CRONACAIN EVIDENZAULISSE

Spending review, enti a Rischio: lettera dal presidente di OGS

CRONACA – Diffondiamo una lettera ufficiale in cui il presidente dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS), Cristina Pediccchio, esprime preoccupazione per la Spending Review (il piano di tagli alla spesa pubblica) messa a punto dal Governo Monti in questi giorni. La manovra rischia infatti di far saltare più di un ente di ricerca (vi ricorda qualcosa?). Le voci che circolano sostengono che il finanziamento ordinario delle università sarà ridotto di 200 milioni (ma alle escuole non statali invece verranno erogati appunto 200 milioni). il Cnr, l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) saranno “rioganizzati” mentre direttamente “soppressi” saranno l’Istituto nazionale di ricerca metrologica, la Stazione zoologica Anton Dohrn, l’Istituto italiano di studi germanici, l’Istituto nazionale di alta matematica,  l’Istituto nazionale di astrofisica e il Museo storico della fisica e centro di studi e ricerche “Enrico Fermi”, e appunto, L’OGS.

Il Governo smentisce, però. Attendiamo di avere la bozza della manovra in versione originale per darvi conferma. Intanto ecco il testo del presidente di OGS.

riportiamo qui in versione integrale il testo della lettera

Spending review e ricerca

Tutti i paesi progrediti investono in modo intelligente in ricerca e innovazione e soprattutto in risorse umane dedicate alla “conoscenza”.

Sembra che per l’Italia invece la ricerca rappresenti un settore minoritario da “buttare nella spending review” con grande leggerezza e senza alcuna oggettiva motivazione.

Guardiamo il caso degli Enti di Ricerca del MIUR e la proposta di soppressione di molti di questi che sembra essere contenuta nella proposta del Commissario Bondi.
Ricordiamo che gli Enti di Ricerca sono appena stati riformati e sono attualmente soggetti al lungo processo di valutazione dell’Anvur che sta richiedendo tempo e dedizione. Ricordiamo anche che agli Enti di Ricerca viene giustamente chiesto dal Ministro e dalla UE di rafforzare la competitività internazionale attraendo investimenti e talenti in Italia e valorizzando la collaborazione con il settore privato.

Leggendo i contenuti della spending review sembra però che tutto quanto sia stato fatto ad oggi non conti niente, anzi non interessi proprio nessuno: gli Enti vanno soppressi, accorpati senza motivazione e buon senso e soprattutto senza alcun risparmio economico.

Altro che risparmi! Le notizie che si rincorrono in questi giorni stanno già producendo un effetto negativo dal punto di vista economico: imprese titubanti nel firmare contratti diricerca (dopo una fatica di anni per costruire un rapporto fiduciario e di seria collaborazione reciproca) e “talenti” (quelli che tanto vorremmo attirare) che rinunciano a venire in Italia per l’instabilità del sistema.

Questo è quello che sta vivendo anche l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale ‐OGS: un Ente con moltissime commesse da privati e progetti europei oggi messia rischio dalle notizie di cancellazione dell’Ente.

Ma il risparmio per il paese in questa manovra dove sta?? Forse si intendono mandare a casa tutti i precari e tutti i ricercatori che lavorano su commesse esterne? Se agli Enti viene giustamente richiesto un piano strategico che preveda tempi, modi e ricadute socio‐economiche delle attività, altrettanto vorremmo vedere da chi proponeaccorpamenti e soppressioni; quali i tempi? I costi? I vantaggi?

