CRONACA

Concordia, ti prendo e ti porto via

CRONACA – Una piattaforma sul fondale marino prospicente all’isola del Giglio per appoggiare e poi rimuovere la Concordia. A raccontare che ne sarà della nave passeggeri arenatasi lo scorso gennaio è il recente articolo di Eleonora de Sabata e Guy Dinmore apparso su Financial Times.

È stata così abbandonata l’idea di eliminare questo enorme colosso – che ha una lunghezza pari a circa 3 campi da calcio e una stazza di 114 mila tonnellate, più del doppio del Titanic – facendolo, letteralmente, a pezzi.

Il relitto invece sarà ruotato, parzialmente sollevato dal fondale e quindi posto su una piattaforma poggiante sul fondale di sabbia e fango attraverso una serie di piloni. Una volta riparato lo scafo, la nave, di nuovo in grado di galleggiare, verrà allontanata dai rimorchiatori.

È questo il piano, tra quelli presentati, che più risponde alla necessità di garantire la massima sicurezza dell’intervento, salvaguardare le attività turistiche ed economiche dell’Isola del Giglio e agire con il minor impatto ambientale possibili.

Laddove presenti, ad esempio, verranno rimosse le praterie sommerse di posidonia (Posidonia oceanica), una pianta superiore protetta endemica del Mediterraneo che costituisce un importantissimo ecosistema marino; questi habitat saranno portati altrove e quindi ripristinati in loco al termine dell’operazione. Non è tutto. Le attività di scavo saranno realizzate solo con corrente in uscita in modo da minimizzare gli impatti del materiale rimosso sull’ambiente costiero; similmente i pali che costituiranno la base della piattaforma saranno opportunamente rivestiti in modo da aspirare i sedimenti in movimento e quindi proteggere molte specie bentoniche, come spugne e gorgonie, che altrimenti ne verrebbero “soffocate”.

Il costo stimato dell’intero progetto, che dovrebbe partire a maggio e durare un anno, è di 250-280 milioni di euro. La gara d’appalto è stata vinta dalla società statunitense Titan Salvage appartenente al gruppo Crowley, leader nel settore del recupero di relitti, in collaborazione con Micoperi, una società italiana che da anni si occupa di costruzione e ingegneria subacquea.

Crediti immagine: EU Humanitarian Aid and Civil Protection

3 Commenti

  1. Una volta liberato da materiali pericolosi, per me si farebbe meglio a lasciarlo là il relitto. Almeno come rifugio per i pesci sarà la dimostrazione che una nave da crociera può finalmente servire a qualcosa.

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