mercoledì, Dicembre 19, 2018
CRONACAULISSE

Una macchina del tempo per il linguaggio

2195801016_f357261477_oCRONACA – È possibile ricostruire le lingue antiche utilizzando un programma informatico e in poco tempo? Forse sì, almeno secondo uno studio pubblicato di recente su PNAS.

I ricercatori coinvolti nello studio hanno creato un programma informatico che riesce, in poco tempo, a ricomporre le protolingue (ovvero la ricostruzione di una lingua antica da cui discende una famiglia linguistica). Il nocciolo della questione è proprio questo: in poco tempo. Già, perché questo genere di studi si fa fin dal diciottesimo secolo ma generalmente dura molti anni, se non decenni: la ricostruzione di un linguaggio è infatti un’operazione molto complessa che si basa sulla comparazione di suoni e parole tra lingue appartenenti alla stessa famiglia.

L’importanza di ricostruire le lingue del passato? Lo studio del linguaggio apre la porta a una grande ricchezza di informazioni sulla cultura, le conoscenze e la struttura sociale dei popoli antichi.

Se gli archeologi possono studiare le lingue del passato a partire dai pochi frammenti rimasti delle tracce scritte, i linguisti generalmente le ricostruiscono utilizzando metodi comparativi basati sulle parole e sui suoni. I suoni, in particolare, cambiano con una certa regolarità nel tempo. Questo significa che, studiando i suono legati a due diverse lingue, si può capire se discendono dalla stessa lingua madre.

Il metodo di base usato per questo studio è lo stesso: viene analizzata una grande quantità di dati provenienti da un database di parole per capire come i suoni si siano evoluti all’interno di una famiglia di lingue. La differenza è che, grazie al calcolo probabilistico, in poco tempo i ricercatori sono riusciti a ricostruire 637 lingue proto-austronesiane con un’accuratezza dell’85% rispetto a uno stesso lavoro fatto manualmente dai linguisti.

Lo studio, portato avanti da una collaborazione di ricercatori che ha unito il dipartimento di statistica dell’Università British Columbia di Vancouver e del dipartimento di psicologia di Berkeley (California), non solo permette di capire molte cose sulle società del passato ma permette anche di formulare ipotesi su quali siano i fattori che portano un determinato suono a cambiare nel tempo e, successivamente, di fare previsioni su come le lingue attuali si evolveranno in futuro.

Il prossimo passo indicato dai ricercatori è quello di cambiare area geografica e di replicare lo studio sulle protolingue del Nord America.

Credidti immagine: Elvert Barnes, Flickr

Livia Marin
Dopo la laurea in fisica presso lʼUniversità di Trieste ho ottenuto il Master in Comunicazione della Scienza della SISSA. Sono direttrice responsabile di OggiScienza dal 2014 e, oltre al giornalismo, mi occupo di editoria scolastica.

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