Ed ancora ci chiediamo: ma sono questi accorpamenti/soppressioni gli interventi di cui il sistema della ricerca ha bisogno? A nostro parere sicuramente no, anzi sarebbe invece opportuno garantire certezze, rispetto di tempi e modi su tutto quanto in atto oggi e soprattutto ridare fiducia ad un comparto come quello dei lavoratori della conoscenza invece di mortificarlo ulteriormente. Siamo consapevoli della difficile situazione globale e sicuramente disponibili a fare sacrifici per la sostenibilità del Paese; siamo anche pronti ai cambiamenti ma chiediamo ai nostri politici/tecnici che le azioni proposte siano di buon senso e ad effettivo vantaggio del sistema nazionale. Questo non sembra emergere dalla proposta di soppressione degli Enti di Ricerca, anzi il tutto sembra rappresentare un ulteriore immotivato colpo al mondo della ricerca e a tutti quelli che vi si dedicano con capacità e professionalità.

M.Cristina Pedicchio – Presidente OGS

Crediti immagine: OGS

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

4 Commenti

  1. Se da un lato sono preoccupato per l’occupazione dei precari e di aspiranti tali, provo un senso di sollievo nel leggere che il problema del riordino degli enti di ricerca venga affrontato di nuovo.
    La questione e’ stata posta ciclicamente negli anni passati, ma non si è mai giunti ad una definizione seria di quali dovessero essere le direttive su cui sviluppare una strategia, che non fosse di piccolo cabotaggio.
    Gli enti si sono moltiplicati negli anni e in molte occasioni si è assistito a una sovrapposizione di competenze, che fatalmente ha portato ad uno sperpero delle già esigue risorse.
    Molti enti avrebbero potuto essere istituti del CNR ( ad es. l’istituto di Alta Matematica o alcuni degli altri ent che risultano sulla lista degli enti soppressi).
    Il marasma in cui versa la ricerca pubblica italiana non è noto solo a chi non vuol vedere, citiamo qualche esempio
    a) Ogni ente ha una sua propria regolamentazione spesso in disaccordo con quella delle altre istituzioni
    b) Il peso della parte amministrativa (non scientifica) è diventato abnorme, in alcuni Enti (o Agenzie) si “ovvia” a tale problema ascrivendo al ruolo di “tecnologi” pure il personale addetto alle fotocopie ed è sufficiente essere considerati Ricercatori se si ha una laurea scientifica (in molti casi nemmeno quella) senza che vi sia stata alcuna selezione basata sulla reale attività scientifica
    c) Esistono ENTI di Ricerca afferenti al ministero dell’Università e della Ricerca (INFN, CNR…) altri afferenti ad altri ministeri (ENEA controllato dal MISE), ciò crea una disparità di trattamento, gli enti non controllati dal MUR sono come figli di un dio minore
    d) molti enti sono da anni sul “mercato” ovvero lo stato garantisce a questi solo i fondi per gli stipendi ma non quelli per la ricerca, che vanno reperiti tramite progetti e accordi di programma con istituzioni nazionali e/o europee
    e) altri enti godono del beneficio del contributo dello stato per la ricerca e al contempo possono accedere ai finanziamenti sul “mercato”, entrando in concorrenza “sleale” con quelli privi di tale beneficio
    f) dell’Università Italiana e dei suoi rapporti con gli ENTI di ricerca è meglio non parlare…si ricordi che il ranking internazionale delle università italiane ha un livello bassissimo, la preparazione dei nostri giovani (eccetto le doverose punte di eccellenza) è penosa se confrontata con quella di altri paesi (posso dirlo perchè insegno all’università di Roma da svariati anni e ho avuto analoghe esperienze in giro per il mondo)

    La situazione è di una insostenibile gravità e l’attuale stato di degrado è figlio di anni di confusione e pressapochismo che ha umiliato professionalità e aspettative.
    Non mi illudo che la spending review risolva i nodi che ci affiggono, ma che almeno ponga ciascuno di noi (e in particolare la mediocre dirigenza che fino ad ora ha amministrato) di fronte alle proprie responsabilità, in modo da cercare una via di uscita unanimemente condivisa e interessata in primo luogo agli interessi della ricerca, della sua qualità e di chi lavora in tale settore, le cui sorti non sono prescindibili dallo sviluppo del paese stesso.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: