CRONACAULISSE

Green Hill: caso chiuso?

CRONACA – Dopo le tante proteste degli animalisti, il corpo forestale dello Stato ha messo sotto sequestro Green Hill, lo stabilimento di Montichiari, in provincia di Brescia, dove sono allevati circa 2.700 beagle destinati ai laboratori di ricerca (non di “vivisezione”, che non viene più praticata da tempo). “Ci auguriamo che gli accertamenti in corso, disposti dalla Procura di Brescia, possano fare luce sulle reali condizioni di vita degli animali rinchiusi nei padiglioni della struttura”, hanno dichiarato la Lav e Legambiente, esprimendo soddisfazione per la chiusura di quello che hanno sempre chiamato “il lager di Green Hill”. La notizia della liberazione dei cani ha già fatto il giro del web, suscitando un’ondata di euforia collettiva.

Ho un beagle, perciò la vicenda mi tocca in modo particolare. Tuttavia, credo che Green Hill sia stata usata strumentalmente per portare avanti una battaglia contro la sperimentazione animale che poco ha a che fare con il caso specifico. Ovvio: se irregolarità sono state commesse, è giusto che i responsabili paghino. Ma una cosa è pretendere che un allevamento (qualunque esso sia, vale anche per gli allevamenti bovini, suini, ovini, avicoli) tuteli il benessere degli animali. Un’altra è prendere Green Hill come esempio, fuorviante ma d’impatto, per sostenere che la sperimentazione animale nella ricerca scientifica è una barbarie a cui bisogna porre fine.

Perché le cose, nella realtà, non stanno così. Gli scienziati non sono torturatori che si divertono a martoriare gli animali nei loro laboratori. Se utilizzano cavie (nell’80 per cento dei casi, parliamo di topi, ratti e altri roditori, come si evince dalle più recenti tabelle del Ministero della salute) è perché la ricerca biomedica non ne può fare a meno, perché non ci sono sistemi alternativi che consentano di studiare le malattie o sviluppare nuovi farmaci, come gli organismi viventi. E, in ogni caso, c’è una severa normativa, il cui scopo – si legge – è “proteggere gli animali e garantire loro il massimo benessere, limitare al minimo il dolore, la sofferenza, l’angoscia, i possibili danni derivanti dagli esperimenti, ridurre quanto più possibile il numero degli esperimenti e ridurre il numero degli animali usati negli esperimenti”.

Ora, al grido di “chiudiamo Green Hill”, la campagna contro la sperimentazione animale (una campagna ideologica, più che scientifica) si è spostata in Parlamento. In un clima non certo neutrale, è ripreso al Senato il riesame delle norme, già approvate alla Camera, che mirano a rendere più restrittivo l’impiego degli animali nella ricerca. L’articolo 14 della legge comunitaria intende, infatti, proibire l’allevamento di cani, gatti e primati sul territorio nazionale; vietare gli esperimenti senza anestesia, limitare l’uso degli animali transgenici; imporre la presenza di un “esperto in metodi alternativi” nei comitati etici, stabilendo, così, una serie di limitazioni che non sono previste nella direttiva comunitaria sulla sperimentazione animale, emanata nel 2010.

Se l’Italia dovesse approvare questi emendamenti, andrebbe in procedura d’infrazione a Bruxelles, con multe da migliaia di euro al giorno, perché la normativa europea vieta esplicitamente agli stati membri di adottare leggi più restrittive sulla sperimentazione animale, se successive alla normativa stessa”, mette in guardia Roberto Caminiti, responsabile del Comitato sull’uso degli animali della Società italiana di fisiologia (Sif) e della Società italiana di neuroscienze (Sins).

Mentre le associazioni animaliste chiedono a gran voce le nuove misure “per una ricerca pulita, scientifica ed eticamente accettabile”, il professor Caminiti, e molti altri esperti, le criticano duramente. Perché – dicono – vietare l’allevamento di cani, gatti e primati in Italia vorrebbe dire far arrivare gli animali dall’estero, sottoponendoli a uno stress maggiore nel trasporto e aumentando i costi della ricerca. Perché l’anestesia sulle cavie è già la regola, ma in alcuni casi è impossibile ricorrervi, per esempio nei test dei farmaci antidolorifici. Perché gli animali transgenici sono già protetti, alla stregua di tutti gli altri, e non c’è ragione di richiedere norme speciali in virtù di un presunto “pericolo per la salute dell’uomo” che costituirebbero. Perché non esistono “esperti in metodi alternativi”. Perché vietare gli animali nelle esercitazioni didattiche significherebbe sfornare personale medico inadeguato sia a operare sugli animali, sia sulle persone.

La politica, dal canto suo, è spaccata, anche all’interno degli stessi schieramenti. Il Pd, per esempio, vede da una parte Silvana Amati, paladina degli animali, e sul fronte opposto Ignazio Marino, chirurgo e senatore, che abolirebbe proprio questa bozza del ddl per adottare, semplicemente, la direttiva europea. Il Pdl, pure, non è compatto con l’ex ministro Michela Brambilla, in prima fila nelle proteste contro Green Hill, e Carlo Giovanardi, fortemente critico verso altre restrizioni alla ricerca scientifica. L’Idv sembra invece avere le idee chiare: è contro la sperimentazione animale. D’altronde, quando i sondaggi dicono che la stragrande maggioranza degli italiani lo è, questa appare la posizione politicamente più conveniente. Molto più difficile è spiegare agli elettori perché la sperimentazione animale serve.

La decisione al Senato è attesa per le prossime settimane. Si accettano scommesse su chi avrà l’ultima parola.

33 Commenti

  1. – Certo che Green Hill rappresenta un simbolo, un punto sul quale fare leva per scalzare un metodo non scientifico e crudele quale è quello della vivisezione!!
    – Come stanno le cose? Gli scienziati non sono torturatori? Di certo non tutti, ma coloro che spezzano ossa, danno scariche elettriche, ustionano, iniettano sostanze chimiche negli occhi, costringono a respirare altre sostanze chimiche, privano animali del rapporto madri/figli per pretesi studi psicologici e altro… come chiamarli??
    – A me non interessa la percentuale delle specie utilizzate, perchè sono comunque tutti animali, esseri senzienti con propri diritti e capaci di provare dolore e sofferenza psichica… e, considerando anche il punto di vista scientifico, nessuno di loro può essere “modello” per la specie animale.
    – Non è assolutamente vero che non esistano metodi senza animali, anzi la vera scienza è proprio quella che ricerca su cellule e tessuti umani…
    – E’ vero, purtroppo la legge permette la vivisezione, ma per fortuna sempre più scienziati si dichiarano contrari a questa falsa scienza… “protezione”, “benessere”, “limitazione” sono tutte parole che perpetuano soltanto questo orrore e abominio (presunto) scientifico.
    – Purtroppo, la limitazione imposta dalla Direttiva Europea è reale… proprio per questo, ci sarà la raccolta firme http://www.stopvivisezione.com
    – Gli animali transgenici non dovrebbero nemmeno esistere, sono esseri che soffrono forse se possibile ancora più degli altri, perchè creati appositamente in laboratorio da scienziati che giocano ad essere Dio o la Natura.
    – Vorrei sinceramente sapere che cosa può imparare dalla dissezione di un cane, di un topo o di un maiale un futuro medico che dovrà operare su un paziente umano… si tratta di esseri biologicamente differenti, come chiunque non può fare a meno di riconoscere…
    – Perchè nell’articolo non si parla degli effetti della vivisezione sulla salute umana? di come spesso si sia rivelata un ostacolo per il progresso, se non addirittura la responsabile di danni collaterali gravi e perfino mortali?!

    1. Che frasi inutili da benpensanti!partendo dal fatto che tutto ciò che hai scritto sugli esperimenti che probabilmente hai visto nei film o che ti sei bevuta da altri stupidi che ti han raccontato,direi che ogni cosa è fatta per poter migliorare la vita dell uomo,e sai cosa testano in particolare?farmaci antitumorali..tutte le volte che perderai un parente amico madre o padre per tumori o leucemie ricordati di quello che stai facendo con la tua bella battaglia:bloccare la ricerca per nuove cure..poi prova a spiegar loro quello che hai fatto!!ps mai sentito parlare di terapia genica???è una procedura medica chein utero corregge geni malati di un feto consentendo la crescita e la vita normale…un po come i tuoi animali transgenici…ah dimenticavo che per te non dovrebbero nemmeno esistere..non ti auguro un figlio malato ma pensa di trovarti davanti a persone che traggono benefici dalla ricerca medica prima di andare a bloccarla per dei cani!!

      1. Medox..
        per favore ci diresti quali animali hanno, per esempio la nostra Leucemia?E la sindrome di Down? E la Fibrosi Cistica? E il Mesotelioma??

        ..Visto che MENO del 2% delle malattie umane (di preciso solo l’1,16%) si manifestano negli animali. Oltre il 98% non esistono nel mondo animale comprese quelle che citi tu forse è meglio smetterla con queste errate frasi fatte..
        Parla chi ha in famiglia diversi casi di cancro..quindi non rispondermi che dico cosi xchè amo gli animali…io amo i miei paranti malati e tutti coloro che sono nelle loro condizioni..e che attendono cure che la vivisezione falsa o tarda

      2. “Medox..
        per favore ci diresti quali animali hanno, per esempio la nostra Leucemia?E la sindrome di Down? E la Fibrosi Cistica? E il Mesotelioma??”

        Basta una rapida occhiata su Google Scholar con il nome della malattia + “animal model” per vedere come topi, ratti ed altri animali siano in grado di sviluppare queste malattie.

        Mi stupisce la citazione del Mesotelioma in quanto proprio in questo caso la sperimentazione su topi e ratti è quella che per prima ha permesso di legare questo tumore all’esposizione all’asbesto!

        “..Visto che MENO del 2% delle malattie umane (di preciso solo l’1,16%) si manifestano negli animali. Oltre il 98% non esistono nel mondo animale comprese quelle che citi tu forse è meglio smetterla con queste errate frasi fatte..”

        Da dove esce questa percentuale? Fonti?

  2. Nessuno (o quasi) pensa che gli scienziati siano torturatori che si divertono a martoriare gli animali nei loro laboratori, però non si capisce a cosa servano 2700 beagle se si utilizzano cavie nell’80 per cento dei casi…
    Inoltre sono convinto che le posizioni ideologiche esistano da ambo le parti, certe volte è semplicemente più comodo sfruttare i “collaudati” modelli animali, troppa la fatica per concretizzare metodi alternativi (nonostante tutta la ricerca internazionale miri in quella direzione), difficile anche riconoscere che l’efficacia della sperimentazione sugli animali è quasi una lotteria, come anche rendersi conto che il sistema stesso soffre di obsolescenza più che cronica.
    Devo anche aggiungere, per concludere, che se gli aspiranti chirurghi hanno bisogno di fare pratica con animali, allora hanno sbagliato mestiere, forse dovevano optare per veterinaria…

  3. Giulia, te che pensi che gli scienziati in materia siano dei crudeli torturatori… magnate ‘na grigliata di beagle!

  4. Gifh, i beagle sono un ottimo modello per l’apparato cardiovascolare.

    Giulia, Green Hill al massimo sarà un simbolo di maltrattamento (se le indagini confermeranno i timori di LAV o chi per loro). Nessuno si ricorda però che è un allevamento e non un laboratorio, e come l’articolo suggerisce la sperimentazione non viene bloccata per questo. Anzi, al massimo costerà alle nostre tasche di più, dovendo importare dall’estero gli animali, magari stipati da qualche parte per lungo tempo, e probabilmente da paesi dove i diritti per gli animali sono nulli (di certo così si pagherebbe meno, ma si rishia di non potere usare gli animali per lo stress accumulato, esso infatti fa a falsare gli studi).
    Anche prendendo per vero il tuo racconto di sadici torturatoti, Giulia, potrei anche trovare delle motivazioni volessi. Di certo per capire come funzionano i traumi ossei e conseguente rigenerazione qualche animale sarà stato usato ai tempi.
    Uguale, se per caso sfortunato ti finisce una sostanza nociva sugli occhi, non vai al PS? E se riescono a curarti è perchè qualcuno si è armato di spirito e ha provato sull’animale.
    Sarà crudele, ma piuttosto che venire a bussare a casa tua per testare l’efficacia di un trattamento, il “sadico” scienziato si è servito del modello animale.
    Anche lo studio sulle cellule umane è una vaccata colossale. Dimostrami come capire se per esempio una molecola che fa bene al fegato non sarebbe degradata nel sangue rendendola inutile per il fegato stesso, e di come la stessa può essere o meno metabolizzata (biodisponibilità, ecc…). Sai che se riesci a teorizzare e provare una cosa del genere puoi diventare la Bill Gates della scienza biomedica?
    Anche l’uso di staminali ha lo stesso problema: alla fine devono essere applicate ad un organismo completo e complesso (non all’ E. Coli, insomma).
    “…sono esseri che soffrono forse se possibile ancora più degli altri, perchè creati appositamente in laboratorio da scienziati che giocano ad essere Dio o la Natura.”
    Ogni animale da laboratorio è creato proprio in laboratorio o comunque in siti (appunto Green Hill ad esempio) dove si seguono direttive apposite. Difatti serve un corredo genico uguale per tutti gli animali usati in uno studio, e la cosa si riesce ad ottenere solo in laboratorio, di certo non andando a raccattare topi o cani, gatti, scimmie, zebrafish, ecc… per strada.
    L’anamnesi dei soggetti in tal maniera si conosce dai primi giorni di vita (se non già dalla gestazione, a seconda degli studi).
    Poi, seriamente, ti devo spiegare perchè esercitarsi sugli animali? Personalmente preferirei si usassero solo cadaveri umani, ma di certo non so quanti ce ne siano disponibili per tutti gli studenti del mondo.
    Comunque se tu ti fidi di finire sotto i ferri alla mercè di un chirurgo che non ha mai imparato a tenere il bisturi fermo, allora tanto di cappello.
    Poi dall’ultima domanda si capisce che non hai idea di come si sviluppa la ricerca (da quel che scrivi, immagino tu ti riferisca soprattutto alla farmacologia).
    Prima degli animali si usa fare i test in vitro e al pc, poi SA, poi sperimentazione sull’uomo.
    Ordunque, se ti riferisci a molecole ritirate dal mercato non si può imputare la colpa alla SA o potremmo dire lo stesso per i test in vitro o per la sperimentazione in fase clinica sull’uomo… e mi pare piuttosto insensato.
    Ovviamente la cosa deriva principalmente dal fatto che nessuno userebbe mai 7 mld di cavie e/o tutta la popolazione umana mondiale per studiare una molecola, anche se in teoria è il miglior metodo.
    Purtroppo questa limitazione pone sempre in essere il rischio che non si possano conoscere eventuali idiosincrasie di pazienti, allergie lievi, effetti collaterali che su 1000 persone durante la sperimentazione non si mostrano, ma su un campione mondiale (tutti i possibili acquirenti) ovviamente trovano maggior riscontro.
    Magari se ne può discutere meglio con esempi in futuro.

  5. “- Come stanno le cose? Gli scienziati non sono torturatori? Di certo non tutti, ma coloro che spezzano ossa, danno scariche elettriche, ustionano, iniettano sostanze chimiche negli occhi, costringono a respirare altre sostanze chimiche, privano animali del rapporto madri/figli per pretesi studi psicologici e altro… come chiamarli??”

    Semplicemente criminali, in quanto quelle pratiche sono per la maggior parte vietate. Già oggi la legge prescrive che gli animali non provino dolore o siano anestetizzati, ove questo non pregiudichi l’esperimento, come ad esempio nel caso di un test su farmaci analgesici o antidolorifici.
    La vivisezione in senso stretto è illegale (nell’Unione Europea e negli Stati Uniti perlomeno).
    L’animale inoltre viene sottoposto ad un unico test e all’infuori dell’esperimento stesso viene trattato con standard molto elevati, altrimenti semplicemente si rischierebbe di alterare e rendere quindi inutili i risultati dell’esperimento.

    “- A me non interessa la percentuale delle specie utilizzate, perchè sono comunque tutti animali, esseri senzienti con propri diritti e capaci di provare dolore e sofferenza psichica”

    Aspetto allora fiducioso di vedere migliaia di persone che manifestano davanti ad un allevamento di ratti/topi/moscerini/lombrichi e che irrompono per portarseli a casa.
    Questa posizione, rispettabilissima, per coerenza richiederebbe di essere anche contrari alle derattizazioni, all’utilizzo di pesticidi nei campi (anche “biologici” in quanto uccidono i parassiti, anche se “biologicamente”, anche loro) e insetticidi in casa (anche un semplice “zampirone”).
    Mi sembra inoltre scontato che richiederebbe di rinunciare all’utilizzo di qualsiasi medicinale, vaccino e tecnica chirurgica, umane e veterinarie.

    “… e, considerando anche il punto di vista scientifico, nessuno di loro può essere “modello” per la specie animale.”

    Questa non è l’opinione della maggioranza del mondo scientifico. E i risultati li può osservare sia su questo sito sia in una farmacia, nelle statistiche sulle cause di morte o sulla speranza di vita.
    Esistono delle importanti differenze tra una specie e l’altra ma anche molte fondamentali similitudini, a livello di organi, apparati, meccanismi cellulari..alcune in comune solo coi primati, altre con tutti i mammiferi altre ancora con tutto il regno animale, fino ad arrivare ai cicli di respirazione cellulare, comuni ad esseri viventi di tutti i regni.

    “- Non è assolutamente vero che non esistano metodi senza animali, anzi la vera scienza è proprio quella che ricerca su cellule e tessuti umani…”

    I metodi in vitro e in silice (ovvero l’utilizzo di simulazioni) sono già utilizzati e sono complementari alla ricerca in vivo su cavie animali. Se un farmaco supera queste fasi e si dimostra efficace e non pericoloso allora inizia la sperimentazione umana.
    Cellule e tessuti riusciranno probabilmente a sostituire molti test, tossicologici e non, ma non saranno mai in grado di sostituire un organismo complesso: interazione tra organi diversi, meccanismi circolatori, linfatici. In poche parole si può anche testare ogni singolo componente di un’automobile (comunque infinitamente più semplice di un essere vivente) ma prima di metterla in commercio devo anche provarla in pista.
    Alcuni propongono di testare direttamente sugli essere umani, al di là del discorso etico (chiunque è libero di porre la vita di un topo sopra quella di un essere umano), ci sono numerosi problemi tecnici che rendono questa via poco praticabile.
    Attualmente infatti arriva alla sperimentazione umana un numero di molecole già fortemente filtrato dalle fasi precedenti, è vero che spesso gli effetti si rivelano diversi sull’uomo, ma se si saltasse questa prima fase sarebbe necessario sperimentare molte più sostanze sull’uomo; sarebbe necessario un grande numero di cavie umane, allevate appositamente (per effettuare esperimenti riproducibili serve un campione valido e non influenzato da eventi esterni) e tempi molto lunghi (il tempo necessario a sviluppare le patologie legate all’invecchiamento è proporzionale alla durata della vita e un topo vive molto meno di un essere umano).

    “- Vorrei sinceramente sapere che cosa può imparare dalla dissezione di un cane, di un topo o di un maiale un futuro medico che dovrà operare su un paziente umano… si tratta di esseri biologicamente differenti, come chiunque non può fare a meno di riconoscere…”

    E chiunque non può fare a meno di riconoscere che abbiamo anche molte somiglianze: abbiamo gli stessi organi, gli stessi apparati, a volte molto simili a volte meno. Cito solo i pacemaker sperimentati sui cani o l’insulina di maiale che ha salvato la vita a milioni di diabetici prima dell’avvento delle biotecnologie.

    “- Perchè nell’articolo non si parla degli effetti della vivisezione sulla salute umana? di come spesso si sia rivelata un ostacolo per il progresso, se non addirittura la responsabile di danni collaterali gravi e perfino mortali?!”

    Se ti riferisci al talidomide o all’insulina o altro il problema è semplicemente di adattamento del modello animale all’uomo: nel primo caso non si sono effettuati esperimenti su cavie gravide e nel secondo http://www.sci-med.it/miti/Penicillina.html.
    Le ricordo che dopo la sperimentazione animale si passa per quella umana quindi se un farmaco ha provocato vittime dopo essere stato messo in commercio, non solo ha fallito la sperimentazione animale ma anche quella in vitro (prima) e sull’uomo (dopo).
    Le cinture di sicurezza e gli airbag non salvano tutti gli automobilisti in caso di incidente, quindi vanno aboliti in quanto inutili?

    Ho volutamente evitato di parlare di test per prodotti cosmetici et similia in quanto essi sarebbero realisticamente eliminabili a differenza di moltissimi farmaci.
    Esistono farmaci e prodotti non testati sugli animali? Certo, ma solamente perché le sostanze che usano sono stata precedentemente sperimentate da qualcun altro e ormai i brevetti sono scaduti!
    Quindi si potrebbe vivere dei retaggi del passato e smettere di sperimentare ma significherebbe bloccare o comunque rallentare vistosamente lo sviluppo di nuove cure e non si potrebbero mettere in commercio nuovi prodotti, di qualsiasi genere, anche una nuova plastica riciclabile ed ecologica o un nuovo tessuto e meno di non sperimentarli direttamente sulla popolazione.

    Ci sono interessi economici che frenano lo sviluppo di tecniche alternative?
    Certamente svilupparle avrebbe un costo elevato ma il guadagno successivo sarebbe immane. Il costo di allevamento e mantenimento di migliaia di cavie da laboratorio è enorme e pesa parecchio sul costo di sviluppo di nuovi farmaci; tutte le ditte farmaceutiche sarebbe ben felici di farne a meno.

    Inoltre la sperimentazione animale non si ferma alla tossicologia e allo sviluppo dei farmaci.
    E’ anche indispensabile per la comprensione del funzionamento biologico dei tutte le forme di vita sulla terra. E non parlo di sezionare poveri cagnolini, ma di studi comportamentali per comprendere i meccanismi del pensiero (Pavlov era un crudele torturatore?) o studi sui geni dei moscerini della frutta.

  6. E’ triste vedere che si rischia sempre di essere massacrati quando ci si schiera a favore della sperimentazione. Ma finché non esisteranno metodi alternativi credo sia “meglio” (so che è brutto da dire) sacrificare una cavia (vita media 8 anni, ricordiamocelo) per salvare una vita umana. E voglio chiedere a chi si oppone così strenuamente: cosa fareste se ad ammalarsi fossero i vostri cari o i vostri figli?

  7. Grazie OggiScienza per questo post, e per aver espresso chiaramente il concetto che gli scienziati non sono mostri sadici.

  8. rispondo all’ultimo utente Zappacenerchiara: chi lo ha detto che è meglio sacrificare una cavia per salvare una vita umana? gli animali sono innocenti,gli uomini no di certo.
    e l’uomo non è nessuno per decidere della vita o della morte di altri essere che NON POSSONO RIBELLARSI.
    Questa mentalità cristiana dell’uomo al vertice della gerarchia degli essere è profondamente sbagliata,e spero vivamente che posto come Green Hill chiudano al più presto.

  9. Se uno sceglie di limitarsi ad avere come orizzonte culturale la TV, e come strumento conoscitivo il telecomando … magari continui – per coerenza – a restare passivo e ignorante, e sentimentalista (ma solo verso pochi pochissimi animali). Le feroci grida antivivisezioniste sembrano venire da bambinoni, ignoranti, che puntano solo sul sentimentalismo, delineando crudeli INTENZIONI di ricercatori, anzichè considerare la realtà. Il ricercatore è un “aguzzino” (l’aggettivo migliore) che passa una vita a cercare di seviziare animali: potrebbe farlo di nascosto quando vuole con cani e gatti randagi ma – secondo certi cervelloni – sceglie di farlo pubblicamente. Ricercatori, industrie e Stato si accordano non per migliorare la salute (molti “antivivisezionisti” non sanno nemmeno quanto si moriva di parto appena un secolo fa, e come si è risolto il problema) ma per infliggere sevizie. Il 99% degli scienziati sa che l’uso di QUALCHE animale è un compromesso necessario, ma questi ignoranti di livello inferiore alla III media continuano a manifestare con scritte rosso sangue, a gridare “aguzzini” e “crudeli”. Eppure in farmacia non chiedono i fiori di Bach, e dal loro medico o al pronto soccorso ci vanno ! E i computer (=scienza) li usano. Ignoranza pura, esibizionismo.

  10. @Rock in peace
    Grazie, ma la risposta non è coerente con la mia domanda. I Beagle si usano soprattutto per la loro docilità e dimensione, non solo come modello in cardiologia, ma anche per endocrinologia, ortopedia e altre pratiche invasive, nonostante si continui a raccomandare di favorire modelli con roditori (Animals (Scientific Procedures) Act 1986 e seguiti) e recentemente si tenda sempre più verso modelli in vitro e in silico. Sull’efficacia dei modelli animali ho già scritto altrove, ma sempre parlando di Beagle, questi usati come modelli per valutare la biodisponibilità dei farmaci nell’uomo sono del tutto inadeguati. Il cane (a digiuno) è infatti caratterizzato da una maggiore velocità di svuotamento gastrico rispetto l’uomo, cosa di non poco conto per le validazioni farmacologiche al punto da fornire risultati falsati o poco attendibili.

    @Zappacenerechiara
    L’attacco propagandistico emotivo (tra l’altro apparso anche in numerosi manifesti affissi in città e assolutamente deprecabile) non è una risposta adeguata all’inefficacia del modello stesso in quanto esso non è di tipo predittivo, ma euristico, e in quanto tale non è una soluzione ma un complemento.

    Non è detto che chi sostiene la critica scientifica sia anche animalista, vegetariano o vegano, sono convinto che esistano spunti per una discussione pacata e costruttiva se le critiche alla s.a. si pongono su base scientifica e non solo filosofico-ideologica. GreenHill è solo l’emblema del momento, mentre la s.a. è destinata all’estinzione se solo si mettessero da parte preconcetti anacronistici. Mi sento di sponsorizzare con piacere questo blog, soprattutto per il loro illuminismo scientifico: http://sperimentazioneanimale.wordpress.com

  11. Sono figlia di un vivisettore oramai in pensione. Da piccola mi è capitato di accompagnare mio padre a “controllare” gli stabulari e le stanze dove tenevano perlopiù roditori. Non voglio parlare di quello che ho visto nella azienda farmaceutica in cui ha lavorato per 30 anni. Dirò quello che dice ora mio padre: “gli esperimenti che ci obbligavano (per legge) a fare erano per il 90% dei casi inutili e causavano morte tra sofferenze atroci alle ratte a cui asportavamo l’utero e che venivano poi lasciate morire dissanguate”. Certo erano gli anni 60/70. Sono passati tanti anni da allora. Lui comprende ora l’orrore che ha causato. Non credo che il sacrificio di quelle tante cavie abbia realmente salvato la vita a qualche donna, ma potrei sbagliarmi. In ogni caso se dovessimo porre sul piatto della bilancia il numero di vite umane salvate e quella degli animali sacrificati, la bilancia della vita parlerebbe di un olocausto animale a favore della specie umana. Noi non siamo esseri destinati a vivere in eterno e le malattie, come la morte, fanno parte del nostro mondo. Detto ciò non voglio dire che non si debba fare ricerca, dico che non dobbiamo comportarci come gli unici esseri degni di vivere su questa terra. Abbiamo la possibilità di trovare nuove forme di ricerca e, certamente, l’unica sperimentazione valida è quella sull’uomo.

  12. Dico quello che dico perché sono favorevole al progresso scientifico, e spero che un giorno tante malattie ora mortali o irreversibili possano essere curate. Non è che la vita di un animale non abbia valore, ma esseri umani ed animali non possono essere messi sullo stesso piano proprio perché apparteniamo a specie diverse. Io non lavoro nel settore scientifico, sono solo molto interessata, e c’è chi come frankowsky ha esposto molto bene la situazione.
    @Cassandra: cosa significa “gli animali sono innocenti”? Non credo siano più o meno innocenti di un bambino… E non hai risposto al mio quesito.
    @Gifh forse abbiamo punti di vista diversi… Non si tratta di un “attacco propagandistico emotivo”, ma se dovessero ammalarsi i miei cari o i miei nipotini (non ho figli miei), o anche il mio gatto, vorrei fosse possibile curarli. Tutti noi ci curiamo quando stiamo male, immagino che anche l’aspirina o un banale analgesico per il mal di denti siano stati sperimentati…

  13. E’ bello finalmente trovare un’articolo sulla vicenda che parli in maniera semplice e adeguata, senza slanci di inutile rabbia.
    Purtroppo alcuni commenti rovinano il clima che si era creato, ma sono felice di aver scoperto questo blog!

  14. Non c’è che dire.
    Questo fa il paio con la responsabilità civile dei medici che invece di avventurarsi in percorsi alternativi di cura preferiscono seguire pedissequamente i protocolli.
    Tanto mica muoiono loro, muoiono i pazienti come è giusto che sia.
    Evviva la non sperimentazione nel paese dove albergano gli italioti.

  15. @Zappacenerechiara
    Domandare “cosa fareste se ad ammalarsi fossero i vostri cari o i vostri figli?” come supporto alla sperimentazione animale è un classico esempio di Argumentum ad misericordiam, una fallacia pragmatica che sfrutta uno stato compassionevole comparativo: “Meglio i beagle o i nostri figli?”. Questo però non ha nulla a che fare con l’efficacia della sperimentazione, nè con la possibilità di poterli curare in quanto si ignora totalmente il contesto specifico, nessuno garantisce che sperimentando sugli animali si risolva quel particolare problema in maniera più efficace che con altri metodi. La s.a. è una componente accessoria della ricerca medica, non è un fondamento irrinunciabile come si vorrebbe far credere e può evolversi in qualcosa di più etico se solo si accettasse in modo condiviso di poter cambiare paradigma. Ricordiamoci che i sistemi alternativi sono un progresso recente e promettono più che bene, per converso lo sfruttamento del modello animale risale agli albori della scienza medica e nel tempo ha rivelato tutte le sue fallacie e i suoi limiti, per chi vuole vederli.

    1. Infatti “promettono” più che bene e vengono studiati per poterli eventualmente applicare una volta che si sia dimostrata la loro efficacia. Una cosa è parlare di oggi, una del futuro. La S. A. ha dei limiti come tutte le tecniche ma ci ha permesso di avere molti medicinali che salvano la vita e migliorano la qualità dell’esistenza di milioni di persone. Anche l’argomento “hanno molti limiti” è usato qui in maniera “furbesca”.

      Invece altro discorso è farne materia di discussione etica. Se una persona ritiene che non è etico far male agli animali in nessun caso, che la S.A. sia o meno efficace, ha pieno diritto di opporsi.

      Ma appunto dire che la S.A. non ha basi scientifiche e non funziona è menzogna. E anche dire che al momento esistono tecniche “alternative”. Esistono invece tecniche “complementari” che pur vengono usate. E infatti negli ultimi decenni l’uso di cavie è proprozionalmente molto diminuito. Anche banalmente perché se gli scienziati potessero fare a meno di usare gli animali, lo farebbero subito: sono metodologie emotivamente “pesanti” , costano moltissimo in termini puramente economici, richiedono tempi biblici e sono estremamente complesse dal punto di vista gestionale.

  16. Scusami Gifh, ma credo (e spero) che dal momento in cui si possano usare metodi che non comportino la morte di un qualunque essere vivente, essi vengano adottati. Non penso che si scelga deliberatamente di uccidere degli animali per sperimentare se si hanno a disposizione metodi alternativi.
    I progressi fatti negli anni, e che si stanno facendo soprattutto ora (ad esempio i topolini paraplegici che hanno ripreso a camminare, se ricordo bene a Ginevra) dimostrano l’utilità di questi test.

  17. Cara Cipolloni, Visto che hai un beagle forse faresti bene a domandarti se questi cani non vengono in realtà spediti a subire i test su cosmetici e prodotti chimici.

    Come mai a Green Hill alcuni cani non avevano il chip?

    Perché dall’estero c’è stato un tentativo di manomettere la banca dati del computer?

    Perché l’azienda Green Hill s.r.l. ha detto un sacco di bugie, emerse in questi giorni con l’ingresso della forestale? Tutto normale?

    Riguardo alla ricerca scientifica, io credo che gli animali servano meno di una volta perché esiste il genoma ed é sopratutto quello l’ambito su cui concentrarsi. E non lo dico io, ma lo dice una persona come Umberto Veronesi, il quale stesso sostiene che i test su animali per la medicina servono solo in casi rari.

    PS guardacaso tutti gli articoli favorevoli a green hill sono di persone che dicono di avere un beagle.

  18. I benefici della sperimentazione animale per l’uomo?Giudicate voi!
    VIOXX. Un antiartritico, che dimostratosi sugli animali sicuro, è stato ritirato dal commercio perché sugli umani
    raddoppiava il rischio di drammatici eventi cardiovascolari (infarto, ictus e trombosi). Si stima abbia causato 320.000
    tra infarti ed ictus, di cui decine di migliaia fatali.
    VACCINI. “E’ ben risaputo che tutti i vaccini derivati da fonti animali possono provocare gravi danni al
    sistema nervoso dell’uomo, incluse paralisi, meningiti, e tumori al cervello, oltre a provocare in
    individui sani l’infezione che il vaccino avrebbe dovuto prevenire”.ANTIPOLIO. Questo vaccino fu ritardato per decenni a causa dell’errata concezione della malattia basata
    sui fuorvianti modelli animali. Un primo ‘vaccino’ derivò dalla sperimentazione animale, ma causò 6 morti e 12
    paralisi e fu abbandonato. La sperimentazione animale portò anche allo sviluppo di un trattamento nasale, il cui
    unico risultato fu di danneggiare permanentemente il sistema olfattivo di alcuni bambini su cui era stato testato. In
    seguito, il vaccino preparato utilizzando tessuti di scimmia contagiò centinaia di persone con il virus della
    polio. “Causò inoltre che almeno un virus (SV40) infettasse gli umani superando le barriere tra specie.” TGN1412. Non ha superato i test clinici, in cui i volontari sono quasi morti e, nonostante le terapie intensive,
    porteranno danni permanenti. Il farmaco era risultato innocuo dopo essere stato sperimentato anche sulle
    scimmie in dosi 500 volte maggiori.
    CHERATOTOMIA RADIALE. Una tecnica chirurgica per curare disturbi visivi, messa a punto e dimostrata
    efficace sui conigli; ma quando si passò all’uomo i primi pazienti rimasero ciechi.
    Il FUMO di sigaretta è responsabile di quasi un terzo della diffusione di cancro e di numerose malattie
    cardiovascolari. La sua diminuzione è stata tra i più rilevanti successi nella lotta al cancro. In particolare la
    correlazione fumo-tumore ai polmoni era stata attestata fin dagli anni ’30, ma la vivisezione continuò a metterla in
    dubbio e a negarla, non riuscendo a riprodurla sugli animali; ritardando di 40 anni la campagna di prevenzione.
    ERALDIN. Può indurre gravi reazioni cutanee, alterazioni della vista e cecità. Si stimarono
    migliaia di vittime, tra cui diversi decessi e, solo in Gran Bretagna, almeno 1.300 riportarono danni permanenti.
    Fu sperimentato intensamente su diverse specie animali, tra cui ratti, topi, cavie, conigli, criceti e scimmie, ma su
    nessun animale si riscontrarono le reazioni avverse indotte dal farmaco nell’uomo.
    TALIDOMIDE. Consigliato alle gestanti contro la nausea mattutina, perché dimostratosi innocuo sugli animali, si
    rivelò teratogeno (provoca malformazioni nel feto): circa 10.000 tra bambini focomelici o nati morti.
    Tra gli effetti collaterali anche neurite multipla. Risultò innocuo sperimentando su 150 specie

    (e sottospecie). Dopo il disastro, si riuscì ad indurre effetti teratogeni, raramente, in poche specie animali. L’azienda
    risarcì le vittime, ma non fu ritenuta penalmente responsabile perché aveva eseguito i test sugli animali previsti dalla
    legge.
    Potrei continuare per ore..

    1. A me invece bastano 10 secondi:

      da un mio precedente commento…
      “Le ricordo che dopo la sperimentazione animale si passa per quella umana quindi se un farmaco ha provocato vittime dopo essere stato messo in commercio, non solo ha fallito la sperimentazione animale ma anche quella in vitro (prima) e sull’uomo (dopo).
      Le cinture di sicurezza e gli airbag non salvano tutti gli automobilisti in caso di incidente, quindi vanno aboliti in quanto inutili?”

      Per approfondimenti (e qualche fonte):
      http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2012/05/10/il-talidomide-ovvero-come-ti-rivolto-la-frittata-storica/
      http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2012/07/10/la-lista-dei-50-disastri-della-sperimentazione-animale/

      1. È attualmente possibile usare tessuti umani per studiare malattie, conoscere le modalità di funzionamento del corpo umano, sviluppare e testare nuovi farmaci.

        Molte ricerche biomediche sono effettuate utilizzando tessuti ma, in modo apparentemente illogico, sono utilizzati principalmente cellule, tessuti e organi di origine animale.

        Spesso gli scienziati discutono delle difficoltà di estrapolare all’uomo risultati ottenuti su animali ma, in questo caso, anche lo scienziato più a favore dell’uso di animali non può se non ammettere che, potendo scegliere, sia meglio utilizzare direttamente tessuti umani che non tessuti animali per lo studio del corpo umano, delle sue malattie, delle sue cure.

        Principalmente, l’uso di tessuti umani fornisce dati per la specie di interesse: gli esseri umani. Perché non utilizzarli in maniera costante invece di continuare a utilizzare tessuti animali?

        Il principale problema è quello della difficoltà di un reperimento sufficiente e continuo di tessuti umani. Gli scienziati possono essere riluttanti a pianificare progetti di ricerca a medio-lungo termine senza avere la garanzia che i tessuti saranno disponibili al momento opportuno. Problema che non sussiste mantenendo animali negli stabulari e sopprimendoli al momento necessario.

        Il problema della disponibilità di tessuti e organi umani per la ricerca è reale e sentito: non sono disponibili abbastanza tessuti per soddisfare la richiesta delle industrie e dei centri di ricerca pubblici.

        Nel 1885 si scoprì che le cellule potevano essere mantenute vive in colture cellulari al di fuori del corpo. Da allora le tecniche di laboratorio per far crescere, sviluppare e mantenere cellule, tessuti e organi umani o animali in vitro (cioè al di fuori dell’organismo) sono enormemente progredite.

        Parlare di organi è ormai di linguaggio comune: fegato, cuore, cervello, ecc. sono organi del corpo umano. Banalizzando si può dire che gli organi sono formati da tessuti e i tessuti, a loro volta, sono formati da cellule. Tutto questo materiale umano rappresenta una delle più importanti risorse delle ricerca biomedica. Forse rappresenta anche la più importante risorsa “sprecata” della ricerca biomedica.

        È attualmente possibile usare tessuti umani per studiare malattie, conoscere le modalità di funzionamento del corpo umano, sviluppare e testare nuovi farmaci.

        Molte ricerche biomediche sono effettuate utilizzando tessuti ma, in modo apparentemente illogico, sono utilizzati principalmente cellule, tessuti e organi di origine animale.

        In Italia non esistono dati ufficiali sul numero di animali utilizzati per il prelievo dei tessuti ma, effettuando un confronto con la Svizzera (100 mila animali l’anno con un totale di animali usati a scopi sperimentali che è la metà rispetto all’Italia) e con il regno Unito (400 mila animali l’anno con un totale doppio di quello italiano), è ragionevole ipotizzare che siano circa 200 mila gli animali uccisi annualmente esclusivamente a questo scopo.

        Spesso gli scienziati discutono delle difficoltà di estrapolare all’uomo risultati ottenuti su animali ma, in questo caso, anche lo scienziato più a favore dell’uso di animali non può se non ammettere che, potendo scegliere, sia meglio utilizzare direttamente tessuti umani che non tessuti animali per lo studio del corpo umano, delle sue malattie, delle sue cure.

        Principalmente, l’uso di tessuti umani fornisce dati per la specie di interesse: gli esseri umani. Perché non utilizzarli in maniera costante invece di continuare a utilizzare tessuti animali?

        Il principale problema è quello della difficoltà di un reperimento sufficiente e continuo di tessuti umani. Gli scienziati possono essere riluttanti a pianificare progetti di ricerca a medio-lungo termine senza avere la garanzia che i tessuti saranno disponibili al momento opportuno. Problema che non sussiste mantenendo animali negli stabulari e sopprimendoli al momento necessario.
        Il materiale umano può essere ottenuto come:

        surplus di tessuto chirurgico (che attualmente viene buttato via e diventa rifiuto sanitario)
        tessuto da donatore (quando non adatto a trapianto)
        tessuto post-mortem (da medicina legale)
        Questo progetto ha come scopo il potenziamento della ricerca biomedica in Italia tramite la creazione e/o il supporto a una o più Banche di Tessuti Umani. Una Banca di Tessuti Umani è una struttura in grado di reperire, trattare, conservare e diffondere cellule, tessuti e organi umani.

        In molti paesi, dove simili progetti sono già stati avviati, era stata evidenziata la preoccupazione che questo tipo di “donazione” di materiale umano potesse entrare in concorrenza con le donazioni per i trapianti, e quindi potesse essere malvista sia dal pubblico che dalle banche di tessuti esistenti (che si occupano solo di trapianti).

        In realtà si è visto che questo non avviene, innanzitutto perché la donazione “da cadavere” avviene post-mortem, e non a cuore battente come accade per i trapianti di certi organi, e poi perché molti organi e tessuti non sono comunque utilizzabili per i trapianti.

        Per un trapianto di cuore l’organo viene asportato a cuore battente, e la morte è solo cerebrale. L’organo di un paziente già morto non serve per i trapianti, ma per la ricerca sì. Quindi, anche eventuali obiezioni di tipo etico sull’espianto a cuore battente non si pongono nel caso delle donazione per ricerca, perché questa avviene post-mortem.

        Per le donazioni di materiale di scarto delle operazioni, il problema non si pone assolutamente perché questo non risulta di alcuna utilità per i trapianti. Principalmente si tratta di tessuto che viene buttato via, che diventa un rifiuto sanitario e che presuppone costi di trattamento e smaltimento a spese della collettività.

        Perciò, la donazione per la ricerca non si pone mai in concorrenza con quella per trapianto, e non pone problemi etici sull’espianto perché avviene dopo la morte del paziente oppure i tessuti donati sono scarti di operazioni chirurgiche.

        La maggiore risorsa di biomateriali della ricerca medica viene, attualmente, buttata via.

        È attualmente considerata rifiuto speciale ospedaliero che deve essere trasportato, trattato e smaltito a spese della collettività, sia in termini economici che sanitari. In tutte le nazioni, questo spreco sta costando ogni anno un numero non quantificabile di vite umane e un numero più o meno quantificabile di vite animali.

        La situazione internazionale
        La Banca dei Tessuti Umani del Regno Unito, UKHTB

        Situata presso l’Università De Montfort a Leicester, la UKHTB è stata creata nel 1999 per ricevere tessuti umani non utilizzabili a fini di trapianto e per diffonderli successivamente come supporto per programmi di ricerca biomedica.

        La UKHTB fornisce tessuti umani per la ricerca a operatori del campo biomedico delle industrie farmaceutiche e degli Istituti Universitari. La possibilità di servirsi di questi tessuti può permettere una migliore comprensione delle malattie e delle predisposizioni individuali. I responsabili della UKHTB ritengono che la sempre maggior disponibilità di tessuti umani di buona qualità e adeguatamente trattati sia essenziale nello sviluppo di nuovi farmaci e nuove terapie.

        Tutti i tessuti sono utilizzati esclusivamente se ceduti volontariamente dai pazienti o dai familiari tramite un modulo che attesti il loro consenso informato. In questo modulo si motiva che i tessuti sono importanti per le ricerche e che grazie a questi le sperimentazioni sugli animali verranno diminuite. E’ sottolineato che i tessuti possono anche servire alle industrie farmaceutiche. Con questa procedura non è stata riscontrata una diminuzione dei donatori per trapianti.

        I tessuti possono essere di due tipologie diverse:

        tessuti non trapiantabili prelevati da cadaveri
        resti di operazioni
        I tessuti non trapiantabili da cadaveri possono essere organi sani come lo stomaco o la vescica che possono essere utilissimi ai ricercatori per approfondire la conoscenza sulla nascita e la cura di malattie come, ad esempio, il cancro.

        I resti di operazioni possono essere tessuti sani o malati che vengono prelevati durante operazioni di persone vive e che normalmente vengono buttati e diventano rifiuti ospedalieri. Anche in questo caso, sia tessuti sani sia malati possono essere utilissimi per la ricerca di nuove forme di diagnosi e di cura.

        La UKHTB riceve circa 900 donazioni all’anno. Ogni genere di tessuto può essere donato, a partire dalla vescica, il fegato, la pelle, l’intestino fino ad arrivare agli occhi e alle ghiandole linfatiche. Vengono utilizzate anche piccole parti dei tessuti oltre agli organi interi.

        Se non viene trovato nell’immediato un gruppo di ricerca interessato, i tessuti vengono congelati. Questi ultimi vengono forniti ai ricercatori alle stesse condizioni di quelli freschi.

        La UKHTB può usufruire del supporto di consulenti specialisti in chirurgia, in medicina generale e in varie discipline scientifiche. Ad esempio, collabora con vari istituti nazionali nello studio del rapporto diabete-pancreas studiando inoltre le conseguenze del diabete sugli altri organi. Vengono sviluppate inoltre altre ricerche per lo studio delle malattie respiratorie, neurologiche ed epatiche.

        Sono particolarmente interessanti gli studi che si stanno compiendo per:

        Migliorare la qualità e la tecnica nella preparazione e gestione delle culture cellulari per testare nuovi farmaci
        Prevenire la formazione di tumori
        Data la sua posizione centrale, la UKHTB è in grado di fornire tessuti in tutto lo stato. Il suo staff di 8 persone è organizzato per essere operativo 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno.

        Vengono forniti tessuti a 63 gruppi di ricerca.

        Il budget della UKHTB viene totalmente finanziato dai gruppi di ricerca che ricevono i tessuti. I costi sostenuti dalla UKHTB per ricevere i tessuti chirurgici di cui sopra sono alti e corrispondono allo stipendio di un chirurgo – ricercatore.

        L’Associazione internazionale delle Banche di Tessuti, AATB

        È un’organizzazione professionale che ha lo scopo di rappresentare e supportare i propri membri nel fornire linee guida per la pratica del trattamento dei tessuti.

        Il loro scopo è quello di procurare, trattare, conservare e distribuire tessuti umani per la cura diretta dei pazienti. Le Banche d’Occhi, per esempio, procurano, trattano, conservano e distribuiscono cornee in modo da permettere le migliori compatibilità tra cornea donata e corpo ricevente. Le Banche d’Ossa e le Banche di Valvole Cardiache operano con lo stesso sistema per altri tessuti.

        Pharmagene

        È la prima ditta farmaceutica che ha completamente eliminato l’uso di animali nelle proprie ricerche.

        Bob Coleman, uno dei fondatori della ditta, ha espresso alla rivista New Scientist la decisione di eliminare la sperimentazione su animali sostituendola con le più affidabili colture tissutali umane: “Crediamo che, se si vogliono sviluppare nuovi farmaci per gli uomini, allora bisogna concentrarsi sulla biologia umana e non su quella animale.”

        Ha creato una struttura interna che presenta una delle più grandi raccolte al mondo di tessuti umani specifici per la ricerca biomedica. Questi tessuti provengono da diverse tipologie cliniche di donatori e rappresentano tutti i principali organi del corpo umano.

        Alcuni tessuti sono utilizzati nella loro forma originale mentre altri sono trattati in modo da ricavarne biomateriali come:

        Membrane e microsomi
        Sezioni di tessuti
        Proteine e acidi nucleici (DNA e RNA)
        Colture cellulari
        Tutti i tessuti possono essere utili, sia tessuti sani, sia tessuti malati. I tessuti di fegato sono in assoluto i più importanti in quanto quest’organo è quello che gioca un ruolo prioritario nel metabolismo dei farmaci: gran parte delle trasformazioni chimiche che una sostanza subisce quando entra in contatto con un organismo avviene, nell’uomo, proprio nel fegato

        I tessuti provengono da diverse fonti: principalmente dipartimenti di patologia di 10 dei maggiori ospedali del Regno Unito, ma anche dell’Europa del Nord e degli Stati Uniti. L’Ospedale di Peterborough è uno dei maggiori fornitori.

        Le relazioni con i fornitori sono molto ben organizzate e uno staff specializzato della Pharmagene è sempre disponibile, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, per ricevere e trattare i tessuti e i biomateriali in arrivo.

        Tutti i tessuti:

        sono utilizzati previo consenso informato del donatore o dei parenti
        sono utilizzati esclusivamente a scopo di ricerca
        non sono comprati, venduti o distribuiti a terzi in quanto Pharmagene non è una banca di tessuti
        sono gestiti in forma anonima e vengono contrassegnati solo per le informazioni mediche senza accesso a informazioni private del donatore.
        Ospedale di Peterborough, PDH

        L’Ospedale di Peterborough (PDH) ha creato, da pochi anni, una Banca di Tessuti interna che gestisce circa 40 tipi di tessuti che, successivamente, vengono ceduti a 14 grosse ditte farmaceutiche e ad altre piccole ditte che effettuano sperimentazioni per conto terzi.

        La maggior parte del materiale è ottenuto dagli stessi pazienti dell’ospedale. Il dipartimento di isto-patologia, nel quale è situata la Banca, organizza una lista settimanale di ciascuna operazione e valuta quali possibilità ci siano di procurarsi tessuti umani, dai resti di piccole operazioni chirurgiche o biopsie fino alle amputazioni di arti. Successivamente un’infermiera spiega le implicazioni etiche e legali della donazione dei tessuti e la propone al paziente. Dato che l’unica alternativa per molti di questi tessuti è quella di diventare soltanto uno scarto da smaltire, raramente ottengono un rifiuto da parte del paziente.

        L’Associazione delle Banche di Tessuti, AATB, era inizialmente preoccupata che questa procedura potesse, in qualche modo, “rubare” organi da utilizzare per trapianti.

        Questa preoccupazione non esiste più in quanto si è visto che, tramite la creazione di liste di priorità e anche solo per la diversa tipologia di tessuti cercati, non esiste alcuna forma di concorrenza.

        Il Dr. Hadwen Trust

        Il Dr Hadwen Trust finanzia ricerche riguardanti problemi come tumori, malattie cardiache, meningite e morbo di Alzheimer. Nessuna delle ricerche fa uso di animali o di tessuti di origine animale e la maggior parte fa uso di tessuti umani. Il loro motto, presente nel loro sito internet, è: “Attraverso lo sviluppo e la promozione di tecniche più compassionevoli, i nostri progetti di ricerca potranno salvare migliaia di animali dalla futura sofferenza nei laboratori e allo stesso tempo fornire un vitale contributo nella battaglia contro queste orribili malattie. Ci stiamo dedicando a salvare vite domani senza rubare vite oggi.”

        Il Lord Dowding Fund for Humane Research

        Gli obiettivi del Lord Dowding Fund for Humane Research sono quelli di supportare e finanziare la ricerca medico-scientifica per la cura di malattie attualmente non curabili; di promuovere metodi e tecniche di insegnamento; di sviluppare tecniche chirurgiche.

        Fondato nel 1973, ha finora supportato ricerche di microchirurgia, test di tossicità, cura di diverse tipologie di tumore, morbo di Parkinson, schizofrenia, cataratta, danni celebrali, sviluppo di colture cellulari, studi al computer di nuovi farmaci, biotecnologia, metodi di insegnamento dal livello di scuola superiore fino al livello universitario.

        Nessuna delle ricerche finanziate fa uso di animali.

        Il Lord Dowding Fund for Humane Research è uno dei principali finanziatori della Banca dei Tessuti Umani del Regno Unito, UKHTB.

        Network Europeo delle Banche di Tessuti Umani

        Nel marzo 2002 si è tenuto a Levi, in Finlandia, il primo meeting non ufficiale di vari rappresentanti di istituti coinvolti direttamente o indirettamente nell’utilizzo di tessuti umani.

        21 partecipanti di 7 nazioni europee hanno presentato il proprio lavoro cercando di continuare un progetto, nato nel 1998, di coordinamento fra i diversi gruppi, un vero e proprio Network Europeo delle Banche di Tessuti Umani.

        Oltre ai già citati Banca dei Tessuti Umani del Regno Unito, Pharmagene e Ospedale di Peterborough, erano presenti:

        Il Laboratorio di Chirurgia Sperimentale di Strasburgo, Francia.
        Rappresentanti del gruppo FRAME che finanzia ricerche che possano Ridurre, Raffinare o Rimpiazzare (le famose 3R) l’uso di animali nella ricerca biomedica
        L’Istituto svedese Astra-Zeneca
        Il Dipartimento di Patologia dell’Ospedale Universitario di Tampere, Finlandia
        Il Servizio Trasfusionale della Croce Rossa Finlandese
        La ditta finlandese Orion Pharma
        La Facoltà di Medicina e Farmacia di Besancon, Francia
        La Banca del Cervello Danese
        Il Dipartimento di Neurologia dell’Università di Tartu, Estonia
        Il Centro di Ricerca sulle Cellule Epatiche di Rergensburg, Germania
        Il Centro Olandese per le Alternative all’uso di Animali
        L’Istituto tedesco DIZG per la sostituzione dell’uso di animali con colture cellulari e tissutali
        La Scuola Medica dell’Università di Tampere, Finlandia
        La ditta tedesca Europroteone AG
        Questo coordinamento è, a tutt’oggi, ancora in una stato embrionale ma dimostra l’interesse sempre crescente della comunità scientifica verso l’utilizzo di tessuti umani per lo studio, la diagnosi, l’osservazione e la cura delle principali malattie ancora incurabili.

        In molti degli istituti citati sono già disponibili Banche di Tessuti. Si nota inoltre chiaramente come il sud dell’Europa, Svizzera compresa, stia rischiando di rimanere indietro e tagliato fuori da uno dei più importanti passi in avanti mai compiuti nella ricerca medica.

        Il Centro ECVAM

        Il centro Ecvam (Centro Europeo per la Validazione delle Metodologie Alternative) è stato creato nell’ottobre del 1991 da una Commissione del Parlamento Europeo con l’obiettivo di sviluppare e di validare ufficialmente metodi alternativi all’uso di animali nella sperimentazione.

        La validazione ufficiale consiste nel riconoscimento a livello internazionale della validità dei metodi alternativi. Nel 1992 è diventato ufficialmente operativo come unità del Centro Comune di Ricerca che ha sede a Ispra (Varese), in Italia.

        Il centro ECVAM è l’unico centro autorizzato a validare metodologie alternative all’uso di animali; l’unico centro che, nel momento in cui giudica valido un metodo alternativo, impone le necessarie modifiche legislative per la sostituzione delle corrispondenti prove su animali. I doveri del centro Ecvam sono:

        Coordinare la validazione dei metodi alternativi a livello Europeo.
        Agire come punto focale nello scambio di informazioni sullo sviluppo dei metodi alternativi.
        Creare, sviluppare e aggiornare una banca dati sui metodi alternativi
        Promuovere il dialogo fra i legislatori, le industrie, gli scienziati, le organizzazioni dei consumatori e i gruppi per la protezione degli animali.
        Analisi delle banche di tessuti già esistenti sul territorio italiano

        Euro Bio Bank

        Il primo network operativo europeo di banche biologiche, in grado, cioè, di fornire campioni biologici umani (DNA, tessuti, cellule) a scopo di ricerca sulle malattie rare.

        Si propone di promuovere i legami tra centri europei con banche biologiche, per migliorare la qualità nella pratica di banking di tessuti, DNA e cellule, e per diffondere risorse e conoscenze nell’ambito della comunità scientifica.

        I partner dell’Euro Bio Bank sono qui elencati: lista dei partner

        Banca di tessuti e DNA da malattie neuromuscolari

        E’ un progetto dell’Università di Padova – Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche (il sito è in inglese).

        Laboratorio di Biologia della Cellula Muscolare

        E’ diretto dalla Dott.ssa Marina Mora – presso l’Istituto Neurologico “Carlo Besta”, Via Celoria 11, 20133 Milano.

        Nel laboratorio è stata costituita da alcuni anni una banca di cellule muscolari da pazienti con patologia neuromuscolare; questa banca attualmente contiene oltre 400 linee cellulari con varia patologia muscolare.

        Il laboratorio, con la sua banca di cellule muscolari, fa parte del network di banche biologiche di DNA, cellule e tessuti umani per la ricerca sulle malattie rare sopra citato – Eurobiobank – che ha recentemente ottenuto un finanziamento dalla Comunità Europea nell’ambito del quinto programma quadro per la ricerca e lo sviluppo.

        Ospedali di Galliera – Banca genetica: DNA, cellule e tessuti

        La banca è gestita dal Centro di Genetica Umana degli Ospedali Galliera

        Banca di DNA e linee cellulari derivate da pazienti affetti da malattie genetiche

        La banca è gestita dal Laboratorio di Diagnosi pre e post-natale di Malattie Metaboliche – Istituto “G. Gaslini”.

        Banca del DNA di pazienti affetti dalla malattia di parkinson, da parkinsonismi e da altri disturbi del movimento

        La banca è gestita dal Centro Parkinson e Disturbi del Movimento, Istituti Clinici di Perfezionamento.

        Banca di DNA e di tessuti muscolare e nervoso

        La banca è gestita dall’Istituto di Clinica Neurologica – Università di Milano – Ospedale Maggiore Policlinico – Centro Dino Ferrari.

        Banca di DNA e linee cellulari derivanti da pazienti con sindrome di rett o altri ritardi mentali

        La banca è gestita dal Dipartimento di Biologia Molecolare, Università di Siena (il sito è in inglese).

        Banca del DNA

        Il progetto è portato avanti dalla dott.ssa Luisa POLITANO, presso il Servizio di Cardiomiologia e Genetica Medica dell’Universita’ degli studi di Napoli

        “Tessuti umani d’archivio” per la ricerca di una terapia contro il cancro

        Si tratta di un progetto di analisi molecolare dei tessuti tumorali archiviati da anni dagli ospedali italiani.

        I singoli frammenti di tessuti tumorali prelevati dai pazienti in seguito ad un’ analisi istologica di routine, vengono inclusi in paraffina, catalogati e archiviati per anni secondo la legislatura.

        Grazie all’archivio di tessuti umani è stato possibile negli anni ricostruire l’archivio genetico di molte malattie. I frammenti di tessuto sono una fonte inesauribile di informazioni genetiche riguardanti ogni genere di tumore.

        Il dott. Stanta, dell’Istituto di Istopatologia molecolare di Trieste, lavora da quindici anni a questo progetto, partito dall’Università di Yale, con lo scopo di portare lo sviluppo dell’analisi molecolare del tessuto e quindi la terapia adatta anche negli ospedali più piccoli, per una terapia diffusa non d’elite.

        “L’analisi molecolare è un punto di partenza fondamentale per la comprensione dei meccanismi che portano allo sviluppo del tumore e la strada verso un’applicazione è molto lunga ma l’utilizzo di questi tessuti umani d’archivio- spiega Stanta- porterà a terapie personalizzate per il paziente.”

        Inoltre un gruppo di ricercatori impegnati in questo tipo di analisi, cerca di utilizzare dei microsensori prodotti nell’ambito delle nanotecnologie, che offrano risultati riproducibili e non, come spesso accade, risultati discordanti tra i vari gruppi di ricerca.

        “Avendo a disposizione tecnologie così sensibili si potrebbero analizzare anche poche cellule nel sangue e verificare se sono tumorali o meno- aggiunge Stanta- avendo così a disposizione una diagnosi assolutamente precoce del tumore, rintracciandolo nel nostro organismo ad un livello preclinico, evitando così al paziente calvari inutili ed estenuanti con il progredire della malattia.”

        Il Prof. Giorgio Stanta è Professore Associato di Anatomia Patologica, Dipartimento di Scienze Cliniche, Morfologiche e Tecnologiche, Università di Trieste; Responsabile del Laboratorio di Istopatologia Molecolare, International Center of Genetic Engineering and Biotechnology, Trieste.

        VitroScreen S.r.l.

        VitroScreen è una società di Ricerca e Servizi dedicata allo Sviluppo ed all’impegno delle Metodologie in Vitro per l’Industria Cosmetica, Chimica e Farmaceutica. VitroScreen ha scelto di impiegare per le sue ricerche esclusivamente Tessuti Umani Ricostruiti in Vitro (Vitroscreen, P.zza Giulio Cesare, 17 – 20145 Milano)

        Conclusioni

        Siamo di fronte a una svolta.

        Siamo di fronte alla possibilità di trasformare una delle più delicate tipologie di rifiuto in uno dei maggiori strumenti per la ricerca medica.

        In un unico progetto è possibile:

        Salvare 200.000 animali l’anno e ridurre del 15-20% l’utilizzo di animali a scopo sperimentale.
        Migliorare la ricerca biomedica.
        Migliorare la collaborazione fra gli specialisti che lavorano direttamente sul malato e i ricercatori che lavorano principalmente in laboratorio.
        Da una parte, grazie a precedenti sia internazionali che nazionali, si può dimostrare che creare, gestire e usare le banche di tessuti umani è possibile; dall’altra però, in Italia, non vengono raccolti i dati sull’utilizzo di animali per questa tipologia di sperimentazione.

        Il presente progetto si basa quindi su:

        supportare la proposta di legge 2157 (ex 5442) che contiene in se l’inserimento degli animali uccisi per la preparazione di culture di tessuti nella raccolta dati ministeriale, l’informatizzazione del sistema di raccolta dati e la creazione del suddetto osservatorio;
        supportare la creazione veloce dell’osservatorio con la presenza di esperti di metodi alternativi e animalisti;
        valutare, organizzare e proporre caso per caso la sostituzione dell’uccisione di animali con la creazione e/o l’utilizzo di banche di tessuti umani;
        fornire supporto economico nei casi in cui questo possa velocizzare la sostituzione dell’uso di animali.
        Il motivo principale per cui progetti simili non sono mai stati avviati in maniera completa all’estero è dato dal fatto che un argomento così complesso come quello dell’utilizzo di tessuti umani deve essere affrontato a livello multidisciplinare e tenendo conto dei vari aspetti connessi:

        dal punto di vista legislativo è necessario preparare una normativa che tuteli gli operatori sanitari e i ricercatori;
        dal punto di vista sociale è necessario far capire che l’utilizzo di tessuti umani per la ricerca non si pone mai in concorrenza con le donazioni di organi a scopo di trapianto;
        dal punto di vista organizzativo occorre creare un centro che possa raggruppare e catalogare i fornitori di tessuti e gli utilizzatori.
        dal punto di vista scientifico è ormai accettato dalla comunità scientifica internazionale che l’utilizzo di organi, tessuti e cellule umane può dare un enorme contributo alla ricerca medica.
        Questo progetto è stato preparato tenendo conto dei fallimenti e dei successi di tentativi condotti in nazioni estere più progredite scientificamente in questo campo.

        Eliminate alcune possibilità destinate sicuramente a fallire per le difficoltà organizzative, è stato scelto il progetto che meno modificava la situazione in Italia e che si basava su strutture, istituzioni, staff e centri di ricerca già esistenti e attrezzati.

        Il progetto deve essere visto come un sistema dinamico, modificabile, che deve migliorare nel tempo e che probabilmente si svilupperà a velocità diverse:

        alcuni centri si ricerca possono infatti diventare Banche di Tessuti in fretta e senza praticamente modificare la propria struttura interna, altri potrebbero doversi modificare parecchio e metterci molto tempo;
        alcuni ricercatori potrebbero in poco tempo passare all’uso di tessuti umani, altri potrebbero metterci tempo prima di superare l’inerzia e la comodità logistica di usare animali.Un mondo a Lei,probabilmente,sconosciuto.

      2. Non capisco perché cambiare argomento.
        Cosa c’entra l’utilizzo di tessuti umani per la sperimentazione, che a quanto leggo è utilizzato, sebbene con problemi di approvvigionamento e probabilmente di standardizzazione (è necessario conoscere approfonditamente la storia clinica del donatore per garantire la riproducibilità dei risultati) con i presunti danni legati alla sperimentazione animale?

        Primo, nessuno nega la ricerca di metodi complementari (e forse un giorno alternativi) alla sperimentazione animale. Ha presente la disciplina delle 3R?

        Secondo, lo studio in vitro, su cellule o tessuti animali o umani, non può dare indicazioni su processi che coinvolgono un organismo completo. Un sistema complesso come un organismo vivente non è facilmente riducibile ad una somma dei propri componenti.

        Terzo, la sperimentazione su tessuti umani rende intuitivamente i risultati più facilmente riportabili all’uomo (sebbene porti nuovi problemi). Ma ciò come risponde al fatto che tutti i farmaci in commercio oggi sono già sperimentati sull’uomo, organismo completo, e ciò non evita l’immissione in commercio di prodotti di cui si scoprono solo in seguito nuovi effetti collaterali, e che vengono quindi ritirati?
        (ricordo che qualsiasi sostanza ha effetti collaterali, anche l’ossigeno, quello che conta è il rapporto rischi/benefici).

        Infine mi chiedo, perché riportare per intero una pagina di novivisezione invece di linkarla, senza poi portare una riflessione personale a supporto?

  19. ok..se preferisci i commenti eccoli:
    Le Autorità legislative e loro consulenti (consulenti obiettivi,onesti e che hanno in mente solo i malati..probabilmente..) ,società (dette,nelle leggi italiane “sponsor”..nome promettente vero?),ricercatori,assicuratori ,responsabili case farmaceutiche (a proposito,nel codice deontologico di Federfarma non compare quasi mai la parola “paziente” o malato”.. coincidenza..) comitati etici, reclutatori e sperimentatori su CAVIE animali E UMANE, ripetono ai “non addetti ai lavori” : “preferisci un topo o un bambino?”..scordandosi sempre di dire che sono attivi presso Ospedali,Asl,ecc sperimentazioni cliniche sull’uomo (sui bambini,sui vecchi,sui sani,sui malati..e GRATIS). Il tutto normato da leggi (D.M.14/07/09; D.L. 211/03;ec) .
    Quindi nonostante gli studi sugli animali non siano utili all’uomo ( studiare su un cane potrebbe essere utile per i cani,studiare sui topi per i topi,ecc,ovvio!) tanto che LEGALMENTE,CONTINUAMENTE si passa agli studi sull’uomo addirittura in contemporanea, la vivisezione..perdon.. le sperimentazioni animali lunghe,continue e costose sono legalmente obbligatorie..perchè solo cosi si può legalmente passare alle CAVIE UMANE..solo cosi si possono reclutare migliaia di individui delle Investigator Brochure (sani nella mente,sani o malati nel corpo) a testare su di se gli effetti di una nuova molecola,nonostante gli effetti siano totalmente sconosciuti nell’uomo (solo a posteriori si può dire se l’uomo si comporta come si era comportato il topolino o il pesce o il ratto o il cane o la scimmia,ecc) .
    Dunque senza citare qualche “garanzia animale” (non tutte altrimenti la confusione sarebbe tremendamente palese anche ai bambini..basta trovarne un paio ad hoc citando proprio quelle specie che rispondono proprio come si vuole), sarebbe impossibile ottenere il consenso informato (e gratuito in Italia) da persone malate o sane, senza garanzie,senza soldi,senza sicurezze di inoffensività,senza certezze di reali benefici…
    La Vivisezione non si può abolire altrimenti ci sarebbero meno sponsor,meno progetti di ricerca,meno finanziamenti,meno pubblicazioni, meno soldi per chi “pasticcia sui topi”, meno ditte di strumenti di contenzione (a cosa serviranno mai visto che gli animali “sacrificati”,non bisogna dire vivisezionati!!.. sono ben trattati e in stato di benessere..),meno allevamenti di animali da ricerca,meno cavie umane, meno polizze assicurative,ecc..
    Matti sconsiderati..voi che pensate solo a bimbi e malati!..senza vivisezione ci sarebbero soltanto le ricerche utili!!!E il mercato???
    Follia..a meno che si incentri tutto sulla volontà di trovare cure umane efficaci.

    Esempi veramente positivi per la salute pubblica(che non è un bene monetizzabile ma un diritto universale!!!)? Usare soldi pubblici SOLO per sviluppare metodologie innovative (umane) in grado di garantire miglior informazione preclinica per gli umani su gli umani,usare di prassi tutto il materiale umano ospedaliero e operatorio, usare soldi pubblici per abbassare i prezzi di alimenti benefici e alzare il prezzo alle sostanze pericolose,vietare di rassicurare le “cavie umane” con dati ottenuti da specie diverse (quindi finirla con questa inutile sperimentazione animale),vietare sperimentazione su cavie umane sane che in quanto tali non trovano giovamento da un farmaco (visto anche che il principio base del giuramento di Ippocrate dice “primo non nuocere”),dire alla cavia umana la verità,magari corredata da un equo compenso,vietare che malati che possono curarsi vengano sottoposti a test placebo al posto della cura sperimentale, in Umana vietare la ricerca della massima dose tollerata e partire dalla minima dose curativa…
    E iniziare a dire e a scrivere la verità..

    Solo farneticazioni? Bene..niente pappa pronta,né da me né da altri:guardate da soli!
    Per esempio leggete su Osservatorio Nazionale Sperimentazione Clinica, su progetti San Raffaele,su Google “Investigator Brochur”..leggete i progetti di Telethon: quanti soldi per “studiare” la distrofia sui pesci(chissà se qualche studiò dira: pesce guarito dalla distrofia ma moto all’aria…già,loro non respirano la nostra aria..sembrerebbe una barzelletta vero?!!), oppure proget
    Anche se è più semplice e bucolico ascoltare Garattini che dice “un bimbo o un topo? (p.s. ops..kattiva citazione:proprio il suo adorato istituto di ricerca gode delle maggiori sperimentazioni..umane!..e animali).

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