AMBIENTECRONACA

Paradiso naturale? Solo se c’è l’uomo

5807359963_7b12b3ab8e_zAMBIENTE – Le vacanze si avvicinano e basta dire paradiso naturale per pensare ad atolli incontaminati nel mezzo del Pacifico. Tuttavia, isolamento non significa essere immuni dall’inquinamento: il cambiamento climatico è globale, la rete dei trasporti ormai raggiunge qualsiasi zona, e la sete di ricchezza spinge l’uomo in ogni angolo del pianeta. Proprio l’uomo però, oltre ad essere la causa della distruzione di questi ecosistemi, potrebbe rappresentare l’elemento chiave per la loro salvaguardia. Questo è quanto afferma una ricerca pubblicata su Biological Conservation, da un gruppo di ricercatori della Stanford University.

Innanzitutto, i ricercatori hanno osservato che c’è già la tendenza a preservare territori scarsamente popolati, cioè con densità inferiore a 2.5 abitanti/Km2. Infatti, il 67% dei territori protetti coincide con aree che rispondono a tali caratteristiche. Malgrado ciò, il 91% delle regioni più isolate è ancora privo di di un’analisi attenta e di piani per la sua salvaguardia.
Per formulare una strategia efficace, lo studio ha preso in esame due isole a sud-est delle Hawaii: la disabitata Palmyra, e Tabuaeran che conta non più di 3000 abitanti. I modelli sono diversi, ma scelti apposta per valutare quale impatto può avere l’intervento di ecologisti in zone disabitate o già popolate.

La ricetta proposta dagli studiosi per salvare atolli, foreste tropicali e calotte antartiche parte con l’acquisto di terreni disabitati, come accaduto a Palmyra, comprata da Nature Conservancy (TNC). Come fare a convincere i finanziatori che la natura ha un valore acquistabile? Per persuadere i finanziatori è necessario far leva sull’aspetto emotivo, esaltando la bellezza e la ricchezza di queste zone, la varietà delle specie che solo qui hanno avuto la possibilità di sopravvivere. Deve passare il concetto del valore, che la natura ha in quanto tale. Il loro contributo è fondamentale: anche se queste zone sono protette da barbari sfruttamenti perché difficili da raggiungere, il mantenimento di una natura incontaminata richiede costi elevati, proprio per l’inaccessibilità dei territori.

Un altro attore importante è la popolazione residente, a patto che comprenda l’importanza della biodiversità. La varietà offerta dalla natura rappresenta una fonte di cibo e di servizi per i residenti, ma deve essere usata in modo sapiente. Inoltre, la natura può anche aprire nuove possibilità economiche, come il turismo, che porterebbe con sé benessere e tecnologie, da cui i popoli più emarginati sono spesso esclusi.
Gli stessi turisti potrebbero spingere gli abitanti a preservare l’ambiente nelle sue forme originarie.

Il resto è affidato all’amministrazione, che dovrebbe farsi carico della pianificazione dell’immigrazione e dell’organizzazione urbana di queste regioni.

Gli studiosi sono consapevoli delle difficoltà e dei limiti legati alle loro proposte, ma lanciano la provocazione perché ritengono sia importante cominciare a riflettere sul modo più efficace per preservare quelle zone che, rimanendo isolate, sono diventate “il museo della biodiversità e la biblioteca dell’evoluzione”.

Crediti immagine: Giuseppe Portale, Flickr

Giulia Annovi
Mi occupo di scienza e innovazione, con un occhio speciale ai dati, al mondo della ricerca e all'uso dei social media in ambito accademico e sanitario. Sono interessata alla salute, all'ambiente e, nel mondo microscopico, alle proteine.

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