CULTURAULISSE

Non sparate (solo) sul giornalista?

CULTURA – A sentire i titoli dei quotidiani, del tg o altri mezzi di comunicazione la cura per il cancro dovrebbe essere stata scoperta milioni di volte, il diabete sconfitto, la malaria debellata. E invece no. Certo che noi giornalisti (e gli editori) un mea culpa lo dobbiamo fare se esiste una tale discrepanza fra la percezione pubblica dei risultati della ricerca medica e i risultati reali della stessa. Troppo spesso infatti sui media si tende a calcare la mano sugli strabilitanti effetti di questa o quella cura, sulle entusiasmati prospettive future che sono spesso solo esagerazioni, quando non vere e proprie distorisioni della verità dei fatti. Un piccolo studio (non decisivo) suggerisce però che un po’ di responsabilità la possono avere anche gli stessi scienziati.

Lo studio pubblicato su PLoS Medicine conferma quanto già noto (e cioè che la pubblicazione di risultati esagerati o inappropriati sui media ha un legame con la diffusione di comunicati stampa altrettanto esagerati o inappropriati) e aggiunge un dato nuovo: l’esagerazione nei comunicati stampa nel campione osservato rifletteva dati riportati in maniera scorretta negli stessi abstract scientifici e cioè i brevi riassunti (scritti dai ricercatori) all’inzio dei paper pubblicati sulle riviste scientifiche (quelle a revisione paritaria). Una specie di effetto a catena, insomma.

Isabelle Boutron dell’Université Paris Descartes, e colleghi hanno preso in esame 4 mesi di comunicati stampa in ambito medico usciti su Eurekalert, un servizio noto a chi lavora nel settore, dove vengono pubblicati i comunicati stampa emessi dai centri di ricerca e relativi in genere alla pubblicazione di studi su riviste scientifiche. Dei 498 individuati sono stati selezionati 70 (Boutron e colleghi hanno scelto solo quelli che facevano riferimento a studi clinici controllati randomizzati a due gruppi paralleli, in pratica il golden standard della ricerca medica). Di ciasciuno di questi è stato rintracciato il paper originale e poi è stata fatta una ricerca sistematica di tutti i pezzi relativi usciti nella stampa generalista (è stato possibile fare questo solo per 41 comunicati).

Nei paper (negli abstract e nel testo complessivo), nei comunicati e nelle news è stata cercata la presenza di quello che i ricercatori hanno chiamato “spin” e cioè la presenza di affermazioni che esagerano il risultato in senso positivo.

Come previsto circa la metà (33) dei comunicati mostrava tracce di spin, ma anche negli articoli originali si contavano 28 casi di distorsione, e soprattutto l’analisi statistica condotta da Boutron dimostrerebbe che l’unico fattore associato alla presenza di spin nel comunicato stampa era la presenza di spin anche nell’abstract del paper.

Gli autori stessi palesano i limiti del proprio studio, soprattutto la ridotta dimensione del campione, ma ritengono l’osservazione degna di approfondimento. “I revisori ed editori degli articoli (scientifici) pubblicati hanno un ruolo importante nella diffusione dei risultati della ricerca e dovrebbero prestare particolare attenzione alla necessità di assicurare che le conclusioni che vengono riportate siano un’appropriata riflessione sui risultati dei risultati e non una esagerazione  o una distorsione, ” scrivono nel paper.

Tra le distorsioni più praticate negli abstract (secondo quanto si legge nell’articolo)  c’è per esempio quella di non riportare la non significatività statistica del risultato principale, o di interpretarla come un’equivalenza fra i trattamenti, oppure ancora di riportare la significatività statistica di risultati secondari dello studio.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. Come dire: La “scienza” crea e alimenta la confusione e i massmedia la ingigantiscono con titoli “trainanti”! Nel libro “MAngiare sano e morire grassi” si trova un relativo capitolo per quanto riguarda l’obesità e le tante, troppe, diete e supplementi miracolosi!

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