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Una collana di conchiglie di 44mila anni

CULTURA – La cultura moderna è emersa in Africa meridionale almeno 44mila anni fa, cioè più di 20mila anni prima di quanto si sia pensato fino a oggi. Lo suggerisce un lavoro condotto da un gruppo internazionale di ricercatori, guidati dal paleoantropologo italiano Francesco d’Errico, ricercatore al Cnrs (il Cnr francese) di Bordeaux e all’università di Bergen in Norvegia.La fioritura di tecnologia e arte avvenne più o meno nella stessa epoca in cui gli umani moderni migravano dall’Africa all’Europa, area in cui avrebbero presto preso il posto dei Neanderthal. Secondo lo studio, molte delle caratteristiche dell’antica cultura umana identificata dagli antropologi sarebbero ancora presenti nelle culture di cacciatori e raccoglitori dell’Africa contemporanea, come i san dell’Africa meridionale. La ricerca, finanziata dal Consiglio europeo della ricerca, è stata pubblicata sull’edizione online della rivista PNAS. Le prove che cambiano la cronologia della cultura moderna sono state portate alla luce durante uno scavo nel sito archeologico di Border Cave, una caverna ai piedi dei monti Lebombo a KwaZulu-Natal, in Sudafrica e Swaziland.

Una questione chiave dell’evoluzione umana è determinare quando siano emerse culture umane simili alla nostra. Mentre la maggior parte degli archeologi ritiene che le tracce più antiche della cultura di cacciatori-raccoglitori san nell’Africa meridionale risalga a ventimila anni fa, il gruppo diretto da d’Errico ha rivelato che il comportamento culturale moderno potrebbe essere molto più antico. La caverna mostra tracce di abitazione da parte di esseri umani risalenti a più di 200mila anni fa, ma il gruppo sostiene di essere riuscito a datare accuratamente gli oggetti trovati a un periodo compreso tra 42mila e 44mila anni fa: si tratta della tarda Età della pietra, o Paleolitico superiore.

Tra gli artefatti organici – e quindi databili – trovati dal gruppo nella grotta, collane fatte con gusci d’uovo di struzzo, sottili punte di freccia d’osso, bastoni da scavo in legno, una sostanza gommosa simile alla pece, usata per attaccare lame d’osso e di pietra a impugnature di legno, un blocco di cera d’api, probabilmente dedicato allo stesso scopo, zanne di maiale lavorate, forse impiegate per piallare il legno, e ossa con incisioni, usate per contare. “I risultati della nostra ricerca mostrano che la comunità che viveva nella Border Cave 44mila anni fa usava bastoni da scavo di un tipo simile a quelli usati oggi dai san”, afferma d’Errico. “Si adornavano con collane di uova di struzzo e di conchiglie marine, e intagliavano le ossa per scopi di notazione”.

Aggiunge Lucinda Backwell, paleoantropologa dell’università del Witwatersrand, Sudafrica: “Modellavano punte d’osso per usarle come punteruoli e come frecce avvelenate. Una delle punte che abbiamo trovato era decorata con un motivo a spirale colorato con ocra rossa, che presenta una somiglianza notevole con gli artefatti che i san usano per identificare le loro frecce nelle battute di caccia”.

Le sottilissime punte d’osso sono “una prova molto convincente” dell’uso di archi e frecce, sostiene Paola Villa, coautrice dello studio e curatrice del Museo di storia naturale dell’università del Colorado. Alcune delle punte d’osso erano rivestite di acido ricinoleico, un veleno ricavato dal ricino. “Punte così affilate potevano penetrare pelli anche molto spesse, ma probabilmente l’uso del veleno era necessario per rendere la freccia capace di uccidere un animale”.

La scoperta rappresenta anche la prima testimonianza della produzione di pece. Il processo richiede di bruciare della corteccia in assenza di aria. “Forse gli umani dell’Età della pietra scavavano buchi nel terreno, vi ponevano la corteccia, l’accendevano e coprivano le buche con delle pietre”, conclude Villa. Lo studio, di grande valore nell’ambito della storia dell’evoluzione umana, potrà anche essere usato per ricerche future, per esempio per far luce su innovazioni comportamentali-chiave emerse nell’Africa meridionale.

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