JEKYLL

L’arca di Joel

JEKYLL – Joel Sartore, storica firma del National Geographic Magazine, è un moderno Noè: lui, gli animali, non li salva conducendoli su un’arca bensì imprimendoli sulla pellicola della macchina fotografica. Basti prendere ad esempio la sua ultima impresa, The Biodiversity Project, il cui scopo è «mostrare la posta in gioco e stimolare così l’interesse della gente quando ancora c’è il tempo per rimediare». Come? Fotografando, naturalmente, su sfondo bianco o nero «per mettere zanzare e tigri sullo stesso piano», le specie a rischio di estinzione.

Una missione intrapresa dopo aver letto un reportage sul declino degli anfibi: Joel sapeva di dover fare qualcosa affinché le persone potessero ammirare questi animali prima dell’irreparabile. Da rospi, rane e salamandre il passo è stato breve: «come mi spostavo di luogo in luogo», spiega Sartore a Oggiscienza, «apprendevo di altre specie nei guai – primati, rettili, uccelli migratori. Così ora fotografo tutto ciò che è in grado di stare immobile abbastanza a lungo per permettermi di scattare».

Il suo interesse per l’universo naturale sboccia quando, ancora bambino, sfogliando uno dei libri illustrati Time Life della madre, rimane colpito dalla foto dell’ultimo esemplare di piccione viaggiatore al mondo scattata prima che, è proprio il caso di dirlo, ci lasciasse le penne nello zoo di Cincinnati nel lontano 1914. Il resto è storia. «Mi sono avvicinato alla fotografia tardi, ai tempi del liceo», racconta Sartore, «quando presi in prestito una vecchia macchina Olympus del padre di un amico». È durante il suo primo incarico, come fotografo all’inizio e direttore della fotografia poi per il giornale di Wichita, Kansas, che incontra James Stanfield, una leggenda del NGM  il quale «ha gentilmente dato un’occhiata ai miei lavori e mi ha suggerito di inviare il mio portfolio alla sede della Società a Washington, D.C.». Per i successivi due anni, Sartore manda i suoi scatti migliori al giornale riuscendo infine a ottenere un incarico di un giorno, seguito da un altro di nove giorni e così via. «Ho lavorato come un matto», ricorda, «per far sì che quelle foto fossero stellari».

Da allora Joel è stato l’autore di più di 30 servizi e si può dire che le sue storie sulle specie a rischio hanno contribuito all’attuazione di alcune politiche di salvaguardia ambientale. Solo per fare un esempio, poco dopo la pubblicazione su NGM delle sue fotografie del Parco nazionale Madidi, il governo boliviano ha abbandonato il progetto di costruire una diga che avrebbe sommerso una consistente porzione del parco. «Non è sufficiente, né giornalisticamente responsabile, mostrare solo animali meravigliosi ritratti in un paesaggio idilliaco. Dobbiamo raccontare anche delle minacce che subiscono», sostiene Sartore che crede profondamente all’importanza del contributo che la fotografia può dare nella lotta per la tutela ambientale. «Vi chiederete se si deve, quindi, rinunciare a ritrarre la bellezza della natura», continua, «assolutamente no, ma non bisogna neppure far finta che la situazione sia rosea. Foto come le mie servono a informare su ciò che sta succedendo veramente là fuori. La buona notizia è che ci sono tanti editori disposti a pubblicare servizi sull’ambiente». E pensare che tutto cominciò da un piccione viaggiatore di nome Martha.

Nel montaggio qui sotto, alcuni fra i migliori scatti di Joel Sartore:

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