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Un mondo di plastica

numeri plastica copiaAMBIENTE – I ricercatori hanno scoperto che alle Hawaii il 20% dei pesci mangia plastica. Non dobbiamo stupirci. Dalle bottiglie fino alle micro-particelle, circa l’80% della spazzatura che si trova nei mari e negli oceani è plastica. Una grave minaccia per la biodiversità marina. Ma anche un veicolo attraverso cui gli interferenti endocrini possono penetrare nella catena alimentare, costituendo un potenziale pericolo per la salute umana.

Materiale versatile ed economico, la plastica fa ormai parte della nostra vita quotidiana: dal 1950 a oggi la produzione mondiale è passata da 1,5 milioni a 245 milioni di tonnellate.

Quando si parla di smaltimento, però, iniziano i guai. In Europa, oltre il 50% dei rifiuti di plastica finisce nelle discariche e solo il 21% è riciclato. La plastica che si accumula nelle discariche può causare problemi in futuro, come l’emissione di sostanze nocive e inquinanti.

Secondo il Libro verde pubblicato dall’Unione Europea, ancora troppa plastica finisce in discarica. Rafforzare gli obiettivi di riciclaggio al 70% entro il 2020 e potenziare la raccolta differenziata dei rifiuti di plastica, che dal 2015 sarà obbligatoria in tutti gli stati membri, potrebbe contribuire non solo a limitare i danni ambientali, ma anche a creare oltre 160mila nuovi posti di lavoro.

1 Commento

  1. Purtroppo, una desolante verità. E’ evidente che occorre superare lo strumentale pregiudizio che demonizza la “termovalorizzazione” dei rifiuti, con la produzione di energia e lo smaltimento opportuno ed efficace di tutto quanto non può ragionevolmente essere riciclato.
    Infatti, non bisogna farsi ingannare da coloro che discettano sull’argomento e che lasciano intendere che TUTTO il rifiuto (comprese le varie “plastiche”) possano essere opportunamente riciclate. Non è vero e così tali residui finiscono, inevitabilmente, per essere dispersi nell’ambiente, quando non ancora peggio, nelle discariche, come se tale prassi NON avesse un serio impatto ambientale.

    Ora vi è una parte delle plastiche raccolte con la differenziata che, ragionevolmente, non possono essere recuperate come “plastica riciclata” e che inevitabilmente ritornerebbero ad essere un rifiuto speciale da smaltire se non venissero elaborate e preparate per divenire un ottimo combustibile secondario, appunto il CSS.

    Tale CSS può quindi essere molto opportunamente bruciato insieme al combustibile solido (es. carbone) nelle centrali termoelettriche per produrre elettricità, oppure nei cementifici per produrre calore di processo.

    Il vantaggio è che in tali impianti, le tecnologie consentono di limitare drasticamente le emissioni ed evitare che si possano produrre indesiderati componenti, grazie alle elevate temperature di combustione.

    Superiamo allora il pregiudizio e le speculazioni che abbondano su questi temi, nell’interesse di tutti.

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