CRONACA

Se gli alberi antichi crescono più velocemente di quelli giovani

5823357753_89af30b3ce_bCRONACA – Si tratta di una scoperta che ribalta una convinzione radicata in profondità, in molti sensi, ovvero l’idea che gli alberi più grandi e antichi non siano più produttivi. E no, non stiamo parlando degli Ent che semmai invecchiando rallentano (ma solo quando parlano). Gli scienziati hanno infatti scoperto che per molte specie di alberi avviene esattamente il contrario, e gli individui più “anziani” crescono più velocemente via via che invecchiano, sequestrando dall’aria quantità sempre maggiori di carbonio.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature, e ha riportato che il 97% di 403 specie vegetali tipiche di climi tropicali e temperati invecchiando crescono più velocemente. I ricercatori, guidati da Nate L. Stephenson del Western Ecological Research Center, hanno esaminato i dati di precedenti studi effettuati in sei continenti su 673.046 alberi, alcuni più vecchi di 80 anni. Se nessuno avesse raccolto dati per tutti questi anni, spiegano i ricercatori, lo studio non sarebbe stato possibile. O perlomeno, non a livello globale.

Alcune specie prese in considerazione, come l’eucalipto australiano (Eucalyptus regnans) e la sequoia (Sequoia sempervirens), hanno mostrato una crescita a dir poco straordinaria. Ma le sorprese non si limitano a pochi casi isolati, spiegano gli scienziati, perché se negli alberi più grandi la crescita rapida è tutto sommato la norma – per alcuni individui si parla di 600 kg in più ogni anno – per molte altre specie non ne avevamo idea.

Per fare un paragone con gli esseri umani, è un po’ come se dopo l’adolescenza cominciassimo a crescere sempre più velocemente, spiega Stephenson, e arrivassimo a pesare 500 kg entro i 50 anni. Per non parlare dei pensionati da una tonnellata che vedremmo passeggiare (o forse no) in giro.

I ricercatori hanno lavorato in varie zone, dall’H.J. Andrews Experimental Forest al Mount Rainier National Park, misurando in questi territori la crescita di abeti di Douglas, abeti occidentali, abeti di Sitka, abeti argentati e cedri rossi. Uno dei siti di ricerca forestale si trova in Cameroon e ha permesso agli scienziati di misurare la crescita di ben 495 specie diverse; come ricordano Stephenson e i colleghi, tuttavia, in questa prima fase di indagini i risultati sono stati verificati solo per quanto riguarda l’aumento di dimensioni dei singoli individui, non di intere foreste. D’altronde “Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. E non l’ho mica detto io.

Crediti immagine: Giorgio Montesi, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

3 Commenti

  1. Estremamente interessante a livello operativo: risponde al quesito di chi domanda se è meglio abbattere alberi vecchi o giovani. In termini di mera produttività è meglio lasciarli vivere finché si può.

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