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Gli impegni familiari accorciano la vita

ImageRICERCA – Nel regno animale sono molte le specie in cui individui di sesso maschile e femminile hanno longevità molto diverse. Un caso di cui siamo tutti consapevoli è quello della nostra specie, in cui le donne sopravvivono mediamente di più rispetto agli uomini. Ma negli ambienti naturali la situazione è spesso ribaltata, come dimostrato da un recente studio pubblicato e liberamente accessibile sulla rivista online PLoS One, riguardante il caso del famoso varano di Komodo (Varanus komodoensis).

Questa specie vive esclusivamente nelle piccole isole di Komodo e Rinca (mappa) a largo di Flores, in Indonesia, e viene considerata la ‘lucertola più grande del mondo’. Un gruppo di ricercatori australiani, indonesiani e italiani ha monitorato le traiettorie di crescita e la sopravvivenza di oltre 400 individui nel periodo compreso tra il 2002 e il 2010. Lo studio  ha evidenziato curve di crescita decisamente differenti nei due sessi: infatti, tra la nascita e il raggiungimento della maturità sessuale (circa sette anni di età) la crescita di maschi e femmine è appaiata, mentre dopo il primo evento riproduttivo le femmine iniziano a crescere a ritmi significativamente inferiori rispetto ai conspecifici maschi. Questo si traduce in una taglia media all’età adulta molto diversa tra i sessi, con i maschi che raggiungono una lunghezza di 160 centimetri (esclusa la coda di almeno un metro di lunghezza) e i 70 kg di peso, mentre le loro controparti femminili che non superano mai i 120 centimetri di lunghezza per 25 kg di peso (grafico).

Un’ulteriore interessante differenza tra i sessi riguarda la longevità, con i maschi che possono raggiungere la veneranda età di 62 anni, mentre la femmina più vecchia documentata nell’area di studio aveva solo 31 anni. Più in generale, la frequenza delle femmine di età compresa tra i 20 e i 30 anni è significativamente inferiore di quella dei maschi (grafico).

Le cause alla base di queste crescita e sopravvivenza differenziali sarebbero da imputarsi agli elevati costi legati alla riproduzione, esclusivamente appannaggio delle femmine: sono loro, infatti, a deporre ed incubare le uova, costruire il nido e difenderlo dagli intrusi, attività che le impegnano per diversi mesi all’anno (fino a 7-8 mesi). In questo periodo, le femmine investono dunque le loro limitate energie e risorse nello sforzo riproduttivo anziché, come accade nei maschi, nella crescita corporea.

L’estremo investimento riproduttivo delle femmine si traduce infine in una limitata aspettativa di vita, e aiuta a spiegare uno dei misteri legati a questi organismi: quello della prevalenza maschile nella popolazione adulta (3 maschi per ciascuna femmina). E questo sbilanciamento demografico, concludono i ricercatori, potrebbe aver prodotto un effetto a catena inducendo i maschi ad investire sempre di più sulla crescita corporea, fattore che risulta determinante nella competizione diretta, spesso mediante violente lotte, per l’accesso alle poche partner disponibili, rendendo i maschi di questa specie le ‘lucertole più grandi del mondo.

Riferimenti:

Rebecca J. Laver, Deni Purwandana, Achmad Ariefiandy, Jeri Imansyah, David Forsyth, Claudio Ciofi, Tim S. Jessop. Life-History and Spatial Determinants of Somatic Growth Dynamics in Komodo Dragon Populations. PLoS ONE, 2012; 7 (9): e45398 DOI: 10.1371/journal.pone.0045398

Crediti immagine : Spencer Weart

Andrea Romano
Biologo e giornalista scientifico, lavora come ecologo all'Università degli Studi di Milano, dove studia il comportamento animale. Scrive di animali, natura ed evoluzione anche su Le Scienze e Focus D&R. Dal 2008, è caporedattore di Pikaia - portale dell'evoluzione

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