mercoledì, Dicembre 19, 2018
AMBIENTECULTURAULISSE

Cinquanta primavere, e non le dimostra.

NOTIZIE – La settimana scorsa, uno dei volumi fondamentali per comprendere le origini del pensiero ambientalista ha compiuto cinquant’anni. Pubblicato nel 1962 negli Stati Uniti, Primavera silenziosa (‘Silent Spring’ nell’originale inglese) della biologa Rachel Carson è ben presto diventato un classico dell’ambientalismo, oltre ad aver dato inizio, secondo alcuni, allo stesso movimento ambientalista moderno. Qual è oggi, a cinquant’anni di distanza dalla pubblicazione, l’eredità di Primavera silenziosa?

Fin dalla pubblicazione, ebbe un impatto innegabile su temi di protezione ambientale e produzione agroalimentare e sollevò l’importante questione della tossicità dei pesticidi sulla salute umana e su quella di altre specie animali. La primavera silenziosa del titolo si riferiva appunto alla scomparsa di uccelli canori, causata secondo l’autrice dall’uso diffuso e sconsiderato di pesticidi.

Il volume della Carson scatenò reazioni particolarmente vivaci nell’industria chimica (supportata dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti), ma rifletté anche le inquietudini del suo tempo (un periodo che vide la nascita della controcultura nordamericana): in particolare, il fatto che le tecnologie moderne, combinate con un consumismo vorace, causassero problemi ambientali mai notati prima di allora o, peggio, ‘omessi’ per interessi commerciali.

È uno scritto, quello della Carson, che provoca ancora reazioni forti, non da ultimo per chi sostiene che la biologa sia stata direttamente responsabile della morte per malaria di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo, a causa dell’influenza che il libro ebbe nel promuovere e ottenere la proibizione nell’uso del Ddt nei primi anni Settanta. È un’analisi corretta? E come valutare cosa ci abbia lasciato Primavera silenziosa e misurarne il successo?

Partiamo dall’ultima domanda. Esistono svariate modalità per valutare l’influenza di un libro: il numero di copie vendute, quanto tempo resti sulla lista dei best-seller, in quante lingue sia stato tradotto, se sia incluso nelle liste di libri da leggere nelle scuole e università… Tuttavia, una misura che funziona in particolare con Primavera silenziosa è il numero di leggi o regolamenti che ha contribuito a cambiare.

Ci sono voluti anni: decenni, anche; ma nel tempo il libro ha influenzato direttamente il modo in cui i legislatori hanno analizzato la prima ondata di pesticidi agricoli del dopoguerra. Il dibattito pubblico sul ruolo di questi strumenti, dopo il libro, cambiò per sempre, e il fatto che questo irriti ancora oggi l’industria agrochimica la dice lunga sulla sua influenza, come anche il fatto che la Carson sia ancora un personaggio detestato da coloro che, soprattutto negli Stati uniti, s’ispirano a un’ideologia anti-ambientalista.

Le accuse provenienti da questo ambiente di oppositori, cioè i milioni di morti per malaria che il libro avrebbe causato, non sono che un’ulteriore indice della stravaganza, per usare un eufemismo, di un simile atteggiamento integralista. La stessa scrittrice, infatti, in corso d’opera precisò che non era sua intenzione vietare gli insetticidi chimici, ma informare il pubblico che sostanze chimiche velenose erano in mano a persone largamente o totalmente ignoranti del loro potenziale distruttivo per l’ambiente.

Cinquant’anni dopo, il libro della Carson è ancora attuale come al momento della sua pubblicazione. Ha insegnato ai suoi lettori a non fidarsi ciecamente dei proclami lanciati da imprese con interessi commerciali direttamente coinvolti nelle questioni ambientali: un’eredità che è stata la vera e propria fondazione del movimento ambientalista. Allo stesso tempo, però, ha contribuito in misura significativa a diffondere l’idea che il mondo moderno sia in qualche modo ‘contro natura’. Questa nozione, oggi, è diventata troppo semplicistica e retrograda, ma la responsabilità della sua interpretazione errata non si può attribuire interamente all’autrice, quanto alle estremizzazioni del suo scritto. In definitiva, nonostante qualche suo uso improprio, si può dire che Primavera silenziosa abbia lasciato un’eredità quasi del tutto positiva, e che abbia inciso profondamente nella concezione contemporanea dell’ambiente.

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