CULTURALIBRIULISSE

LIBRI – Come fare ricerca e vivere felici

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LIBRI – “Guida pratica per ragazze in gamba”, edito Scienza Express, è un vero e proprio manuale di sopravvivenza per studentesse e ricercatrici. Qual è la situazione delle donne nel mondo della scienza in Italia? Cos’è il cosiddetto “soffitto di cristallo”? Ci sono strategie per farsi strada al meglio nel mondo della ricerca?

Ne abbiamo parlato con l’autrice del libro, Rossella Palomba, demografa di formazione e dirigente di ricerca del CNR presso l’istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali.

Lei si occupa per lavoro di tematiche di genere, di parità e di pari opportunità: in questa sua scelta quanto ha contato l’essere una donna in un ambiente di ricerca prettamente maschile?

Non so se mi abbia condizionata. Anche in passato ero abituata ad avere a che fare con i numeri, a oggettivizzare la realtà e a quantificare le cose per genere. Facendo queste prime analisi, vent’anni fa ho cominciato a pensare che ci fosse qualcosa di molto grave e molto storto nel nostro sistema scientifico, così mi sono appassionata alle tematiche di genere. Ho potuto andare a fondo sulla questione perché ero già un dirigente di ricerca noto e affermato anche sul piano internazionale, se fossi stata giovane probabilmente non ci sarei riuscita. La passione c’è ancora ma comincia ad esserci anche un po’ di sconforto.

Da dove nasce l’idea di un vero e proprio manuale per ricercatrici? E soprattutto, perché ancora nel 2013 serve un manuale per le donne nella ricerca?

Il manuale è una provocazione. È molto americana questa cosa, ci sono manuali per tutto, per aggiustare le cose in casa, per fare i parrucchieri… È necessario un manuale che cerchi un po’ di ripercorrere le fasi della carriera in questo lavoro e anche di demistificare la professione. Sicuramente è una professione bellissima, appassionante, coinvolgente ma è un lavoro come un altro; non ci vogliono geni per portarlo avanti, non bisogna fare rinunce totalizzanti come ad esempio “il lavoro o la famiglia”. Un manuale serve proprio per questo, per far capire come funzionano le cose: i ragazzi e le ragazze devono essere consapevoli delle difficoltà che incontreranno.

Quindi non è un libro solo per le donne ma anche per gli uomini?

Assolutamente sì perché il mondo scientifico è molto complesso e spesso non si viene ben consigliati e ben indirizzati. Quindi bisogna essere sempre coscienti, bisogna leggere con occhio critico il proprio ambiente di lavoro e anche essere ben attrezzati per capire come funzionano le cose e per fare al meglio le proprie scelte.

Si potrà arrivare alla parità tra uomini e donne nell’ambito scientifico? E cosa significa esattamente parità? 50% uomini e 50% donne?

Non vedo perché dobbiamo aspirare al 50%, perché non 70% donne? Però tutti noi abbiamo in testa la nozione che parità significa uguali: 50 tu e 50 io. Partendo da questo presupposto nel libro faccio delle proiezioni, sulla base dei tassi di crescita attuali, per capire quanto tempo sarebbe necessario per arrivare a questa parità. Ma la mia aspirazione non è il 50 ovviamente, è molto più ampia! Che vadano avanti quelli che meritano, e visto che le ragazze sono più brave all’università e nei dottorati, che sono più preparate, meglio formate, e riescono bene nel loro lavoro, aspiro al 70% minimo.

Cosa si potrebbe fare per accelerare il processo? Per esempio, nascondere i nomi dei candidati ai concorsi potrebbe essere una soluzione?

Questa domanda è stata oggetto di molti esperimenti. Alcuni sociologi hanno mandato a delle commissioni i curricula dei candidati per vedere se i risultati erano diversi nel caso fossero noti o meno i loro nomi. Effettivamente i due casi davano risultati molto diversi e, in particolare, si sono riscontrate molte differenze in favore del genere maschile. Possiamo usare tutti i trucchi possibili per fare in modo che la commissione non abbia alcun pregiudizio nei confronti dei candidati, ma sono sempre dei trucchi! Il problema non verrebbe risolto ma solo aggirato.

Nella sua esperienza avrà conosciuto molte ricercatrici, su cosa devono ancora lavorare le donne per arrivare alla parità?

 Manca proprio la consapevolezza che non sono considerate in modo uguale ai loro colleghi uomini, non se ne rendono conto e quando lo faranno sarà troppo tardi. Faccio molti focus group con le ricercatrici e non ce n’è mai nessuna che mi dice sì, in effetti mi ricordo di aver subito un’ingiustizia: non hanno coscienza di essere discriminate e tendono sempre a giustificare i loro colleghi.

Lei consiglierebbe alle giovani studentesse di entrare nel mondo della ricerca?

Certo, lo consiglierei perché secondo me la ricerca è un mestiere molto adatto alle donne, contrariamente a quello che si pensa. È un mestiere che lascia molte libertà e le idee ti possono venire in qualsiasi momento, quando fai la spesa o mentre stai cucinando la cena. In più la ricerca non è fatta da grandi scoperte ma da piccoli passetti in avanti che portano ad un grande risultato e questo secondo me è molto vicino alla natura della donna.

Livia Marin
Dopo la laurea in fisica presso lʼUniversità di Trieste ho ottenuto il Master in Comunicazione della Scienza della SISSA. Sono direttrice responsabile di OggiScienza dal 2014 e, oltre al giornalismo, mi occupo di editoria scolastica.

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