martedì, Dicembre 18, 2018
CRONACA

Viking aveva trovato la vita su Marte? Boh…

CRONACA – Un rapido giro su Google per vedere quanti hanno rimbalzato la notizia in italiano e scopro che sono in molti. Persino National Geographic, che però mette un titolo cauto. Io la notizia l’ho letta prima sulle pagine di scienza dell’Huffington Post, che non sempre sono affidabili. La notiza è questa: un esperimento che risale alla sonda Viking (1976) avrebbe davvero trovato segni di vita su Marte. Al tempo una misurazione aveva dato risultati positivi, ma visto che non era stata confermata da altri due eperimenti di controllo era stata lasciata da parte. Ora un gruppo di ricercatori fra cui l’autore delle osservazioni positive del 1976, Gil Levin, e anche un matematico italiano, Giorgio Bianciardi dell’Università di Siena, sostengono di aver dimostrato che le misure effettuate da quell’esperimento erano veridiche.

Nei nuovi esperimenti gli scienziati hanno eseguito un nuovo tipo di analisi sui campioni dell’esperimento e sui due controlli confrontandoli con campioni biologici e non biologici terrestri. Secondo le loro analisi i campioni dell’esperimento correlano con i campioni biologici e quelli dei controlli con quelli non biologici. Dunque, secondo gli autori, questa sarebbe la conferma che l’esperimento originale era valido.

Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie, sosteneva Carl Sagan, intendendo che la prova di osservazioni fuori dal comune (vita su Marte, ohibò?) deve essere davvero schiacciante, possibilmente ripetuta più volte. In 36 anni le sole prove  afavore dell’esperiemnto originali sono arrivate da paper firmati da Levin, come quest’ultimo. E non è tutto. Com’è che una scoperta di tale portata è stata pubblicata su un oscuro journal coreano? Nonostante il nome altisonante, l’International Journal of Aeronautical and Space Sciences è un giornale dall’impact factor piuttosto basso e non molto internazionale, visto che l’editorial board è composto per la stragrande maggioranza di scienziati coreani. Non vogliamo assolutamente screditarli per la nazionalità, ma è un po’ singolare che un gruppo di scienziati statunitensi e italiani scelgano una rivista coreana per pubblicare, no? Inoltre il giornale non ha una grande esperienza nel campo dell’astrobiologia.

Il settore di Astrobiologia della NASA ne ha cannate parecchie: batteri all’arsenico, vita sui metoeriti …

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

3 Commenti

  1. Ma non è una rivista sottoposta a “peer review”?
    Insomma, nessuno ha fatto “un’analisi delle analisi” fatta da questi scienziati?
    Bye,
    D.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: