CRONACAULISSE

La matematica delle bolle

CRONACA – Un trucchetto matematico che i delfini forse usano per pescare potrebbe affinare le tecniche di rilevamento sonar in acque basse, per esempio quelle che servono per individuare le mine.

I delfini usano “racchiudere” i banchi di pesce che cacciano in un muro di bolle per intrappolarli, ma questo metodo potrebbe ridurre la prestazione del sistema sonar che questi animali usano per individuare oggetti (e altri pesci) nell’acqua. Infatti le bolle nell’acqua riflettono il segnale sonar meglio dei pesciolini che i deflini vorebbero mangiarsi.

Perché usare le bolle allora, si sono chiesti gli scienziati? Timothy Leighton e colleghi dell’Univesità di Southampton pensano che i delfini usino un “trucco” basato sulla matematica. I ricercatori hanno generato dei “click” simili a  quelli usati dal sonar del delfino dentro una vasca in cui una sfera di metallo (che simulava un pesce) era nascosta da una nuvola di bolle.

Basandosi sul fatto che i delfini generano click di diversa intensità, Leighton ha alternato click forti a click più deboli. Questa variazione di intensità è stata sfruttata per miglirorare l’analisi degli eco e dunque la prestazione del sonar, applicando delle funzioni matematiche non lineari. Questo processo non lineare, a differenza dei sonar tradizionali usati dall’essere umano, è in grado di individuare il target in mezzo alle bolle.

Come puntualizza Leighton non è detto che i delfini usino questo sistema, e per capirlo sarà necessario fare ulteriori ricerche. Il sistema però potrebbe comunque rivelarsi molto utile. I sonar tradizionali infatti funzionano molto bene nell’individuare oggetti a grandi profondità, dove l’acqua è relativamente libera da bolle, ma nelle acque poco profonde sono imprecisi. La nuova metodologia invece potrebbe avere applicazioni interessanti, per esempio nel rilevare mine galleggianti.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. Mahhhh stendiamo un velo pietoso! Ai matematici e fisici piace occuparsi spesos di soggetti di cui non capiscono NULLA trattandoli con l’unica cosa che conoscono la matematica, inevitabilmente queste ricerche dopo un anno spariscono nell’oblio del nulla di fatto!
    Sara Giusti
    biologa zoologa

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: