CRONACA

Adieu, Minitel: requiem per un tecnosauro

CRONACA – Se, domenica, l’Italia del pallone ha detto addio alla Coppa Europa, il giorno prima la Francia aveva salutato, sicuramente con meno emozione e risonanza mediatica, il precursore della rete globale, a trent’anni dal suo lancio. Si tratta del Minitel, lanciato a livello nazionale oltralpe nel 1982: una rete commerciale online, la prima, che portò home-banking, prenotazioni di viaggi, previsioni meteo e chat osé a disposizione di milioni di utenti. Già, milioni: nei tardi anni Novanta, quando il Minitel raggiunse il suo picco, connetteva ai suoi servizi ben 25 milioni di utenti, tutti in Francia.

In un paese in cui la resistenza a tutto ciò che è etichettato come ‘anglosassone’ ha sempre incontrato una forte resistenza (ai tempi dell’entrata della Coca Cola in Francia, ci furono interpellanze parlamentari per fermare la Coca-colonizzazione), il Minitel era considerato con orgoglio un simbolo delle capacità tecnologiche francesi, un prodotto di maggior valore perché fatto in casa.

“Con il Minitel, abbiamo inventato gran parte della tecnologia di oggi”, afferma Jean-Paul Maury, ex direttore del progetto Minitel a France Telecom. Vista l’importanza come simbolo del dispositivo, non sorprende che gli aficionados lamentino il passaggio alla storia della loro rete, e che nascano gruppi su Facebook per scongiurare la sua fine. Ed è sul valore simbolico, oltre che sull’oggetto in sé, che vale la pena soffermarsi: perché le tecnologie possono dire molto sulla storia di un paese.

A molti francesi, il Minitel riporta alla memoria un’epoca in cui la Francia, spesso criticata per una scarsa propensione alle innovazioni tecnologiche, era sulla cresta dell’onda della modernità. La Francia di fine anni Settanta e inizi anni Ottanta ebbe infatti un ruolo di leader in molti campi tecnologici: la piramide davanti al Louvre, per dirne una, fu costruita in quell’epoca, come anche i primi treni ad alta velocità e il Concorde, l’aereo da trasporto supersonico che ha smesso di solcare i cieli mondiali nel 2003.

Originariamente progettato come una directory in linea per risparmiare carta, il Minitel aveva le apparenze di una poco attraente scatola grigia con uno schermo e una tastiera, che usava le normali linee telefoniche per trasmettere informazioni. Se la tecnologia che usava, il televideo, non era nuova (esisteva già nel Regno Unito e negli Stati Uniti), era però unica la quantità di servizi che offriva, accessibile attraverso una connessione via modem e un codice numerico da digitare.

Il governo francese giocò un ruolo importante nello sponsorizzare questa tecnologia, finanziando la distribuzione di milioni di terminali gratuiti per assicurare un’utenza elevata. Il suo creatore, però, non riuscì a ripetere altrove il successo raggiunto in patria. “La gente si stupiva del Minitel e veniva a vedere come funzionasse. Ma bisognava essere in grado di vendere i terminali a basso prezzo e poi costruire tutti i servizi, e altri paesi non hanno voluto fare questo sforzo”, aggiunge amaramente Maury.

Mentre il protocollo di internet fu standardizzato nel 1982, con l’introduzione del concetto di una rete globale di computer, soltanto a metà degli anni Novanta furono eliminate le restrizioni al traffico commerciale. Da allora, la crescita rapida del servizi su internet ha reso il Minitel obsoleto, un tecnosauro, ma molti in Francia hanno continuato a usarlo fino a qualche giorno fa. France Telecom valuta in 670mila il numero di terminali in circolazione, per lo più usati da contadini per scambiarsi informazioni sul bestiame e da medici per trasmettere dettagli sul servizio sanitario nazionale ai pazienti. “È triste vederlo sparire”, commenta Bernard Cointreau, medico. “All’epoca era uno strumento davvero rivoluzionario. Io, coi computer, non sono molto forte, e il vecchio sistema mi andava più che bene”, conclude malinconico, quasi scusandosi. Che fine faranno allora gli apparecchi inutilizzati? Circa il 90% dei terminali, in gran parte di plastica, saranno riciclati e rimodellati in parafanghi: una fine ingloriosa, non c’è dubbio, ma almeno eco-compatibile. Adieu, Minitel.

Crediti immagine: Marcin Wichary

3 Commenti

  1. Mi sembra (ma non metto la mano sul fuoco) che il Concorde sia di circa dieci anni precedente a quanto scrivi (e comunque era francese solo al 50%… prega che non ti legga nessuno nel Regno Unito).

    Saluti,

    Mauro.

  2. Ciao Mauro,

    il primo Concorde entrò in servizio nel 1976, cioè verso la fine degli anni Settanta, come riportato nell’articolo. Quando alla cooperazione coi i britannici, la francese Sud-Aviation collaborò con la British Aircraft Corporation, ma il dato interessante è che, mentre i britannici non erano nuovi a invenzioni tecnologiche nell’aviazione, lo erano i francesi. È per questo che diventò uno dei simboli della ”nuova” Francia, oltre al fatto che la messa in servizio chiudeva con un ultimo fuoco d’artificio il periodo di trent’anni conosciuto come i “Trenta gloriosi”, in cui la Francia si era trasformata da un paese prevalentemente rurale e distrutto dalla guerra a una potenza industriale e militare di primo livello (benché, ovviamente, dietro le due superpotenze).

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