CRONACAULISSE

Mangeremo alberi?

germany-70567_640CRONACA – Le proiezioni mostrano che entro il 2050 saremo più di 9 miliardi di persone sulla Terra; se a questo aggiungiamo il fatto che aumenta anche il consumo pro capite di generi alimentari ecco pronta la ricetta per una futura crisi globale. Dove reperire tutte le risorse necessarie?

Dal Politecnico della Virginia arriva una soluzione (forse) per il prossimo futuro: gli alberi. Secondo uno studio pubblicato su PNAS, infatti, è stato elaborato un procedimento per trasformare la cellulosa in amido, utilizzando un enzima sintetico.

Se pensiamo che per ogni tonnellata di cereali raccolti si hanno circa 2 o 3 tonnellate di scarti ricchi di cellulosa capiamo subito il motivo per cui, in tutto il mondo, grandi e piccole aziende stanno studiando il modo di ottenere dalle piante non commestibili dei biocarburanti. Per la prima volta, però, non è di carburanti che si parla ma di un composto alimentare, l’amido, che rappresenta una parte fondamentale della nostra dieta. L’amido è infatti presente in moltissimi alimenti come mais, patate, riso, tapioca, grano e fagioli.

L’idea di trasformare la cellulosa in amido deriva dalla somiglianza tra le due sostanze, entrambe composte da molecole di glucosio. Nel procedimento sono stati presi degli specifici geni da un batterio e inseriti in Escherichia Coli geneticamente modificato. In questo modo sono stati ottenuti due diversi enzimi: uno che serve a dividere le cellule della cellulosa in molecole più piccole, l’altro serve invece per ricostruire la struttura dell’amido.

Nessuna parte della cellulosa viene sprecata: nella trasformazione in amido viene prodotto anche glucosio che, fatto fermentare, può essere usato come biocombustibile.

Per ora il processo è ancora molto costoso: serve circa un milione di dollari per trasformare 200 Kg di cellulosa in 20 Kg di amido (che rappresentano il fabbisogno di carboidrati di una persona per circa 80 giorni). Ancora proibitivo quindi, ma Y-H-Percival Zhang , uno degli autori della ricerca, ha affermato che in  5 o 10 anni di ricerca si potrà fare la stessa trasformazione per mezzo dollaro a persona per giorno. “Non vediamo grandi ostacoli alla commercializzazione del processo”, hanno commentato gli autori, tanto che due di loro hanno già brevettato il procedimento.

Sempre secondo gli autori per il 2050 si potranno produrre in questo modo circa il 30% degli alimenti necessari a sfamare la popolazione mondiale: rimane ancora da verificare, però, se il processo sarà economicamente sostenibile e valido.

Crediti immagine: David Mark, Pixabay

Livia Marin
Dopo la laurea in fisica presso lʼUniversità di Trieste ho ottenuto il Master in Comunicazione della Scienza della SISSA. Sono direttrice responsabile di OggiScienza dal 2014 e, oltre al giornalismo, mi occupo di editoria scolastica.

4 Commenti

  1. Sarei più propenso ad un equilibrato controllo delle nascite per arrivare entro 200 anni ad una popolazione mondiale inferiore al miliardo di unità….non riesco proprio a capire questo accanimento nel restare numerosissimi e danosissimi per noi stessi e per tutto il pianeta.

  2. Io invece non saprei proprio a quale dei miei cinque figli (voluti e amatissimi, oltre che dannosissimi per il pianeta) rinunciare… Mi perdoni, Felicianbuhus. E perdoni anche loro di esistere, se può!

    1. non mi riferivo certamente alle persone già esistenti… ma a coloro che non essendo ancora nati non subiscono alcun danno se non vengono al mondo su un pianeta già sovrapopolato

      1. Questo l’avevo capito… appunto, mi chiedevo, a posteriori, quale di loro non avrei dovuto mettere al mondo. Grazie per la precisazione, comunque.

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