AMBIENTE

Keystone Pipeline, Obama è al bivio

alaska-67304_640AMBIENTE – È ormai da qualche mese che negli Stati Uniti, tra ambientalisti e multinazionali del petrolio è battaglia aperta sul completamento del Keystone Pipeline, l’oleodotto che dovrebbe portare il petrolio estratto dalle sabbie bituminose del Canada fino alle raffinerie del Golfo del Messico.

Il progetto del nuovo tratto Keystone XL (1.897 chilometri), già respinto da Obama un anno fa, è stato ripreso in considerazione dopo le elezioni presidenziali e in queste settimane potrebbe ricevere il via libera definitivo dal Presidente americano.

Da una parte la TransCanada company, con il supporto dello stato canadese, parla di un progetto sicuro dal punto di vista tecnologico, ambientalmente compatibile, che porterà migliaia di posti di lavoro negli USA e che ridurrà del 40% le importazioni di petrolio dal Venezuela e dal Medio oriente. A confermare la tesi della TransCanada anche il report Energy 2020: independence day presentato a febbraio dalla società Citigroup, secondo il quale l’oleodotto (e l’intensificazione del fracking per estrarre petrolio e gas naturale) renderebbe gli Stati Uniti indipendenti dal punto di vista energetico entro il 2020.

Di parere opposto Sierra Club e 350.org che denunciano l’impatto ambientale dell’opera. In particolare l’oleodottto, attraverso i processi di estrazione e di raffinazione del petrolio, farà aumentare le emissioni di anidride carbonica degli USA come se venissero messe sulla strada nove milioni di automobili. Un altro problema è il passaggio dell’opera attraverso le aree protette di Sandhills e Ogallala nel Nebraska che danneggerebbe seriamente gli ecosistemi naturali. Ancora, le possibili fuoriuscite di petrolio dalle condutture (già 14 gli incidenti negli Stati Uniti) causerebbero danni ingenti alle riserve idriche e contaminerebbero il suolo. Non ultimo, solo il 10% dei posti di lavoro promessi, interessebbero le persone che vivono nelle zone vicine al Keystone Pipeline.

Tra i contrari alla grande opera, ancora durante la costruzione del primo tratto, ci sono state anche alcune popolazioni indigene canadesi. L’oleodotto infatti avrebbe distrutto luoghi sacri e contaminato le riserve idriche ma sembra che il conflitto sia rientrato grazie a una donazione, fatta ancora nel 2004, dalla TransCanada all’Università di Toronto per un progetto mirato atto a sensibilizzare gli indigeni sui benefici dell’oleodotto. Tentativo fallito, sembra, dato che nel settembre del 2011, un gruppo di nativi americani e di indigeni canadesi è stato arrestato davanti alla Casa Bianca perché manifestava contro il nuovo tratto Keystone XL che distruggerebbe parte delle riserve e dei luoghi sacri degli indigeni.

Ma cosa ne pensano i cittadini statunitensi? Secondo una ricerca del Pew Research Center il 66% degli americani è favorevole al Pipeline e il 48% considera valida la discussa tecnica del fracking per estrarre petrolio e gas naturale da sfruttare nella rete nazionale.

Da dire che la ricerca, su un campione di 1500 persone, è stata fatta tra il 15 e il 17 di marzo, quindi prima della rottura del Keystone Pipeline in Arkansas del 29 marzo che ha causato danni alla fauna locale, agli habitat fluviali dell’area e che ha costretto 22 famiglie a lasciare le loro case. A tal proposito sono impressionanti e inequivocabili le immagini del video virale sul disastro in Arkansas che ha conquistato youtube con più di 3 milioni di visualizzazioni in pochi giorni.

Manca poco per la scelta definitiva di Obama sul Keystone XL che farà capire in che direzione andranno gli Stati Uniti: se seguiranno ancora una volta la corsa all’oro nero o se decideranno di investire i 7 miliardi di dollari previsti per l’oleodotto in energie rinnovabili.

Nel frattempo per vedere da vicino in che zone passeranno le tubazioni, merita conoscere la storia del ventinovenne Ken Ilgunas che a piedi, tra settembre e febbraio di quest’anno, ha percorso  tutti i 1.897 chilometri del nuovo tratto dell’oleodotto. Sul sito web www.kenilgunas.com si può rivivere l’incredibile avventura attraverso video, foto e testimonianze dirette che, al di là dei tanti pareri tecnici, le motivazioni economiche e le scelte politiche, danno un’idea di cosa significa Keystone Pipeline.

Crediti immagine: tpsdave, Pixabay

2 Commenti

  1. Mi è difficile farmi un’idea precisa, troppe voci dissonanti. È una roba grossa che può probabilmente (insieme al fracking) avere conseguenze geopolitiche indirette rilevanti (gli U.S. Indipendenti dal punto di vista energetico!?). Si spera che vengano messe sul piatto, senza preclusioni, tutti i fattori positivi e negativi, senza che gli innegabili interessi economici annacquino i possibili danni ecologici ed i pregiudizi ideologici degli ambientalisti (spesso giustificati) non li esaltino. Certo che forse un po’ di coraggio per una scelta in direzione delle risorse rinnovabili da parte di Obama, assumerebbe un particolare significato anche per il resto del globo. Saluti.

  2. Se posso esprimere un parere trovo fortunati gli americani a potersi occupare di questi problemi e non sentire parlare solo di crisi e politici corrotti come accade qui in Italia.
    Credo che sia nell’interesse del popolo una soluzione del genere, anche se probabilmente danneggerà pochi per favorire molti.

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