AMBIENTE

Ventitré anni dopo

AMBIENTE – L’Intergovernmental Panel on Climate Change ha pubblicato la sintesi del primo volume – valutazione delle ricerche 2007-2012 – del suo quinto  rapporto. Novità e metasintesi.

Il primo volume uscirà tra poco in ultima bozza, la versione definitiva all’inizio dell’anno prossimo, la sintesi è quella definitiva anche se compare ancora la dicitura “inserire qui la figura n. x”.

L’incertezza sulla “sensitività” della temperatura media globale a un raddoppio dell’anidride carbonica ed equivalenti concentrati in atmosfera è tornata quella del 1990: + 1,5 – 4,5° C, invece di 2 – 4,5° C  come nel 2007, per una migliore comprensione della variabilità naturale. Ci sarebbe quindi un po’ più di tempo per limitare le emissioni di gas serra, a condizione di tener conto del “budget carbonio” che ci resta, stimato per la prima volta in un massimo di mille miliardi di tonnellate di carbonio oltre le quali si innescano le conseguenze più gravi. Dall’inizio della rivoluzione industriale ne abbiamo consumato più della metà, al ritmo attuale l’avremo esaurito nel 2040.

Sensitività a parte, tutte le tendenze sono accelerate rispetto ai precedenti rapporti, in particolare la fusione dei ghiacci: quelli polari erano una delle incognite del 2007). L’innalzamento del livello del mare è superiore a ogni previsione e le proiezioni della figura SPM 9, verso il fondo del pdf, è impressionante, se si pensa che il 90% del riscaldamento globale finisce nei mari e ne causa l’espansione termica. Aumentano la fusione dei ghiacci, polari in primis, l’acidificazione degli oceani e la frequenza e/o l’intensità degli eventi estremi, e quindi la popolazione a rischio.

Nel 1990, l’influenza prevalente sul clima degli ultimi decenni era la variabilità naturale, nel 2001 quella delle attività umane era probabile al 66%; nel 2007 al 90% nel 2007 e ora al 95-100%. Il tasso più lento del riscaldamento osservato dal 1998 in poi è scarsamente significativo perché i 15 anni precedenti erano stati caratterizzati da una ricorrente oscillazione calda della corrente del Pacifico meridionale (El Niño) che aveva contribuito a portare il riscaldamento ipotizzato da 0,2 a 0,3 °C a decennio. Meno male, dal 2004 secolo è ricorrente La Niña.

Metasintesi (opinione personale)

1. La tendenza del clima globale non si calcola su 15 anni, attenzione alle previsioni a breve termine che usciranno nel volume I, anche se l’Atlante in appendice fornirà dati regionali preziosi.

2. Il quinto rapporto conferma quanto era già noto, incertezze comprese, e i governi farebbero meglio a chiedere all’IPCC rapporti puntuali e circoscritti, come quello sui grandi rischi di due anni fa.

3. Chi vuol leggere un’altra volta che è certo al  95-100% che il clima varia anche di suo, sopratutto localmente, e che i gas serra hanno un effetto serra, alzi la mano.

Nota 1

Sono usciti troppo tardi per essere per essere presi in considerazione l’effetto sulla temperatura dell’attività solare calante dal 2004 calcolato da Abraham et al., e l’importante studio di Kosaka e Xie sull’effetto della Niña.

Crediti immagine: IPCC

2 Commenti

  1. Cara Custode, da quando la seguo, grazie ai di lei links ho coperto diversi siti dai quali ho tratto una miglior comprensione della situazione degli studi climatologici (non li cito perchè non credo si possa fare), e di ciò la ringrazio. Le dirò che una delle cose che mi parso di comprendere é che il negazionismo climatico si nutre di motivi “interni” (ed esterni) così forti che prescindono sensitivity, carbon budget e parametri statistici in generale. Su Skeptical Science vi é una raccolta di 131 obiezioni al cambiamento climatico antropico e/o al riscaldamento globale. Chiunque possa estrapolare 131 obiezioni, ne dedurrà altrettante a prescindere dai risultati dell’IPCC. Saluti.

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