SALUTEULISSE

Imparare? Danneggia il DNA

4254349672_da978b98bd_zSALUTE – L’attività dei neuroni legata all’apprendimento sembra essere responsabile di un danno al DNA, secondo uno studio pubblicato online su Nature Neuroscience. Un gruppo di ricerca del Gladstone Institute of Neurological Disease, in California, ha esaminato l’occorrenza di un particolare tipo di lesioni del DNA nel cervello di topi in condizioni normali e patologiche.
Questo tipo di danno, la rottura a doppio filamento, è considerato uno dei fattori coinvolti nell’invecchiamento cognitivo e in alcuni disturbi neurodegenerativi, come l’Alzheimer.
La ricerca pubblicata mostra però per la prima volta in organismi viventi che un normale comportamento, l’esplorazione di un nuovo ambiente, può indurre nel modello animale studiato un aumento di rotture del DNA in diverse zone del cervello, in particolare in una regione coinvolta nell’apprendimento, il giro dentato. Un simile aumento di danno genetico è stato indotto dai ricercatori anche con una stimolazione diretta delle cellule nervose, suggerendo che la normale attività dei neuroni, particolarmente intensa durante comportamenti di esplorazione e apprendimento, possa far accumulare un maggior numero di rotture del doppio filamento del DNA. Gli scienziati hanno osservato che in condizioni normali questi danni vengono riparati in breve tempo, entro ventiquattro ore, da meccanismi interni alla cellula. Questo momentaneo aumento di rotture del DNA, ipotizzano gli autori dello studio, potrebbe riflettere un processo naturale che facilita l’apprendimento e la formazione di nuove memorie.

Succede lo stesso in un cervello malato? Studiando un gruppo di topi con una mutazione che induce negli animali alcune caratteristiche dell’Alzheimer, i ricercatori californiani hanno osservato un maggior numero di lesioni al DNA, e un sistema di riparazione meno efficiente. La difficoltà a riparare questi danni potrebbe alterare, secondo gli autori della ricerca, la regolazione dell’espressione di geni nelle cellule nervose, contribuendo ai problemi cognitivi legati a disturbi come l’Alzheimer.

Crediti immagine: GE Healthcare, Flickr

Livia Marin
Dopo la laurea in fisica presso lʼUniversità di Trieste ho ottenuto il Master in Comunicazione della Scienza della SISSA. Sono direttrice responsabile di OggiScienza dal 2014 e, oltre al giornalismo, mi occupo di editoria scolastica.

3 Commenti

  1. Ah ah ah, ecco un nuovo obiettivo del proibizionismo dei nostri benevoli governi che impongono per legge la salute, anche perché come si ripete spesso nei loro santi telegiornali: la non-salute ha un “costo sociale”. Dunque prima: non fumare, non bere, non mangiar le patatine…etc… e adesso non studiare più; via…tollerato l’asilo ma abolita la scuola per i maggiori di 9 anni, ché danneggia il cervello ai bambini! Mi figuro che prossimamente i libri, a parte romanzetti e manuali di diete biologiche, vengano posti fuorilegge…e chi già ce l’ha è “invitato” a disfarsene, naturalmente pene severe per chi attenta alla salute dei pargoli facendogli sbirciare qualche enciclopedia: rigorosamente vietata ai minori di 18 anni, come le sigarette elettroniche (sà il “principio di “precauzione”)…! Se è lecito vietare una cosa in nome della salute perché mai non anche qualunque altra! I tiranni hanno ragione: diffondere il sapere tra il popolo fa male.

  2. Sarà.
    Ma stanno proprio in quel cambiamento del DNA i segreti dell’Evoluzione della progenie, della stirpe, dei popoli e della SPECIE.

  3. Attenzione che il termine DANNO ha un’accezione negativa! Quindi dire che imparare danneggia il DNA , può far pensare a chi legge che l’apprendimento sia qualcosa di negativo. In realtà gli autori del lavoro citato, parlano di rotture a doppio filamento del DNA fisiologiche. Per intenderci è lo stesso tipo di rottura del DNA che si verifica durante la produzione degli anticorpi. Forse sarebbe stato meglio scrivere Imparare? Modifica il DNA, così da non lasciare spazio a interpretazioni errate.
    Grazie e scusate l’intrusione.

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