AMBIENTEULISSE

Riciclo per pattinatori

AMBIENTE – L’isola di rifiuti del Pacifico (Great Pacific Garbage Patch) non ha nulla di positivo. È un enorme accentramento di spazzatura galleggiante (prodotta dall’uomo) trasportata dalle correnti in un area estesa del Nord Pacifico, composta per la gran parte da materiali plastici, non biodegradabili e quindi destinati a star là fino a che semmai non affonderanno (e nemmeno questa è una buona prospettiva). Oltre a essere oggettivamente orribile è molto dannosa soprattutto perché i pezzettini più piccoli in cui le correnti trasformano quelli che erano oggetti di discrete dimensioni, vengono ingeriti da pesci, molluschi e crostacei, finendo per ostruire loro vasi sanguigni e/o apparato digerente. In tutto questo sfacelo però c’è almeno un animale a cui l’isola (che non è un isola, ma un ammasso informe) sembra giovare: gli insetti pattinatori marini. Si tratta di sole cinque specie di Gerridi del genere Halobates, in pratica gli unici insetti a vivere in mare aperto.

Questi singolari animali passano la loro vita scivolare sul filo dell’acqua (e grazie a una sorta sdi giubbotto di salvataggio, fatto da una fitta copertura di peli sul corpo riescono ad affrontare onde e tempeste) mangiando plancton. Secondo una ricerca di prossima pubblicazione si Biology Letters questi animali hanno scoperto un modo per sfruttare la spazzatura galleggiante del Nord Pacifico: ci attaccano le uova (e stanno sviluppando un serio attaccamento a questo ambiente).

Miriam Goldstein, dell’Università della California di San Diego, e colleghe, si sono messe a contare le uova attaccate ai pezzettini galleggianti e hanno confrontato i dati con quelli ottenuti da campioni vecchi raccolti fra il 1972 e il 1973.

Anche nei campioni più vecchi si erano trovate uova, ma il loro numero era completamente scollegato dalla quantità di spazzatura registrata in una area. Nei campioni recenti invece avveniva il contrario: più spazzatura, più uova. Questo secondo Goldstein significa che gli insetti si sono adattati alla “risorsa” e hanno imparato a sfruttarla al meglio.

Negli anni ’70 l’isola di spazzatura era molto più piccola di oggi, e presumibilmente in futuro il fenomeno diventerà ancora più grande. Che conseguenze questa abitudine dei pattinatori possa avere è difficile dirlo, ma come fa notare Goldstein non è soltanto una questione legata a questi insetti. Ci sono altri organismi marini che proliferano in questo ambiente: microbi, alghe, briozoi. È un ambiente a bassa biodiversità, e non c’è da augurarsi che si diffonda negli oceani, commentano le autrici.

Qui trovate un TED talk sull’isola di spazzatura del Pacifico.

[Ilpaper non è ancor apubblicato, ma questo è il riferimento:  Goldstein, Rosenberg & Cheng. 2012. Increased oceanic microplastic debris enhances oviposition in an endemic pelagic insect. Biology Letters. http://dx.doi.org/10.1098/rsbl.2012.0298)

Crediti immagine: superdumpa

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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