CULTURAULISSE

Il leone di Trieste

budinich-900x460È morto Paolo Budinich, straordinario uomo di scienza e cultura che ha segnato la storia della città di Trieste dal secondo dopo guerra a oggi. La Trieste di oggi, conosciuta nel mondo come la città della scienza, gli deve moltissimo.

Non ripercorrerò tutte le tappe della sua multiforme e lunghissima carriera scientifica, politica, culturale, perché sono notizie facili da trovare, né elencherò tutti i premi e riconoscimenti che ha ricevuto, perché anche questi sono a disposizione di chiunque dopo una rapida ricerca su google.

Paolo Budinich era una persona di una forza incredibile. Questo, secondo me, è la caratteristica che più colpiva. Irresistibile. Una gran testa che sembrava un leone.

Subito dopo la guerra, con un manipolo di altri visionari, è riuscito a trovare le risorse per candidare Trieste a ospitare un centro di ricerca internazionale di eccellenza supportato dalle Nazioni Unite.

L’idea era quella di fare uscire Trieste dall’isolamento in cui era finita dopo le due guerre. Da porto asburgico di un impero in espansione, a piccola città ai margini di un paese da ricostruire. Senza una precisa vocazione. Lui ha scelto la scienza: internazionale, solidale, capace di rompere e superare le barriere.

È riuscito a battere la concorrenza degli Stati Uniti, e così è nato il Centro Internazionale di Fisica Teorica (ICTP): ma ve la immaginate oggi una cosa del genere? La direzione dell’ICTP è stata poi affidata ad Abdus Salam, qualche anno dopo Premio Nobel per la Fisica. Certo, perché Paolo Budinich lavorava a una cosa ma poi non se la teneva per sé. Lui cominciava immediatamente un’altra impresa. Ecco che così ha preso vita anche la SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati), e poi l’ICGEB (International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology), il sincrotrone Elettra e, dato che da cosa nasce cosa, si sono sviluppati l’Osservatorio Astronomico, l’Osservatorio Geofisico (oggi Istituto Nazionale di Geofisica e Oceanografia Sperimentale), l’Area Science Park e così via, impossibile elencarli tutti. E da Trieste sono passate personalità eccezionali che, senza la presenza di Paolo Budinich e del sistema che lui ha saputo creare, non avrebbero nemmeno sfiorato questa città.

Erio Tosatti, fisico della SISSA e ex direttore dell’ICTP, commenta così: “È l’uomo più grande che abbia conosciuto a Trieste e dintorni nell’ultimo secolo, per rimanere sul moderato! È riuscito a fare delle leggi internazionali per poter realizzare quello che ha fatto… oggi non riusciamo nemmeno a far spostare una fermata dell’autobus. Ha portato qui persone capaci di fare. Senza nessun interesse personale, e quelle persone una volta arrivate le ha trattate come se fossero sui figli. Trieste può crescere ancora solo se sviluppa di nuovo questo atteggiamento. I paesi crescono se attirano gente, guardiamo gli Stati Uniti… loro accolgono persone scelte accuramente perché sanno fare. È questo potenziale che si deve incoraggiare! Oggi, fuori dal campo scientifico non lo stiamo facendo, e in campo scientifico lo facciamo in modo molto limitato: ci facciamo fermare da piccoli intoppi, siamo come nanetti che si fanno fermare da sassolini. Budinich e gli altri del suo tempo erano delle torri, delle grandi torri!”

Ma non è finita qui. La scienza per gli scienziati non gli bastava. C’era tutta una città intorno. Così Paolo Budinich nel 1986 è riuscito a portare la scienza di Trieste a Parigi con la bellissima e prestigiosa esposizione Trouver Trieste per presentare la città in un panorama internazionale. Erano anni in cui gli scienziati avevano la puzza sotto il naso e non si degnavano di occuparsi di divulgazione e comunicazione della scienza e, se lo facevano, era una grande concessione. Da quell’esposizione è nato il Laboratorio dell’Immaginario Scientifico: un vero laboratorio anche quello, dove per primi in Italia si sono sperimentate le mostre hands-on e multimediali, dove veniva presentata la scienza nel suo divenire, attraverso esperimenti e immagini, e dove gli scienziati erano coinvolti in prima persona insieme a esperti di comunicazione, filosofia, editoria… Per le scuole venivano offerte avanzatissime attività di didattica delle scienze che ancora oggi stentano a entrare nelle classi. Anche qui, sempre con un occhio verso l’Europa e un orizzonte ampio e libero.

Oggi in una Trieste un po’ moscia, che nemmeno si rende conto di vivere fuori dal mondo, sembra quasi impensabile che queste imprese si siano potute fare.  Ma, appunto, la forza di Paolo Budinich era fuori del comune.

Consiglio infine l’intervista di Paolo Rumiz di qualche anno fa Budinich: da Lussino all’arcipelago della fisica.

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