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Inran e altri enti: il Disegno di legge sulla riforma

Intervista a Leana Pignedoli, senatrice Pd e promotrice del Ddl, con un commento sul caso Inran

POLITICA – Il caso Inran è il tema caldo del momento, ma quello della ristrutturazione degli enti vigilati dal Mipaaf, il Ministero dell’agricoltura, è in realtà un argomento ricorrente, specie in questi anni di crisi economica, tutti all’insegna della necessità di stringere la cinghia. A riaccendere la miccia della discussione negli ultimi tempi è stato un disegno di legge presentato in Senato lo scorso 22 marzo, su iniziativa della senatrice Leana Pignedoli, capogruppo del Partito democratico in Commissione agricoltura al Senato. Già il titolo del Ddl è programmatico:

«Delega al Governo per il riordino, la soppressione e la riduzione degli enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e per la modernizzazione dei servizi all’agricoltura»

Nella relazione di presentazione del Ddl, Pignedoli e cofirmatari tracciano un quadro critico della situazione di questi enti (ce ne sono diversi e li abbiamo a grandi linee ricordati qui). Si legge, per esempio, che

«In alcuni casi, si rilevano patrimoni netti fortemente negativi e gestioni poco trasparenti. In altri casi, sono presenti fenomeni molto estesi di duplicazione, sovrapposizione e concorrenzialità nello svolgimento delle attività istituzionali, che denotano un grave deficit di governance. Emerge, infine, in molte situazioni, lo sconfinamento in attività del tutto incoerenti e improprie rispetto alle finalità istituzionali e volte esclusivamente a giustificare il sovradimensionamento degli organici.»

A fronte di questa situazione Pignedoli e colleghi chiedono al Governo di intervenire. Subito. Per rispondere alle esigenze di spending review ma anche e soprattutto per rilanciare la competitività del settore agricolo italiano, da tempo in sofferenza. Abbiamo chiesto alla senatrice di spiegare in dettaglio queste richieste.

Senatrice Pignedoli, partiamo dalle criticità sollevate nella vostra relazione. Può essere più precisa sugli aspetti negativi che avete elencato? Può farci qualche esempio concreto? 


Ci sono dati di fatto su insufficienze palesi: c’è un enorme lavoro di ricerca compiuto da vari enti che però non è conosciuto e non è minimamente collegato al lavoro delle imprese, ci sono tempi troppo lunghi per i sostegni finanziari alle aziende. Quando parliamo di duplicazioni di attività parliamo di una ricerca troppo frammentata, che disperde competenze e risorse umane. Per esempio: non c’è alcun motivo per distribuire i servizi finanziari su due enti, Isa (Istituto sviluppo agroalimentare) e Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare). Lo stesso vale per la raccolta dati tra Ismea, Istat e altri organismi di settore (dati che peraltro non coincidono mai). Perché non può esserci un solo ente di raccolta dati collegato con il sistema europeo? La situazione più urgente da affrontare è comunque quella del gruppo Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, quella che si occupa della distribuzione dei fondi della Politica agricola comune, circa 6 miliardi di risorse all’anno.

Di che situazione si tratta?

Intanto preciso che parlo appositamente di “gruppo”, perché Agea partecipa e controlla diverse società con il compito di erogazione e supervisione delle risorse europee. Siamo di fronte a  problemi davvero preoccupanti: procedure non chiare denunciate dal commissario pro tempore di Agea, irregolarità contabili e procedure non trasparenti. Addirittura nella controllata Sin (Sistema informativo nazionale per lo sviluppo dell’agricoltura) stanno emergendo lavori assegnati senza coperture finanziarie. E ancora: ci sono dubbi sull’affidabilità del sistema dei controlli (lo testimonierebbero troppe incongruenze di dati) e c’è il sospetto di erogazione illegale di fondi  europei e di infiltrazioni con la criminalità organizzata per queste assegnazioni illegali. Qui non c’è tempo da perdere: il Ministro Catania deve attivare subito una cabina di regia autorevole che raccolga competenze diverse, dalle specificità di materia alle capacità gestionali. Serve un comitato tecnico che in sei mesi faccia un censimento generale delle competenze, delle attività, delle immobilizzazioni. Che definisca un perimetro delle funzioni essenziali di cui il pubblico si deve occupare. Che definisca i rami di attività da scorporare e riassegnare.

A proposito di riordino: il vostro disegno di legge propone la riduzione degli enti vigilati a non più di quattro, attraverso «soppressione, fusione o incorporazione» di quelli esistenti. Avete in mente anche una riorganizzazione precisa?


No, non dobbiamo essere noi a definire quali società inglobano altre. Noi diciamo su quali tematiche vanno riorganizzate. Uno: la ricerca, per promuovere un sistema integrato e non disperso. Due: gli strumenti finanziari, che devono essere gestiti con criteri trasparenti. Tre: elaborazione dei dati statistici. In particolare proponiamo che i dati debbano essere raccolti solo dall’Istat. Quattro: erogazione delle risorse Pac, con un sistema di controllo gestito direttamente dal ministero e comunque autonomo dall’ente erogatore.

A che punto sono i lavori parlamentari sul Ddl?

Siamo in attesa di avviare l’iter in commissione agricoltura al Senato, ma la cosa ora più importante è che il governo faccia propria la proposta e proceda rapidamente con la riforma, perché in questa situazione di grande crisi c’è un obbligo di spesa rigorosa. L’agricoltura ha urgente bisogno di strumenti efficienti e immediati per ritrovare forte capacita competitiva. Del resto, proprio ora che c’è l’urgenza si palesano anche le opportunità.

Il Ministro Catania sembra condividere la logica di fondo della proposta, rispetto alla necessità di eliminare gli sprechi, razionalizzare le risorse e aumentare l’efficienza. La strada verso la riforma è dunque spianata?

È vero, il Ministro sembra condividere. Devo però dire che l’ho trovato dubbioso sulla possibilità di intervenire nel poco tempo che ci separa dalla fine della legislatura con una revisione radicale degli enti, come quella che stiamo proponendo.

L’ipotesi di una riorganizzazione/soppressione dell’Inran ha suscitato una potente levata di scudi ed è stata avviata una raccolta di firme a difesa dell’ente. Come risponde a questa reazione?

Inran accoglie importanti competenze e una mission assolutamente attuale, anzi in crescita nel rapporto agricoltura-cibo-salute. Tuttavia credo ne vada aggiornata l’impostazione, che è anche in questo caso troppo separata e distante dai contesti su cui dovrebbe incidere. Serve una maggior integrazione sia nella visione della ricerca sia nell’organizzazione. Quello che vorremmo vedere realizzato è un sistema di ricerca articolato in una rete che sposti le risorse dalle sedi, dai costi di gestione ordinaria evitabili, alle attività di ricerca, alle tecnologie, ai ricercatori. Da una ricerca “chiusa in casa propria” a un sistema dialogante tra ricerca, università, istituzioni, mondo imprenditoriale. Anche per questo chiedo al Ministro Catania di attivare in fretta  una cabina di regia per un progetto esecutivo di riordino degli enti. Gli chiedo di non ripetere le farse dei tre ministri che si sono susseguiti nell’ultimo governo che in modo estemporaneo, senza alcuna analisi sulle funzioni, senza alcuna misurazione di efficacia, alcuna riflessione sulle esigenze del settore di volta in volta hanno “estratto a sorte” un ente da accorpare o sopprimere lasciando inalterato tutto il resto.

Immagine: Shandchem/Flickr

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

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