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Economia domestica

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FUTURO – I prezzi delle stampanti 3D precipitano, ma rappresentano davvero la nuova rivoluzione industriale? Quanto serve davvero averne una in casa?

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Mechatronics  sarebbero già in grado di far risparmiare migliaia di dollari a una famiglia media.

Un team di ricercatori della Michigan Technological University (USA) ha preso in considerazione 20 oggetti di uso comune reperibili su Google Shopping identificando per ognuno il modello più caro e quello più economico, costi di spedizione esclusi.

Gli stessi 20 oggetti sono poi stati stampati scaricando gratuitamente i file di progetto dalla banca dati Thingiverse. Qualche esempio? Un dock per iPhone (nell’immagine di apertura), un rasoio (lama non inclusa…), 12 anelli per la doccia,  un porta rotolo per carta da cucinaun plantare.

Tempo complessivo di stampa: 25 ore.

Per i 20 oggetti stampati i ricercatori hanno poi stimato il costo complessivo di produzione, tenendo conto dei “consumabili” (i polimeri, in questi caso l’acido polilattico, estrusi dalle stampanti), dell’energia elettrica, e degli occasionali scarti: il risparmio netto rispetto agli oggetti in vendita va dai 290 ai 1920 dollari.

Magia? No, open source: tutto il processo si basa infatti sulla filosofia dell’accesso libero.

Solo su Thingiverse ci sono oltre 100.000 progetti liberamente scaricabili, in continuo aumento perché ognuno può contribuire con i propri design. Il software usato per stampare è Cura, scaricabile qui, quello per il design è OpenScad. Ma forse la cosa più stupefacente è la stampante stessa. Naturalmente al suo cuore ha il nostro Arduino, ma c’è di più: è una RepRap (replicating rapid prototyper), una tipologia di stampanti 3D progettata per essere in grado di stampare la maggior parte delle sue stesse componenti, cioè può stampare altre stampanti 3D. Quante volte, dopo aver sfogliato decine di dépliant, avete comprato un personal computer, un cellulare, o un qualsiasi elettrodomestico per poi scoprire poco dopo un nuovo modello, migliore e meno costoso? Le famiglie non dovranno preoccuparsi troppo per la durata del loro investimento perché le RepRap sono in grado di generare i pezzi anche dei nuovi modelli, insomma non sarà difficile effettuare upgrade a costo ridotto o costruirsi l’ultimo prototipo. E se come per le normali stampanti siete preoccupati del costo delle cartucce e dei toner, spesso più costosi della stampante stessa, sappiate che grazie ai Recyclebot un giorno non solo potremo riciclare le stampe venute male (potremmo già chiamarli “scarti di fabbrica”) ma anche diversi rifiuti plastici.

Non è un caso che alcuni modelli portino il nome di grandi biologi e naturalisti come Mendel, Huxley, Morgan e naturalmente Darwin, perché secondo il fondatore di RepRap Adrian Bowyer questo processo di produzione si può immaginare come una “simbiosi” simile a quella tra piante e insetti impollinatori: noi siamo gli insetti, le stampanti le piante, i beni di consumo sono il nostro nettare.

Nelle parole di Chris DiBona, direttore dell’open source a Google:

Pensate a RepRap come a una Cina sulla vostra scrivania.

Crediti immagine: Okatake, Thingiverse

Stefano Dalla Casa
Giornalista e comunicatore scientifico, mi sono formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrivo abitualmente sull’Aula di Scienze Zanichelli, Wired.it, OggiScienza e collaboro con Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione. Ho scritto col pilota di rover marziani Paolo Bellutta il libro di divulgazione "Autisti marziani" (Zanichelli, 2014). Su twitter sono @Radioprozac

2 Commenti

  1. ma vanno bene le vecchie stampanti,non capisco la frenesia di fare sempre nuove cose ,perchè non fermarsi un pochino ? stiamo facendo indigestione di novità

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