CRONACAULISSE

I cambiamenti portati dal clima

6311566951_b28929aaab_zAMBIENTE – “Presenza di acque in zone solitamente asciutte”, “disastroso allagamento che interferisce con le attività umane”, “inondazione che copre il 10-15% dei terreni agricoli, interessa le abitazioni e interferisce con le attività socio economiche della popolazione”. Queste sono solo alcune delle definizioni fornite dai 50 stati interessati dalla recente indagine dell’OMS  sui persistenti casi di alluvione che hanno interessato negli ultimi 10 anni l’Europa.

Difficile dare una definizione ad un fenomeno che, nonostante sia uno degli eventi naturali più comuni,  solo di recente è entrato a far parte della lista delle possibili emergenze. Se non si è cresciuti con il concetto di alluvione, risulta difficile adeguarsi rapidamente alle sue conseguenze. Questo è quello che è successo all’Europa negli ultimi anni. Di fronte ad un fenomeno di crescente intensità e frequenza, si è trovata in ginocchio, sprovvista delle adeguate strutture di emergenza, di fronte a un fenomeno di cui ha sempre solo sentito raccontare.

Lo studio, condotto dall’OMS su 50 paesi che negli ultimi anni sono stati interessati dal fenomeno, mostra un’intensificazione di fenomeni naturali estremi: negli ultimi 50 anni l’intensità degli episodi di pioggia torrenziale in Europa è aumentata, anche nelle zone in cui la media delle precipitazioni è invece diminuita come Europa centrale e Mediterraneo. In Europa settentrionale sono infatti aumentati gli episodi di pioggia in autunno e inverno, mentre sono diminuiti in europa centrale e nella zona Mediterranea. Secondo i pronostici dell’Intergovernal Panel of Climate Change, la probabilità di un ulteriore aumento della frequenza di questi episodi nel corso del ventunesimo secolo è compresa fra il 66 e il 100%. Le zone maggiormente interessate dai prossimi ulteriori cambiamenti saranno le Isole Britanniche e l’Europa centrale. Negli ultimi 10 anni le inondazioni hanno provocato danni ingenti che hanno interessato 3,4 milioni di persone, uccidendone più di mille. Le morti in questi casi sono difficili da monitorare, in ogni caso la maggior parte dei decessi è a carico dell’impatto diretto con il fenomeno mentre altre morti si verificherebbero nelle fasi di ripristino e pulizia dovute a incendi, scariche elettriche, infezioni, monossido di carbonio, avvelenamenti.

Ancora non sono stati monitorati gli effetti a lungo termine che sicuramente questi episodi generano sulla salute delle comunità interessate. Se episodi di stress, depressione, ansia, panico e insonnia immediatamente successivi all’evento sono stati registrati, più difficile, o ancora prematuro, è parlare dei disturbi che si manifesteranno in un secondo momento. Proprio per questo, sottolinea lo studio, è importante cominciare a pianificare strategie di supporto e di soccorso.

E’ necessaria un’immediata strutturazione e pianificazione di azioni preventive e limitative del danno. I rischi che comportano le inondazioni sono notevoli e interessano tanto la salute, quanto le strutture abitative, l’economia. Dobbiamo in sostanza ripensare a tutta la nostra organizzazione socio culturale in funzione del cambiamento climatico. Dobbiamo ricollocare il nostro stile di vita in funzione di un rischio che non avevamo mai considerato ma che presto potrebbe diventare la routine.

Fra le azioni indicate come prioritarie dallo studio, il rinsaldamento degli argini fluviali tramite piantagione arborea, il ricollocamento di strutture sanitarie in posizioni meno soggette ad inondazione, la messa a punto di piani di emergenza e recupero. Vanno inoltre individuati i gruppi più a rischio e per questi studiate apposite strategie di soccorso, vanno trovate strategie per comunicare laddove i consueti canali si interrompano. C’è in sostanza da reinventarsi, a tutti i livelli, la nostra consueta realtà in funzione di un mondo che cambia rapidamente.

Lo studio è stato condotto su 50 dei 53 paesi che fanno parte dell’eurozona dell’OMS.

Crediti immagine: OggiScienza, Flickr

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