvolta per questo scempio frutto dell’ignoranza e della superficialità che regnano nelle istituzioni italiane, mentre tanti professionisti preparati e competetenti sono senza lavoro
    Filippa

  5. […] Una vicenda che per quanto relegata in un angolo dell’estremo Nord-Est offre diversi spunti di riflessione, e pone un interrogativo interessante: quando e come l’uomo dovrebbe occuparsi della “messa in sicurezza della natura”? È una domanda non facile, che come quasi tutte le domande non facili ha però una facile risposta universale: dipende. […]

  6. […] Una vicenda che per quanto relegata in un angolo dell’estremo Nord-Est offre diversi spunti di riflessione, e pone un interrogativo interessante: quando e come l’uomo dovrebbe occuparsi della “messa in sicurezza della natura”? È una domanda non facile, che come quasi tutte le domande non facili ha però una facile risposta universale: dipende. […]

  7. […] Una vicenda che per quanto relegata in un angolo dell’estremo Nord-Est offre diversi spunti di riflessione, e pone un interrogativo interessante: quando e come l’uomo dovrebbe occuparsi della “messa in sicurezza della natura”? È una domanda non facile, che come quasi tutte le domande non facili ha però una facile risposta universale: dipende. […]

  8. Ero stasera a Trieste, all’assemblea pubblica in cui il caso è stato discusso. La mia impressione è che le cose siano molto peggiori di quello che pensate (probabilmente molti di voi non abitano in Friuli-Venezia Giulia): non è questione di ignoranza; è una politica deliberata di smantellamento progressivo di ogni vincolo ambientale. La stessa devastazione è avvenuta contemporaneamente, e con gli stessi principi,anche in molti altri fiumi, e già eta stata attuata in passato in aree di pregio naturalistico, sempre per opera della Protezione Civile, unica a poter intervenire al di fuori di ogni norma.

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