mercoledì, Dicembre 19, 2018
LA VOCE DEL MASTERSPORT

I “colpi di testa” non fanno tanto bene

Crediti immagine: Sandy ChaseLA VOCE DEL MASTER – Con più di 265 milioni di giocatori in tutto il mondo, il calcio è lo sport più popolare del mondo: tuttavia, palleggiare spesso con la testa mette a rischio la salute del cervello. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’ Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University. Lo studio, pubblicato sulla rivista Radiology, ha riscontrato che i calciatori dediti a questa pratica hanno anomalie cerebrali molto simili a quelle riscontrate in pazienti che hanno subito lievi traumi cranici. I ricercatori hanno utilizzato tecniche avanzate di imaging cerebrale (MRI) per analizzare 37 adulti di età media 31 anni, giocatori di calcio a livello amatoriale. I soggetti si erano dedicati a questo sport sin dall’infanzia, e nell’anno precedente lo studio avevano giocato regolarmente per circa dieci mesi su dodici.

Durante una partita, il giocatore medio colpisce la palla con la testa da 6 a 12 volte; durante gli allenamenti, fino a 30 volte o anche più. Un singolo palleggiamento non è sufficiente a causare danni traumatici come la lacerazione delle fibre nervose, mentre impatti ripetuti potrebbero causare problemi clinici significativi, come la lacerazione delle fibre nervose e la degenerazione, nel tempo, delle cellule cerebrali. I giocatori sono stati in seguito sottoposti a test cognitivi e di memoria, e classificati in base alla frequenza con la quale avevano fatto palleggiamenti con la testa. Le immagini cerebrali raccolte sono state poi confrontate, mostrando anomalie nella condizione della sostanza bianca paragonabili a quelle presenti in pazienti che hanno subito commozioni cerebrali.

Il parametro confrontato era la FA, o anisotropia frazionaria, che misura il movimento delle molecole d’acqua all’interno e lungo gli assoni, le fibre nervose della materia bianca: l’uniformità della circolazione e un alto valore di FA indicano buone condizioni cerebrali, mentre un valore basso tende a indicare un danno assonale, e viene associato a decadimento cognitivo. I calciatori che avevano effettuato tra gli 885 e i 1.550 palleggiamenti annuali avevano FA significativamente inferiori in tre aree della sostanza bianca temporo-occipitale, mentre quelli il cui numero di palleggiamenti superava i 1.800 annuali avevano ottenuto punteggi molto minori rispetto agli altri nei test di memoria e cognitivi.

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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