IL PARCO DELLE BUFALE

La scienza e il presidente, l’incredibile storia d’amore!

Valéry_Giscard_d’Estaing_1978

IL PARCO DELLE BUFALE – Grazie a un giornalista scientifico dell’EUSJA, la custode scopre l’esistenza di un “dialogo” sulla ricerca tra ogni settore della società e i massimi livelli dell’accademia, dell’industria, della politica e dei media, a sostegno dell’ “Eccellenza scientifica europea”.

Atomium Culture è la “Piattaforma permanente” fondata nel 2006 e lanciata nel novembre 2009 dall’ex-presidente Valéry Giscard d’Estaing, detto poi VGE, e da Michelangelo Baracchi Bonvicini, detto poi MBB. Fra i consulenti spiccano un altro has been ex collega del primo, Felipe González, e il “Professor Carlo Rubbia, Nobel Laureate in Phisics” (sic). 

Il talento divulgativo di VGE è noto per via del romanzo porno La Princesse et le Président in cui il suo alter ego incontra quello di Lady Diana sui tappeti di vari palazzi presidenziali e reali con una foga che fa cascare poltrone e lampadari. Il talento di MBB è meno ovvio:

dopo aver perseguito il giornalismo nel campo della corrispondenza dall’estero, iniziato a 18 anni e che lo ha portato in Kosovo e Albania (1999), Israele e Palestina durante la seconda Intifada (2002), Afghanistan, Pakistan e Iran (2003), si è dedicato alla ricerca storica.

All’università di Bologna, MBB mette a frutto quella ricerca per laurearsi con una tesi di interviste a Giulio Andreotti e altri eroi della storia europea contemporanea. Prima rischiava la vita per il gruppo Quotidiano.net nei cui giornali nessuno ne trova gli articoli, anche se una foto del 2003 lo ritrae all’Hotel Pierre di New York sul fronte di battaglia, a ridosso dell’uscita di Sognando Gerusalemme, pubblicato dietro pagamento da una vanity press.

VGE ed MBB  hanno inventato un nome originale:  l’inesistente atomium evoca la distruzione e alla scienza che la produce, e accordi altrettanto originali tra le università partner e la Piattaforma. Le prime forniscono alla seconda articoli già in inglese, scritti da docenti in qualunque materia. La seconda li mette tali e quali sul proprio sito e – semmai tradotti in polacco-  talvolta su quello dei quotidiani partner che si guardano bene dal segnalarli sull’edizione on-line o a stampa.

In mezzo a plumbee auto-promozioni di VGE e MBB, la custode ha scovato qualcosa sul sito del Sole-24 Ore e su un blog del Paìs frequentato da spambot. Il dialogo con la società langue ovunque, ma non con i politici di Bruxelles. Atomium Culture li invita ogni 18 mesi al suo dialogo EISRI, tra VGE e suoi ex colleghi, dirigenti di Atomium e di qualche partner, burocrati e scienziati tra i quali, nel febbraio scorso, una studiosa secondo la quale i buchi neri influiscono sugli stati mentali. Jens Degett dell’EUSJA-Danimarca ne è rimasto molto impressionato.

Langue pure il dialogo tra industria e accademia. Direttori della Ricerca & Sviluppo di due business partner hanno detto alla custode che a loro la Piattaforma né risulta né serve ché a dialogare con le università son capaci da soli. Tuttavia è l’attività principale di Atomium Culture. Nega infatti di ricevere fondi della Commissione Europea per organizzare eventi anche se per ogni EISRI riceve 400 mila euro dalla Commissione Europa. Nega inoltre di occuparsi di scienza e media anche se vuol creare uno Science Media Centre europeo e a tale scopo

sta facendo il massimo per sviluppare un progetto che rifletta i bisogni diversi dei vari stakeholder.

Lo ha precisato all’EUSJA il direttore delle relazioni esterne Renato Tagliaferro, titolare di un degree in storia americana ottenuto in un anno solo alla Columbia University, mentre a Bologna conseguiva in sei anni una laurea in scienze politiche.

La custode sente parlare del Centre da vent’anni e potrebbe essere la volta buona. La Piattaforma ha sia l’esperienza che la competenza per realizzarlo, come dimostrano i passati successi. Nel frattempo, progetta in Italia un dialogo su “scienza e politica” tra VGE ed ex colleghi, dirigenti di Atomium e partner, burocrati, scienziati e ministri del governo italiano.

Inspiegabilmente, un’università prescelta per ospitare l’evento, spendendo circa 200 mila euro,  e invitare quei ministri ha risposto no, grazie.

Crediti Immagine: National Archives, Wikimedia Commons

4 Commenti

  1. Cara Custode, la mia scarsa conoscenza della lingua inglese (e tedesca e spagnola) mi tarpa un po’ le ali nella completa fruizione dei links da lei messi a supporto dell’articolo (di ciò me ne dispiaccio). Ma da ciò che comprendo ci troviamo di fronte a dilettanti della scienza, ma professionisti nei “rapporti”, millantanti di produrre sapere (i buchi neri e gli stati mentali!?) e creare collegamenti culturali tra società e mondo della produzione tecnico-scientifica. Il problema è che si fanno dare fondi europei, quindi soldi di noi tutti per la fuffologia da loro perpetrata. È così? Poi passi per i giornali, ma le università che collaborano con i suddetti non se ne vergognano un po’? Ci guafagnano qualcosa anch’esse? Saluti.

  2. Robo,
    Le università non ci guadagnano nulla a quanto ne so, forniscono la materia prima “a gratis”.
    Per il resto, spero che l’asimmetria tra le dichiarazioni di Atomium Culture e i fatti sia evidente anche ai monoglotti…

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