SALUTEULISSE

Il morbillo che resiste

SALUTE – Oltre 9 milioni e mezzo: tanti sarebbero stati, nel solo decennio 2000-2010, i morti per morbillo nel mondo se non ci fosse stato il vaccino. La stima è di un gruppo di epidemiologi dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e della Pennsylvania State University, che su Lancet fanno il punto sulla riduzione della mortalità globale per questa malattia. E se pure 9 milioni di vite risparmiate paiono un risultato straordinario, quello che gli esperti concludono è che in realtà siamo ancora lontani dagli obiettivi prefissati e, in generale, dalla completa eradicazione della malattia .

Nel 2008, l’Assemblea mondiale della sanità (organo decisionale dell’Oms) aveva fissato un obiettivo preciso per il 2010: riduzione del 90% della mortalità per morbillo rispetto ai livelli del 2000. Le prospettive erano buone, considerato che tra il 2000 e il 2007 si era assistito a rapidi progressi nel controllo della malattia e della sua mortalità: merito un po’ delle strategie vaccinali, un po’ del miglioramento del sistema di sorveglianza e della gestione della patologia. Eppure, le stime appena pubblicate dicono che il processo virtuoso ha rallentato.

Stime e non dati, perché per molte regioni del mondo non ci sono registri affidabili di incidenza di malattie e di mortalità. Così, gli epidemiologi cercano di mettere a punto nuovi modelli che permettano di fare stime sempre più accurate. Secondo quello presentato su Lancet, si sarebbe passati dai 535.300 morti per morbillo del 2000 ai 139.300 del 2010, con una riduzione non del 90% ma del 74%. Il declino sarebbe stato particolarmente lento nei paesi del Sud-Est Asiatico, con l’India a rendere conto del 47% dei casi di mortalità globale nel 2010. Secondo posto per l’Africa, con il 36% dei casi.

«Il morbillo è una malattia esclusivamente umana, non ci sono altri serbatoi di infezione: se gli si tagliano tutte le vie di circolazione vaccinando la grandissima parte della popolazione, il virus responsabile non può che estinguersi. Per questo l’Oms sta valutando programmi di eradicazione completa della malattia», spiega Stefania Salmaso, direttore del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità. L’obiettivo è assolutamente raggiungibile, ma la strada ha più ostacoli del previsto. «Il morbillo non è riconosciuto in tutta la sua pericolosità: è meno letale del vaiolo, anche se in certe zone dell’Africa è ancora la prima causa di morte infantile, e una volta passato non lascia segni evidenti come la poliomielite. Per questo forse non ha suscitato un impulso di controllo potente e vigoroso come quello rivolto contro il vaiolo».

Il risultato è che c’è ancora molto da fare per raggiungere almeno gli obiettivi minimi di riduzione della mortalità. E il problema non riguarda solo i paesi in via di sviluppo. «Certo, in Europa e in Italia il morbillo non è più un’infezione killer come in India o in Africa, dove gli esiti della malattia si sommano a condizioni di malnutrizione, di scarsa igiene e di ridotte possibilità di cura», precisa l’esperta. «Tuttavia anche da noi non siamo affatto messi bene». I dati parlano chiaro: nel nostro paese, dal 2007 a oggi ci sono stati 12.750 casi di morbillo, con almeno un paio di anni (2008 e 2011) caratterizzati da estese epidemie. Un caso su quattro ha richiesto il ricovero in ospedale per complicanze anche gravi, come encefalite e polmonite. E rattrista ricordare che ci sono stati anche due decessi, uno nel 2008 e uno nei primi mesi del 2012. Del resto, la copertura vaccinale non è ancora adeguata: «Prendiamo i bambini, la categoria attualmente più protetta», spiega Salmaso. «Per essere del tutto efficace, la copertura vaccinale dovrebbe essere del 95%, ma siamo ancora all’85-90%». E ancora più scoperti sono adolescenti e giovani, al punto che i più colpiti dal morbillo oggi non sono i bambini ma i ragazzi di 18-20 anni.

Immagine di Julien Harneis/Flickr

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

3 Commenti

  1. E chi si rifiuta di vaccinare il proprio figlio non effettua una scelta che ricade solo sulla salute sua, ma espone al rischio di contagio anche gli altri bambini.

  2. […] Noi oggi parleremo prevalentemente del vaccino trivalente e della sua errata correlazione con l’autismo; ma cos’è il vaccino MPR? E’ un vaccino, generalmente somministrato ai bambini intorno all’età di un anno e con un richiamo all’età di cinque-sei anni e serve a proteggere da Morbillo-Parotite-Rosolia. Giusto per dare un’idea dell’efficacia del vaccino, prima di esso l’incidenza del morbillo era così elevata che l’infezione veniva ritenuta “inevitabile come la morte e le tasse” e si conta che fino al 1980, la malattia abbia ucciso una media di 2 milioni e mezzo di bambini ogni anno. Oggi, invece, l’incidenza è scesa a meno dell’1% delle persone sotto i 30 anni in molti paesi che effettuano la vaccinazione di routine dei bambini. (Oltre 9 milioni e mezzo sarebbero stati, nel solo decennio 2000-2010, i morti per morbillo nel mondo se non ci fosse stato il vaccino. link alla stima.) […]

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