mercoledì, Dicembre 19, 2018
CRONACAIN EVIDENZAULISSE

Alternative alla sperimentazione animale, a che punto siamo

8223128161_e25ac6c126_bCRONACA – L’European Union Reference Laboratory for Alternatives to Animal Testing (EURL ECVAM) è il centro europeo di riferimento per la ricerca e la validazione di metodi alternativi alla sperimentazione animale. Svolge la sua attività presso l’Institute for Health and Consumer Protection (IHCP) di Ispra dal 1991, quando fu istituito come ECVAM, e viene spesso citato quando si parla di metodi alternativi alla s.a.

Spesso le accuse mosse alla s.a. la definiscono una pratica “inutile e dannosa”, arrivando a sostenere che si potrebbe subito sospendere e sostituire con metodi in vitro e in silico, ovvero in provetta e tramite simulazioni matematiche al computer (per capire come funzionano i singoli metodi rimandiamo all’articolo). Per avere chiaro il quadro generale sulla s.a. e sui metodi alternativi, dopo aver parlato con un esperto di genetica animale abbiamo intervistato proprio i ricercatori del team EURL ECVAM.

Una delle regole delle 3R, per ridurre l’impatto della s.a., consiste nel ‘migliorare il benessere degli animali nelle situazioni in cui l’impiego di animali non possa essere evitato’. Si può affermare che ci sono ambiti in cui i test sugli animali sono tuttora fondamentali e insostituibili?

Malgrado i notevoli progressi registrati in quest’area, è corretto affermare che i metodi alternativi non sono in grado di sostituire la s.a. in tutti i settori implicati. In particolare, per gli effetti (o ‘endpoint’) tossicologici più complessi, i test sugli animali sono tuttora necessari per garantire la sicurezza dei consumatori. Si tratta dei seguenti effetti tossicologici:

  • tossicità a dose ripetuta, ovvero i problemi connessi all’esposizione ripetuta e a lungo termine a una sostanza chimica;
  • sensibilizzazione cutanea, ovvero l’impatto tossicologico associato alle sostanze chimiche intrinsecamente capaci di provocare allergie;
  • carcinogenicità, cioè la capacità delle sostanze di provocare tumori;
  • tossicità sul sistema riproduttivo, ovvero un ampio spettro di effetti negativi che possono aver luogo in differenti fasi del ciclo riproduttivo in conseguenza di una o più esposizioni a una sostanza tossica (compresi effetti sulla fertilità, sul comportamento sessuale, sull’impianto dell’embrione);
  • tossicocinetica, la penetrazione, distribuzione ed eliminazione di una sostanza tossica nel corpo umano.

Non è stato ancora possibile sviluppare metodi completamente sostitutivi, quelle che esistono sono strategie di sostituzione parziale intese a ridurre il numero di animali utilizzati. Per ulteriori dettagli potete consultare la relazione dedicata.

Come ha detto anche la senatrice a vita Elena Cattaneo in un’intervista “Esistono, è vero, le colture cellulari e gli approcci informatici che affiancano la s.a. ma non potrebbero sostituirla”. Nonostante ciò, i media italiani hanno ripetutamente sostenuto che siamo già pronti a sospendere i test sugli animali.

Allo stato attuale, si dispone di metodi alternativi che sostituiscono completamente la s.a. solo per i seguenti effetti tossicologici: irritazione e corrositività cutanea, assorbimento/penetrazione dermica e fototossicità. Sono inoltre disponibili metodi convalidati per la potenziale riduzione della s.a. per i seguenti effetti tossicologici: irritazione e corrosione oculare, sensibilizzazione cutanea, genotossicità, carcinogenicità, tossicità sul sistema riproduttivo e tossicità orale acuta. La situazione è differente per i cosmetici: dal marzo 2013 è in vigore il divieto totale di commercializzare cosmetici contenenti nuovi ingredienti testati su animali, e anche il regolamento sulle sostanze chimiche (REACH) prevede l’uso di metodi alternativi ogniqualvolta possibile.

Con un modello animale è possibile osservare reazioni prevedibili e non prevedibili; con un modello computerizzato invece è il ricercatore a fornire le informazioni. Come si può essere certi di aver inserito tutte le variabili?

Sia i modelli che impiegano animali (in vivo), sia i modelli cellulari (in vitro) sia quelli computerizzati (in silico) sono sistemi sperimentali cui viene applicata una situazione specifica e controllata. I modelli in vitro e in silico simulano e semplificano un sistema complesso, come il corpo umano, ma ciò che li accomuna è che sono basati su ipotesi e associati a punti di forza e di debolezza: per esempio, alcune ipotesi vengono avanzate estrapolando effetti da un livello biologico a un altro, come dalle molecole agli organi, e il ricercatore deve essere pienamente consapevole delle limitazioni del modello. Attualmente, in biologia e in medicina si stanno elaborando approcci alla modellazione multiscala che dovrebbero consentirci di tracciare un quadro più chiaro del comportamento complessivo di sistemi complessi, e approssimarsi più efficacemente alla risposta dell’organismo umano.

Come è strutturata la modellazione multiscala?

Tiene conto dei divari e collega i diversi ordini e livelli biologici, per esempio dal gene alla cellula, al tessuto, all’organo, fino all’intero corpo umano. Un modello matematico in corso di elaborazione all’EURL ECVAM descrive il corpo umano come una serie di compartimenti interconnessi che rappresentano i vari organi e il sangue. Tali modelli, definiti ‘cinetico/dinamici su base fisiologica’ descrivono ciò che accade quando una sostanza chimica viene immessa nel corpo: assorbimento (tramite pelle, polmoni o intestino), distribuzione (in tutto il corpo), metabolismo (generalmente nel fegato) ed escrezione. Abbiamo anche elaborato un grafico del processo, e in medicina vi sono già applicazioni di modelli matematici per un’ampia gamma di scopi molto diversi.

Per esempio?

Si possono usare modelli a scopi formativi, come simulazione e visualizzazione di organi e differenti livelli/sistemi biologici, o per la modellazione dell’incidenza e diffusione di una patologia in una popolazione. Un’altra applicazione è esemplificata dal “Virtual Physiological Human, un’indagine collaborativa del corpo umano come singolo sistema complesso, finalizzata allo sviluppo di modelli computerizzati specifici per singoli pazienti, per poter fornire cure mediche personalizzate e preventive.

Quali parametri restano impossibili da riprodurre con test in silico?

La restrizione consiste nel fatto che alcuni effetti tossicologici e patologie complesse, come i tumori, comportano una molteplicità di stadi che devono essere compresi prima di poterne tradurre le caratteristiche in una descrizione matematica. Così in molti casi il ‘collo di bottiglia’ non è di tipo tecnico e computazionale, ma consiste nella difficoltà di scoprire e integrare conoscenze di differenti discipline scientifiche (biologia, medicina, tossicologia). Quindi, ciò che è necessario in prima istanza è la comprensione dei processi biologici in tutta la loro complessità: solo a quel punto diventa possibile progettare un modello matematico.

Testando un farmaco (o sostanza, o trattamento) in vitro invece, come possiamo capire quali saranno gli effetti sull’intero organismo?

Tradizionalmente, il risultato del metodo in vitro è verificato a fronte delle osservazioni sull’organismo studiato (umano o animale). Ciò costituisce parte del processo di convalida, in cui non viene analizzata soltanto l’affidabilità ma anche la capacità di prevedere l’effetto sulla salute umana o sull’ambiente. Attualmente questo settore di studio è caratterizzato da uno spostamento di paradigma: si sta passando dal tradizionale approccio orientato ai dati, basato sull’osservazione di effetti derivati da studi su animali, a un contesto basato sulle conoscenze, in cui utilizziamo la comprensione di modalità di azione tossicologica e percorsi biologici che producono un effetto avverso. Inoltre si stanno progettando strategie che comprendono metodi (in vitro e in silico) adeguati a un particolare scopo/effetto previsto dalla regolamentazione. Anche se nessuno di questi, da solo, potrebbe essere in grado di generare tutte le informazioni richieste, la loro combinazione potrebbe fornire una base sufficiente per procedure a una completa valutazione della sicurezza.

Crediti immagine: Understanding Animal Research, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

67 Commenti

  1. Riassumendo:
    1) non si può simulare ciò che non si conosce
    2) i sistemi complessi hanno dei comportamenti che non sono la semplice somma dei comportamenti dei loro componenti, quindi non basta sommare i risultati di un certo numero di test su colture cellulari per prevedere cosa accadrà in un organismo completo.
    Quindi non solo non è possibile ora sostituire completamente i test su organismi completi, ma non sarà possibile neanche in futuro.
    http://www.reghellin.it/2013/metodi-sostitutivi-e-complessita-emergente/

  2. L’ha ribloggato su ede ha commentato:
    Intervista al team di scienziati dell’EURL ECVAM, Centro Europeo di riferimento per la ricerca e la validazione dei metodi alternativi alla sperimentazione animale

    1. Fantastico: in linea con le logiche medievali che gli anti-sperimentazione animale vorrebbero imporre, ora per provare le loro tesi già ampiamente smentire non ricorrono ad articoli scientifici in peer review, ma… si sottopongono al giudizio divino!
      Almeno stavolta sono divertenti!, 🙂

  3. Mi spieghi, lei linka al (l’ennesimo) post veicolato dalla Lav in cui si ripetono per l’ennesima volta le stesse cose -per di più tramite una biologa Lav. Nutrizionista poi-. E le sembra più affidabile della testimonianza dell’intero team di ricercatori dell’ente europeo che si occupa di ricerca sui metodi alternativi? Ma di che stiamo parlando?

  4. ok, fateci scegliere: chi vuole finanziare l’uso di animali lo faccia e si permetta (tramite apposite leggi) che chi non è a favore della sa possa finanziare le alternative. La cosa che trovo più assurda, in qualsiasi campo, è non poter scegliere!
    Per esempio nel sito Telethon ci sono progetti che prevedono animali (purtroppo quelli più finanziati)e progetti che non li prevedono, però se Mario Rossi dona a Telethon va tutto in un unico pentolone.Perchè non fare per esempio due conti correnti distinti e separati?cosi si accontenterebbero tutti e i soldi andrebbero sempre alla ricerca, giusto?

    1. Ci sono una parte della ricerca di base e una prima fase dello sviluppo di farmaci che non usano animali, ma cellule e liquidi provenienti da animali e qualcuno chiama queste tecniche “alternative”.
      Il problema è che le “alternative” non sono alternative, nel senso che da sole non ci portano risultati affidabili. C’è sempre bisogno di vedere come realmente i principi attivi si comportano nell’organismo.
      Questo perché i sistemi complessi hanno dei comportamenti che non sono la semplice somma dei comportamenti dei loro componenti, quindi non basta sommare i risultati di un certo numero di test su colture cellulari per prevedere cosa accadrà in un organismo completo.
      Perciò l’alternativa all’uso di organismi animali come cavie è l’uso direttamente di esseri umani, che hanno una famiglia e degli affetti e che la gran parte dell’umanità non accetta fatalisticamente che possano morire o restare menomati per degli eventi avversi. Questo perché quasi tutti noi guardiamo con occhi diversi gli uomini e i topi. Altrimenti ci sarebbero proteste per i milioni di topi e di ratti che ogni anno vengono uccisi senza anestesia, ma anzi con lunghe agonie nelle derattizzazioni delle nostre città.
      Quindi se la ricerca biologica e farmaceutica non può fare a meno degli animali le resta la possibilità di donare alla ricerca in altri campi, oppure contattare chi lavora proprio a _ridurre_ l’uso di animali e chiedere se accettano donazioni l’http://ihcp.jrc.ec.europa.eu/our_labs/eurl-ecvam

      1. Grazie Fabio di aver sollevato una questione importante: molte colture cellulari, spacciate per alternative non lo sono affatto poichè, come dici giustamente tu, provengono da cellule animali..io infatti , nell’esempio che facevo prima, se mi si concedesse la possibilità di scegliere chi finanziare con le mie tasse finanzierei soprattutto studi di popolazione, studi epidemiologici , simulatori metabolici, organi on chip, ecc basati tutti sulla nostra specie.. Reputo infatti che se un sistema è completo MA non è umano, non mi serve a nulla..cosi come io non sarei un modello efficace per un mio cospecifico malato di Sla. Ripeto, chiedo solo la possibilità di scegliere come impiegare le mie tasse. Ti ringrazio per il link che hai messo

      2. “Reputo infatti che se un sistema è completo MA non è umano, non mi serve a nulla”
        La comunità scientifica non concorda con il tuo pensiero, dato che condividiamo con un topo quasi tutta la fisiologia.
        La digestione, la respirazione, le articolazioni, i muscoli, il ciclo di krebs, le funzioni del fegato, le malattie cardiache, le malattie nervose, endocrine… Le differenze tra noi e i topi sono quasi esclusivamente estetiche.
        Tra noi e gli scimpanzé sono quasi nulle, vicine alla variabilità genetica che si riscontra tra sette miliardi di umani.
        E non per niente gli stessi farmaci, o più precisamente gli stessi principi attivi si usano sia in medicina che in veterinaria, e non solo sui mammiferi.

      3. Fabio, condividiamo molto ma livello MACROSCOPICO.Da decenni la medicina è andata avanti tanto che si è arrivati a parlare di medicina personalizzata..in quest’ottica nemmeno io sono un modello valido per i miei simili che hanno malattie rare.
        Continuare a basarci sui metodi vecchi sarebbe come usare come modello per noi E.T. solo perchè ha una testa braccia e piedini. Una mela e un arancia sono entrambi frutti , sono entrambe abbastanza rotonde ma sono diverse che ci piaccia o no.
        E man mano sempre più scienziati stanno mostrando la necessità di voltare pagina. Molto esemplificativo è lo studio del 2003, “Translation of highly promising basic science research into clinical applications”.CHE descrive una ricerca algoritmica al computer di tutti gli articoli di ricerca di base pubblicati in sei delle principali riviste scientifiche (Nature, Cell, Science, Journal of Biological Chemistry, Journal of Clinical Investigation, Journal Experimental Medicine) dal 1979 al 1983. Dei 25.190 articoli 101 (0,4%) avevano qualche pretesa di potenziale applicazione agli umani, 27 hanno portato a una prova clinica, solo 5 hanno passato i trial clinici e solamente 1 (0,004%) ha condotto allo sviluppo di una classe di farmaci clinicamente utili (gli inibitori dell’enzima convertitore dell’angiotensina) ,Ecco perchè continuo a dire che non voglio che le mie tasse vengano sprecate in un qualcosa (pasticciare ancora su animali)che mi porta un risultato utile con una probabilità del 0,004per cento…se devo investire i miei soldi, o la mia speranza di vita e salute, investo in qualcosa di più..credo debba essere sacrosanto avere il diritto di scelta.

      4. Mary,
        1) dobbiamo intenderci su cosa sia un “modello”. Perché se pretendiamo di avere un modello _identico_ al soggetto, allora io sarò l’unico possibile modello per me stesso e tu, o un tuo clone indistinguibile da te, l’unico possibile modello per te stessa. Quindi a quel punto il concetto di “modello” cessa di avere senso.
        2) [con topi ed altri modelli animali] condividiamo molto ma livello MACROSCOPICO.
        No, proprio al contrario. A livello macroscopico il topo ha la coda, noi no. A livello cellulare abbiamo gli stessi meccanismi. La natura non si reinventa il cicli di Krebs o la duplicazione cellulare o l’rna ogni volta che una specie si differenzia dall’altra.
        3) Certo che ci sono alcuni studiosi di opinione diversa, come in tutti i rami della scienza. Ci sono tanti climatologi che negano il riscaldamento globale, ci sono medici contrari ai vaccini, ci sono fisici che pensano che il bosone di Higgs non esista, ma questo non implica che tutte le opinioni abbiano lo stesso valore: dipende dalle prove portate.
        4) Ti lamenti che su “tutti gli articoli di ricerca di base” solo “lo (0,4%) avevano qualche pretesa di potenziale applicazione agli umani, 27 hanno portato a una prova clinica, solo 5 hanno passato i trial clinici e solamente 1 (0,004%) ha condotto allo sviluppo di una classe di farmaci clinicamente utili”
        Scusa, ma ti sembra che abbia senso lamentarsi che la RICERCA DI BASE ha avuto poche ricadute PRATICHE?
        Chi ha scritto queste righe o è in malafede o non ha capito cosa sia la ricerca di base.
        La ricerca di base e la ricerca applicata sono mondi piuttosto distanti: non si a ricerca di base per avere risultati pratici immediati: ci vuole moltissimo lavoro per passare dall’una all’altra, la strada non è né corta né dritta, anzi, non è detto che ciò che si scopre nella ricerca di base abbia mai un utilizzo. Quel che è certo è che se non si fa non si creano le conoscenze di base.
        Ti immagini lo studio delle malattie nervose se non si fossero studiati i neuroni del calamaro gigante, nonostante sia così diverso da noi? Brancoleremmo ancora nel buio.
        http://www.animalresearch.info/it/progettazione-della-ricerca/263/calamaro/

      5. Se hai letto non sono solo io a non essere d’accordo con te..TUTTI quelli che ho citato sono ignoranti o in malafede????
        I tuoi ragionamenti e la s.a. andavano benissimo ma un secolo fa..
        Però dato che è lecito affezionarsi alle tradizioni, rivendico almeno il diritto di scegliere quale filone debbano finanziare le MIE tasse. Voglio avere la scelta di finanziare SOLO i metodi che non usano animali.Tu poi, per i tuoi soldi,idem, scegli tu.e siamo tutti contenti.

      6. Ho letto e ti ho risposto: “ci sono alcuni studiosi di opinione diversa, come in tutti i rami della scienza. Ci sono tanti climatologi che negano il riscaldamento globale, ci sono medici contrari ai vaccini, ci sono fisici che pensano che il bosone di Higgs non esista, ma questo non implica che tutte le opinioni abbiano lo stesso valore: dipende dalle prove portate.”

        “I tuoi ragionamenti e la s.a. andavano benissimo ma un secolo fa..”
        Ottimo! Allora saprai indicarmi come possiamo far tossire una coltura cellulare o usarla per controllare la memoria e il coordinamento mano-occhio?

        Se la complessità emergente è un “ragionamento vecchio”, mi spieghi come deduci le proprietà di un sistema complesso partendo da quelle dei componenti?
        Ad esempio, anziché parlare di cellule con decine di migliaia di diverse proteine, partiamo da una molecola semplicissima come l’acqua, pensi che sarebbe possibile dedurre le sue caratteristiche senza studiarla direttamente, ma studiando separatamente i componenti?
        E’ composta da idrogeno ed ossigeno, entrambi gas a temperatura ambiente, entrambi comprimibili, uno combustibile, l’altro comburente, peso specifico bassissimo. Che cosa possiamo dedurre sull’acqua?
        A t. ambiente sarà gassosa, comprimibile, a basso peso specifico?
        O riuscirai a dedurre che è liquida, congela a 0°C, ha un comportamento diamagnetico, ha densità minima a 4°C, una certa tensione superficiale e una certa capacità termica?
        Se sei in grado di trovare il metodo sappi che a Stoccolma sei attesa a braccia aperte: un Nobel non te lo porta via nessuno.
        Purtroppo partendo dalle caratteristiche di idrogeno e ossigeno riuscirai a dedurre ben poco sull’acqua, a parte il peso della molecola. Perché gli elementi tra loro si relazionano in modo non lineare e non conoscibile a priori. Non c’è un “libro del Mondo” in cui andare a controllare le formule che dobbiamo ancora scoprire.
        Hai capito ora che cos’è la complessità emergente?

      7. Caro Fabio, mi auguro che il tuo cervello sia più complesso di quello di un topo, altrimenti cosa scrivo a fare?scherzi a parte, proprio perchè investire, nel 2014 , tempo e soldi in un cavallo perdente come la sa è inefficace sono lieta di dirti, qualora non lo sapessi, che l’Europa ha stanziato un enorme quantità di fondi per i metodi NON utilizzanti animali.Tornando al mio discorso iniziale,visto che è giusto dar scelta decisionale sia alle persone come me, sia agli ultrà della sa, siamo almeno d’accordo sul puntare a far si che le tasse dei cittadini/pazienti siano indirizzate secondo ciò che meglio credono?Così tu darai le tue tasse a chi fa finta che un topo che non è socievole verso un altro topo sia autistico (non è una barzelletta, purtroppo) e io do le mie tasse a chi fa studi osservazionali, epoidemiologici, costruisce modelli in silico,sulla e per la MIA specie ecc…e siamo tutti contenti.

      8. “siamo almeno d’accordo sul puntare a far si che le tasse dei cittadini/pazienti siano indirizzate secondo ciò che meglio credono?”
        Su questo siamo d’accordo. Sei d’accordo anche sulla possibilità di indicare su ogni farmaco se è stato ottenuto tramite la sperimentazione animale, così che ciascun paziente possa decidere se curarsi o no?

        “mi auguro che il tuo cervello sia più complesso di quello di un topo”
        La corteccia è ben più estesa, certo, ma non direi che la complessità sia diversa. Mi sa che il concetto di complessità è piuttosto ostico: capita spesso che non sia compreso.

        “un cavallo perdente come la sa è inefficace”
        “inefficace” tanto da darci tutte le nuove cure elaborate negli ultimi decenni…
        “perdente”, beh, è difficile perdere una competizione in cui le alternative non sono altri metodi per ottenere lo stesso risultato, ma metodi che aiutano il “cavallo perdente” a tagliare il traguardo.

        “l’Europa ha stanziato un enorme quantità di fondi per i metodi NON utilizzanti animali”
        Lo so, ti ho anche indicato il sito dell’istituto europeo che se ne occupa, ricordi?
        http://ihcp.jrc.ec.europa.eu/our_labs/eurl-ecvam
        E’ un’ottima cosa che avanzi _tutta_ la ricerca.

      9. Certo Fabio, sono assolutamente d’accordo sullo scrivere dentro le confezioni di ogni farmaco, la descrizione completa e precisa delle sperimentazioni precliniche fatte negli animali poichè purtroppo oggi, non è facilissimo reperirle .. e sai perchè son d’accordissimo?..far vedere per esempio le DL 50 in quale modo astronomico e astruso variano da specie a specie, o gli effetti teratogeni in uno e non nell’altro, gli effetti positivi su uno e negativi sull’altro porterebbe i lettori ad avere sempre più dubbi sul modello animale, farebbe capire quanto la s.a. produca frullati di dati che confondono solo e mettono a rschio le prime verie cavie umane che saranno tali senza poter contare su alcun dato utile umano.
        Cmq sono contenta che , anche se tu sei un fan della sa, siamo d’accordo sia sul diritto di scelta dei cittadini di finanziare la sa o i metodi no -sa (cosa che purtroppo oggi non avviene), sia sul pretendere la trasparenza totale negli studi preclinici.

  5. p.s. questa parte di comunità scientifica NON concorda con lei:
    Alan Oliff, ex direttore esecutivo per la ricerca sul cancro a Merck Research Laboratories nel West Point, Pennsylvania, USA, nel 1997 ha dichiarato: “Il problema fondamentale nella scoperta del farmaco per il cancro è che le i modelli [animali] non sono assolutamente predittivi” .
    • nel 2006, l’allora Segretario della Sanità e Servizi Umani Mike Leavitt ha dichiarato: “Attualmente, nove farmaci sperimentali su dieci falliscono perché non possiamo prevedere come si comporteranno nelle persone sulla base degli studi di laboratorio su animali” .
    • L’NCI ha dichiarato che la società potrebbe aver perso cure per il cancro a causa del modello animale .
    • FDA statunitense sulla tossicologia ha affermato nel 1998 che “La maggior parte dei test sugli animali che accettiamo non sono mai stati validati.
    • Salsburg ha commentato: “Così il tempo impiegato a condurre uno studio in topi e ratti sembra avere meno di un 50% di probabilità di trovare sull’uomo sostanze cancerogene note. Sulla base della teoria della probabilità, avremmo fatto meglio a lanciare una moneta .
    • ”COME FAR CARRIERA SCEGLIENDO IL TOPO GIUSTO”, INTERVISTA AL PROF. CLAUDE REISS, biologo molecolare direttore per 35 anni del CNRS di Parigi ed attuale direttore emerito dello stesso, l’istituto di ricerca francese più importante , autore di centinaia di papers scientifici pubblicati sulle maggiori riviste di settore, consulente scientifico della commissione U.E D Prof. Reiss, sta dicendo che grazie ai test sugli animali si può provare una cosa ed anche il suo contrario?R Esattamente.
    • Sausville, allora direttore associato della divisione del trattamento del cancro e la diagnosi per il programma di sviluppo terapeutica presso l’NCI ha dichiarato: “Avevamo praticamente scoperto composti che erano buoni farmaci per topi piuttosto che buoni farmaci per l’uomo”.
    • In un articolo pubblicato su Fortune nel 2004, il Prof. Robert Weinberg, Professore di biologia al ”MIT” – Massachusetts Institute of Technology – una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge, nel Massachusetts, U.S.A. , vincitore della Medaglia Nazionale per la Scienza grazie alla sua scoperta del primo oncogene umano e del primo gene soppressore del tumore, dichiarò ufficialmente :”Uno dei modelli sperimentali del cancro umano più frequentemente usato è prendere cellule tumorali umane che vengono messe in coltura ,metterle in un topo immunocompromesso, x formare un tumore, e quindi esporre lo xenotrapianto che ne risulta a vari tipi di medicinali che potrebbero essere utili nella cura delle persone. Ed è ben noto forse da vent’anni, che molti di questi modelli preclinici del cancro umano hanno pochissimo potere predittivo in termini della risposta degli esseri umani, cioè dei veri tumori umani nei pazienti. Malgrado le somiglianze genetiche e del sistema degli organi tra un topo e un uomo, le due specie hanno differenze chiave in fisiologia, architettura dei tessuti, tempi del metabolismo, funzione del sistema immunitario, sistema di segnalazione molecolare ecc. Quindi i tumori che sorgono in ognuno, sono vastamente diversi. Un problema fondamentale che dev’essere risolto nell’intero sforzo della ricerca sul cancro, in termini di terapie, è che i modelli preclinici del cancro umano, in gran parte, sono del tutto inadeguati. Sebbene le industrie farmaceutiche riconoscano con chiarezza il problema, non vi hanno però rimediato. E sarebbe meglio che lo facessero, se non altro perché ogni anno le industrie farmaceutiche sprecano centinaia di milioni di dollari usando questi modelli ”.
    • Dr. Homer Pearce, ex direttore di ricerca e di indagine clinica presso il noto colosso farmaceutico ”Eli Lilly” ed attuale consulente di ricerca della stessa azienda:”I modelli murini sono dolorosamente inadeguati. Se considerate i milioni e milioni e milioni di topi che siamo riusciti a curare, e li confrontate con il successo relativo, o meglio l’insuccesso, che abbiamo ottenuto a livello clinico nel trattamento del cancro metastatico…capirete che per forza ci dev’essere qualcosa di sbagliato con quei modelli ”,
    • Dr. Richard Klausner, ex direttore dell’US National Cancer Institute:” Abbiamo curato topi malati di cancro per decenni e semplicemente non ha funzionato negli esseri umani ”.
    • articolo pubblicato su Plos Medicine dal Dr. JJ Pippin, fondatore e direttore della medicina cardiovascolare e ”medical imaging” presso la ”Cooper Clinic”, autore e co-autore di oltre 60 articoli e abstract che sono stati pubblicati sulle principali riviste mediche, è stato anche portavoce e relatore presso la ”American College of Cardiology” e la ”Society of Nuclear Medicine, U.S.A.”, attuale consulente scientifico presso il Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM) degli U.S.A,:”Le uniche persone che non sanno, nel 2005, che la ricerca sugli animali è irrilevante per le malattie umane sono quelli che non lo capiscono o coloro che ne beneficiano. Come medico, ricercatore clinico, ed ex ricercatore animale, so che benchè siano i nostri parenti genetici più stretti, i primati hanno fallito come modelli di ricerca praticamente ogni volta che sono stati utilizzati a tale scopo. Si lamentava: “Abbiamo curato topi malati di cancro per decenni, e semplicemente non ha funzionato negli esseri umani”,l’Aids è un altro: mentre almeno 80 vaccini sono stati testati sugli animali, tutte e 80 hanno fallito il trial in pazienti umani. Allo stesso modo, ognuno degli oltre 150 trattamenti di ictus trattati con successo negli animali non hanno avuto i medesimi risultati nei test umani.
    • «abbiamo avuto un sacco di modelli che non erano predittivi, che erano [infatti] gravemente fuorvianti”, dice Marks del NCI, consorzio di tumori Umani .
    • Neancy Andreasen, psichiatra americana tra i massimi esperti mondiali sulla schizofrenia, dice “Non è possibile avere modelli animali per i disturbi del pensiero formale..Anche i modelli animali utilizzati dalle case farmaceutiche per testare l’efficacia terapeutica degli antipsicotici non sono validi.
    • Kathy Archibald, scienziata genetista britannica già ricercatrice farmacologica, autrice di numerosi articoli scientifici e direttrice di Safer Medicines, concorda nel ricondurre ai modelli animali gli attuali problemi legati allo sviluppo di farmaci sicuri ed efficaci per il consumo umano:”La mia risposta alla domanda ‘se un trattamento funziona su roditori,ci curerà?’ è ‘probabilmente no, basata sul peso delle prove raccolte finora’.
    • Khanna e Scott (2011) a proposito di sistema immunitario e ricerca sui modelli murini: “per quanto tempo possiamo andare avanti ad investire denaro pubblico per effettuare studi che non porteranno mai a risultati concreti in termini di applicazioni cliniche? “
    • Hartung (2009) nel suo articolo pubblicato sulla rivista Nature “Tossicologia per il XXI secolo” che il modello animale è del tutto inadeguato per la valutazione del rischio tossicologico e che urge un cambio di direzione verso l’impiego di metodologie avanzate in vitro ed in silico, che potrebbero attualmente fornire risultati più sicuri ed affidabili.
    • A seguito di 20 anni di ricerca sull’ipertensione usando animali geneticamente modificati che non hanno portato a nulla, Stingl, Völkel e Lindl hanno affermato:“Perciò, anche se questi approcci sono ritenuti senza eccezione “molto promettenti” in letteratura, non ci si può aspettare che la ricerca sugli Organismi Geneticamente Modificati rechi alcun contributo ad una nuova strategia terapeutica.

  6. “mettono a rschio le prime verie cavie umane che saranno tali senza poter contare su alcun dato utile umano”
    Questo accadrà in ogni caso: per “poter contare su qualche dato utile umano” bisogna che siano già state fatte sperimentazioni sull’uomo, quindi per definizione le PRIME cavie umane non potranno contare su altro se non sull’abilità dei ricercatori di individuare i percorsi di una molecola in un organismo simile ed estrapolare delle previsioni sull’organismo umano, conoscendone le differenze.
    “anche se tu sei un fan della sa”
    No, io sono un fan delle cavie umane e dei pazienti e ci tengo moltissimo che non vengano gettati allo sbaraglio senza avere neanche idea dei rischi. Cosa inevitabile, se non c’è stata prima una seria sperimentazione su organismi completi, per via della questioncina dei comportamenti emergenti.
    Saltare il modello animale per passare direttamente da test in vitro all’uomo sarebbe criminale da parte dei ricercatori e gli unici umani disponibili sarebbero o persone inconsapevoli dei rischi o disperati disposti a tutto per denaro.

    “in quale modo astronomico e astruso variano da specie a specie, o gli effetti teratogeni in uno e non nell’altro, gli effetti positivi su uno e negativi sull’altro”
    “positivo”, “non misurabile” e “negativo” dipendono sempre dalla dose. L’aveva capito persino Paracelso 500 anni fa. Le dosi cambiano moltissimo da specie a specie, in genere in proporzione alla distanza filogenetica e alle abitudini alimentari.
    “porterebbe i lettori ad avere sempre più dubbi sul modello animale” e ad offrirsi volontari per un salto nel buio?
    Io credo che porterebbe i lettori a rendersi conto di quanta complessità ci sia nello sviluppo di un farmaco, farebbe venir voglia di informarsi meglio o anche di cominciare a studiare biologia, medicina, veterinaria, e sarebbe un’ottima cosa.

    1. io l’ho fatto..studiavo veterinaria.. per questo credo di avere le basi sufficienti per avere una mia opinione..che rimane questa: preferisco (anche su di me) provare una molecola testata in vitro con CELLULE UMANE, nei simulatori metabolici che riproducono sistemi UMANI e nelle co-colture di ORGANI e APPARATI UMANI che non una molecola sperimentata su 20 milioni di criceti o armadilli o petauri o qualsiasi altra cosa che forse va bene per i progresso veterinario ma NON per avere un idea su come reagiremo noi.
      In un sistema democratico, se proprio non si può arrivare alla meritocrazia che chi porta risultati prende soldi (in questo caso per esempio gli studi epidemiologici e studi non invasivi sui malati umani dovrebbero essere finanziati più di chi pasticcia da decenni su topi e ratti), almeno tu dovresti essere libero di finanziare chi sperimenta sui petauri e pangolini e io di finanziare con le mie tasse chi sperimenta con i simulatori metabolici.

      1. “finanziare con le mie tasse chi sperimenta con i simulatori metabolici”
        Benissimo, ma ti ricordo che non è possibile simulare un sistema di cui non si conoscono i comportamenti, così come non si può tracciare una mappa di un territorio mai visto.

        “preferisco (anche su di me) provare una molecola testata in vitro con CELLULE UMANE, nei simulatori metabolici che riproducono sistemi UMANI e nelle co-colture di ORGANI e APPARATI UMANI”
        Buona fortuna. E intendo non solo per il rischio nell’assunzione della molecola, ma anche come augurio di lunga vita in attesa che le capacità dei computer crescano fino al punto di poter simulare qualcosa di più di mezzo secondo di vita di una singola cellula in tempi inferiori alle molte ore oggi necessarie.
        “che non una molecola sperimentata su 20 milioni di criceti o armadilli o petauri o qualsiasi altra cosa che forse va bene per i progresso veterinario ma NON per avere un idea su come reagiremo noi.”
        Di certo i simulatori non ti daranno una maggior affidabilità, dato che si basano solo su ciò che sappiamo già.
        Le interazioni che ancora non conosci di certo non potrai scoprirle su un simulatore, dato che il simulatore parte dalle conoscenze del programmatore e segue esclusivamente le regole imposte.
        Mi pare di averlo già scritto un numero sufficiente di volte e che si continui a girare intorno ai punti scritti 20 giorni fa:

        “1) non si può simulare ciò che non si conosce
        2) i sistemi complessi hanno dei comportamenti che non sono la semplice somma dei comportamenti dei loro componenti, quindi non basta sommare i risultati di un certo numero di test su colture cellulari per prevedere cosa accadrà in un organismo completo.
        Quindi non solo non è possibile ora sostituire completamente i test su organismi completi, ma non sarà possibile neanche in futuro.”

        Aggiungo che se in futuro, grazie alla ricerca e non alla simulazione, sapremo TUTTO dei meccanismi biologici, allora saremo in grado di simulare tutto senza bisogno di usare cavie e non avremo più bisogno né di sperimentazione animale, né di metodi sostitutivi.

  7. @Mary, visto che si parlava di denaro
    Dalla pagina Facebook di “A Favore della Sperimentazione Animale”

    CHE FINE FANNO I SOLDI?
    Ormai ce l’avete presente tutti il mitico Massimo Tettamanti, l’idolo del movimento animalista, venerato come insigne luminare della scienza (in realtà un perfetto incompetente che non ha mai fatto ricerca e che racconta un sacco di frottole pseudoscientifiche, un propagandista acclamato dalla massa di babbei che brama di essere illusa).
    Ecco, questo personaggio, con la sua associazione I-Care, raccoglie soldi con i quali sostiene di finanziare la ricerca biomedica che non impiega animali… MA NESSUNO SA REALMENTE CHE FINE FANNO I SOLDI, dato che non è disponibile alcun rendiconto pubblico, non si rende noto quali progetti di ricerca vengono finanziati e per la cura di quali malattie.
    Qualcuno ha provato a chiedere ed i responsabili hanno risposto di non poter rivelare alcun dettaglio per evitare che i vivisettori intralcino la “ricerca innovativa”.
    Chi pone questo genere di domande sulla pagina facebook di I-Care, viene prontamente bannato e la domanda cancellata.
    La raccolta fondi si svolge attraverso donazioni online oppure con banchetti all’entrata dei supermercati o nelle piazze di tutta Italia.
    Ai banchetti vengono vendute arance e piantine, iniziativa molto simile a quella dell’AIRC, per cui i cittadini potrebbero essere forviati per associazione.
    Infatti il dichiarato proposito di Tettamanti è, testualmente:
    «Obiettivo principale del progetto è quello di spostare i finanziamenti verso la ricerca senza animali o comunque impedire ulteriori finanziamenti alla vivisezione»
    Dunque l’intento è quello di boicottare Airc e Telethon (che, contrariamente a quanto fa credere Tettamanti, finanziano tutti i passaggi della ricerca biomedica e non solo quella che impiega animali, ma anche quella coi “metodi alternativi”).
    Ultimante il supermercato Ipercoop di Livorno ha negato ad I-Care il permesso di raccogliere soldi presso nei suoi spazi, che concede unicamente alle associazioni riconosciute come Airc e Telethon…
    in risposta I-Care ha organizzato un mailbombing contro l’Ipercoop, dimostrando la tipica prepotenza animalista.
    [MV]

  8. E’ necessario distinguere tra le prove tossicologiche e la ricerca di base. Per le prove tossicologiche la comunità scientifica è riuscita a minimizzare la sperimentazione animale e probabilmente in futuro ci saranno ancora miglioramenti.
    Per la ricerca di base risulta ancora importantissima e irrinunciabile la SA. Chi rifiutasse di avvantaggiarsi delle conoscenze mediche e dei farmaci scoperti grazie dalla ricerca che ha impiegato anche SA o OGM, praticamente non potrebbe mettere piede in una farmacia o in un ospedale. Dovrebbe sperare di rimanere in buona salute usando solo i rimedi ottocenteschi come salassi, limone e peperoncino.

    1. veramente nella ricerca di base NON è obblogatorio ricorrere agli animali quindi se mentre nella ricerca tossicologica ancora per legge si è costretti a questa tecnica grossolana, la ricerca di base ne può fare a meno fin da ora..del resto aqualcuno è bastato la caduta di una mela per inventare una legge fisica importantissima..
      😉

      1. Vediamo, come si fa a fare ricerca di base su come funziona un organo, senza l’organo ed il relativo organismo? Sarebbe come voler tracciare la mappa di una caverna stando distesi in spiaggia!
        La fisiologia ha ancora un’infinità di misteri da scoprire e pensare che ci possano cadere in mano come la leggendaria mela di Newton significa fermarsi all’aneddoto e non comprendere il meccanismo della ricerca, neanche quella “semplice” della fisica del diciassettesimo secolo.

      2. bravo..ottimo commento..infatti per conoscere di più la fisiologia del topo per chi si deve laureare per esempio in veterinaria dovrà studiare un topo..sai,,mi pare che quando all’uni dovevamo studiare anatomia e fisiologia del gatto facevamo esercitazioni su corpi di GATTO..nessun professore mai ci ha detto che per studiare un gatto bisogna fare pratica su un topo o su una pecora..
        ergo se devo studiare o capire qualcosa sulla fisiologia di una mucca non posso studiare un topo..
        ergo se devo studiare o capire qualcosa sulla fisiologia di un coniglio non posso studiare un topo..
        ergo se devo studiare o capire qualcosa sulla fisiologia di una cavallo non posso studiare un topo..
        ergo se devo studiare o capire qualcosa sulla fisiologia di un uomo non posso studiare un topo..
        Non mi sembra difficile come concetto..

  9. Segnalo:

    Genova, primo corso Teorico-Pratico sui metodi alternativi alla sperimentazione animale

    Si terrà a Genova, i prossimi 24 e 25 settembre, il primo corso teorico-pratico Ecm sui metodi alternativi alla sperimentazione animale organizzato da I Care – Centro Internazionale per le Alternative nella Ricerca e nella Didattica. Il corso Ecm sarà condotto dalla ricercatrice Susanna Penco, dottoressa malata di sclerosi multipla, obiettrice di coscienza, che effettua ricerca in Italia esclusivamente con metodi di rilevanza umana tecnologicamente avanzati.

    LA LOCANDINA DEL CORSO:

    http://www.unige.it/notizie/documents/locandina%20corso%20avanzato%20Dare%20un%20senso%20ai%20metodi%20alternativi.pdf

    IL PIEGHEVOLE DEL CORSO:

    http://www.unige.it/notizie/documents/Brochure%20%20Corso%20avanzato%20Dare%20un%20senso%20ai%20metodi%20alternativi.pdf

  10. Evidentemente è abbastanza difficile da permettere a chi non vuole capirlo di far finta di non averlo capito, magari tirando in ballo l’anatomia, da me mai citata.
    La fisiologia di tutti i mammiferi è largamente sovrapponibile e se scendiamo al livello cellulare è persino identica.
    Può pure continuare a tirare in ballo le differenze anatomiche tra topo e uomo, ma il dna è lo stesso per oltre il 90%, la respirazione è la stessa, la circolazione sanguigna, la digestione, l’apparato muscoloscheletrico, il sistema nervoso, il ciclo di krebs, l’accumulo di grasso, l’ormone della crescita, praticamente TUTTA la fisiologia è uguale.
    Spero che il mio gatto non incontri mai veterinari che confondono anatomia e fisiologia.

    1. Fabio, visto che dici che siamo uguali devo dedurre che ti curi dal veterinario come il tuo gatto?
      Ti ricordo che ormai dire “più o meno uguali NON ha più nessun senso!
      Ti faccio un esempio umano:
      LA DREPANOCITOSI (MA L’ESEMPIO CALZA PER TUTTE LE MALATTIE UMANE DEFINITE RARE ,ECC ECC) È UNA MALATTIA DERIVANTE DA UNA MINUSCOLA ANOMALIA BIOCHIMICA RIGUARDANTE L’EMOGLOBINA,COMPOSTA DA 572 AMINOACIDI BEN PRECISI, CHE NEI MALATI, PRESENTA UN SOLO AMINOACIDO DIVERSO, (VALINA ANZICHÉ ACIDO GLUTAMMICO)..ORA, RAGIONANDO SU ESEMPI COME QUESTO, PENSARE come fai tu CHE UN TOPO POSSA ESSERE UN MODELLO PER UNA PATOLOGIA UMANA È COME PENSARE CHE UN MARZIANO (E.T.) PUÒ ESSERE USATO COME MODELLO SPERIMENTALE PER NOI PERCHÉ DERIVIAMO ENTRAMBI DALLO STESSO UNIVERSO!!

      1. Cara Cassandra, lo sa che prima, scrivendo “quando all’uni dovevamo studiare anatomia e fisiologia” mi aveva quasi convinto che avesse studiato almeno qualcosa di inerente?
        Ora invece, dopo aver confuso anatomia con fisiologia, gioca a confondere patologia e fisiologia.
        D’accordo, visto che è così in malafede può fare colazione col veleno per topi, se vuole, tanto è per topi, a lei non farà male di certo, non è mica un topo!
        E mi raccomando, quando le proporranno una cura che funziona sul modello animale, la rifiuti! Non si sa mai cosa potrebbe succedere a lei, che non respira ossigeno.
        Lo spieghi anche al veterinario, che i farmaci umani non funzionano sugli animali, così vediamo se ride o piange.
        Poi faccia molta attenzione anche alle cure che funzionano su altri esseri umani: hanno parecchi geni diversi dai suoi, addirittura in metà dei casi hanno un intero cromosoma diverso!
        Mi aspetto che a breve passi a dichiarare che l’evoluzione non esiste, che siamo stati creati diversi dagli animali e che i meccanismi cellulari che condividiamo con loro siano un’illusione del demonio. O forse sarà più creativa ancora…

      2. veramente è proprio perchè lìevoluzione esiste che le varie specie si sono ramificate e diversificate secondo sistemi particolari e ben differenziati…
        siete allergici al ragionare?
        Dove avrei confuso anatomia e fisiologia? (Che cmq NOn sono completamente uguali nè sovrapponibili tra topi, conigli, uomini, gatti, cavalli, vacche, ecc)
        bo..
        l’unica cosa che mi viene da pensare e che facciate dei copia-incolla automatici visto che hai cambiato totalmente argomento dall’esempio ben specifico e calzante che ti ho fatto io..

      3. Allora, per prima cosa non mi parli al plurale, dato che io sono una persona sola e non soffro di sdoppiamenti della personalità. Mi firmo sempre “Fabio”, mentre mi pare di capire che Cassandra, Mary e “??” sono la stessa persona cui piace cambiare nome e far finta che alle sue obiezioni di mesi prima non sia già stata data risposta.
        Poi, visto che “non tutti” per lei/voi equivale a “nessuno”, visto che preferisce guardare il dettaglio e perdere il quadro generale, visto che non vuole parlare né con il veterinario né con il farmacista, può continuare a pensare di essere diversa in tutto da un topo ed agire di conseguenza.
        Oppure può sbalordire tutti e guadagnarsi un premio nobel trovando il modo di fare ricerca senza animali (e senza mandare allo sbaraglio delle cavie umane).
        Buona fortuna!

      4. sia io che mia mamma che scriviamo dalla medesima mail siamo sbalordite dalla “ricchezza e complessità” delle vostre argomentazioni…
        p.s. VOI avrete per sempre sulla coscienza i morti umani deceduti quando nei trial clinici d fase 1, si scopre che l’uomo e il topo reagiscono diversamente e.. ci lasciano la pelle..
        Attendiamo entrambe con ansia di vedere quando VOI protestini (con molto blog gemelli e fb copia) tirerete fuori gli attributi e soprattutto la coerenza dicendo “visto che NOI crediamo nella sperimentazione animale NOI ci proproniamo per i trial di fase1 !

      5. È evidente che i risultati negli animali dipendono tanto

        dal set selezionato di condizioni sperimentali

        da rendere impossibile ogni estrapolazione significativa per l’uomo […]

        Diverse specie animali dispongono dei prodotti chimici in modi diversi […] uguali concentrazioni di sostanze chimiche (o dei loro metaboliti) non significano effetti uguali tra specie animali, poiché la sensibilità di organi, cellule, enzimi, o recettori, può essere differente in differenti specie […] l’estrapolazione dei dati tossicologici dagli animali all’uomo non può basarsi esclusivamente sulla realizzazione di un numero, per quanto grande, di esami
        di routine […] Dosi simili possono produrre differenti concentrazioni in
        diverse specie animali o anche nelle stesse specie animali
        in diverse condizioni sperimentali […]

        Non c’è una sola specie animale che ricorda un’altra […]

        Prof. Silvio Garattini
        Toxic effects of chemicals: difficulties in extrapolating data from animals to man. Crit Rev Toxicol. 1985;16(1):1-29

      6. Anna, non ti senti profondamente disonesta ad usare frammenti di un discorso di Garattini ignorando che Garattini era a favore della sperimentazione animale? E comunque, siamo sempre in attesa che qualcuno dei contrari inventi dei metodi alterativi.

  11. Sfonda una porta aperta. Io personalmente ho partecipato negli anni scorsi a _due_ diversi test di fase 1 come volontario sano.
    Lei invece, per coerenza, immagino si sia offerta per sostituire un topo, visto che ritiene che i test sul topo non siano predittivi a sufficienza, perché il topo ha alcune differenze rispetto all’uomo.
    La sua proposta alternativa quale sarebbe? Test su cellule e tessuti, che non tossiscono, non corrono, non respirano, non hanno battito cardiaco, digestione, interazione con il sistema nervoso… Però! Questo sì che è uguale uguale ad un umano, vero?
    Se la sua proposta è ancora questa, significa che non ha letto o compreso le mie risposte di febbraio, quindi sarebbe inutile ripetere i concetti. Può scorrere in su e rileggerle, così da poterle contestare pubblicamente e vincere quel premio Nobel che le spetterebbe.

  12. Gentile Fabio,il topo nemmeno vomita. Perché vengono usati i topi? Perché costano poco,sono facili da maneggiare e da gestire. Nessun criterio scientifico,e già questo la dice lunga su quanto sia un metodo scientifico rigoroso la Sa. Sa che a seconda di specie differenti fornisce dati differenti. Comunque,Lei è a conoscenza dei bioreattori multi-compartimentali modulari che attraverso colture cellulari umane non di topo ovviamente in 3d a più camere interconnesse riproducono la complessità dell’organismo in vivo e le interazioni organo-organo? Questo è uno dei metodi di ricerca tecnologicamente avanzato che fornisce dati di rilevanza umana,non il topo o il cane o la scimmia.

    1. Quindi il topo non è abbastanza uguale, mentre un bioreattore con anche una dozzina di camere interconnesse “riproducono la complessità dell’organismo in vivo e le interazioni organo-organo”.
      Quindi il bioreattore vomita? Corre? Respira? Sa scegliere un percorso in un labirinto?
      Ma lei Ale ci crede a quel che scrive oppure è solo che non lo capisce e quindi lo copia e basta?

      Mi cita i “dati di rilevanza umana” forniti da questi metodi? Magari dovendoli cercare si renderà conto… Oppure legga quei dossier che cita e cerchi di capire cosa manca.

  13. Questa è tecnologia avanzata che fornisce dati tarati su materiale umano,tecnologia già impiegata a Genova dalla ricercatrice Susanna Penco. Ma Lei è a conoscenza di questa tecnologia o crede nel modello ratto nel 2014 che deve correre nel labirinto?

    Ma come mai se il topo è questo modello così efficiente stanno cercando di modificarli con geni umani?
    Perché usano i topi? Forse perchè più economici e gestibili? Perché usano i beagles e non i doberman? Forse perché i primi sono pacifici e resistenti,i secondi….sarebbe divertente vederli correre dietro un vivisettore….
    Criteri scientifici altissimi per scegliere un modello sperimentale.

    La Sa non fornisce dati di rilevanza umana,esempi? Sufficiente pensare al fumo e alla diossina,sostanze risultate innocue sulle cavie. Per noi,mortali.

    I dossier riportati illustrano tutti i metodi tecnologicamente avanzati di ricerca.

    1. Tecnologia già impiegata a Genova… che ha fornito quali strabilianti risultati?
      La Penco non ha potuto neanche fare a meno di usare i mitili per i suoi lavori.
      Così come questi risultati non sarebbero stati possibili lacorando su mucchietti di cellule:
      impianti cocleari https://www.youtube.com/watch?v=FozmvMufIh4
      stimolazione neurale https://www.youtube.com/watch?v=I94fwhgwEzY
      riparazione neuronale https://www.youtube.com/watch?v=oPerfpxYJ1U
      impianti neurali https://www.youtube.com/watch?v=ogBX18maUiM
      e conseguenti impieghi nell’uomo http://www.gizmag.com/quadriplegic-brain-implant-neurobridge/32692/
      che devono essere tutti falsi, dato che “La Sa non fornisce dati di rilevanza umana” (Ale)
      per non parlare di tutti gli studi su psicologia e comportamento o, visto che citi i beagle, su sistemi complessi come l’apparato cardiocircolatorio.
      Diossina, fumo e altre fandonie: fa tristezza che gli argomenti già smontati cento volte vengano ancora portati avanti come se fossero nuovi. Non capite che mettendo in mezzo delle bugie anche le cose vere che eventualmente potreste scrivere perdono di credibilità? http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2012/07/10/la-lista-dei-50-disastri-della-sperimentazione-animale/

      In dettaglio la dose letale di diossina (LD50) è:
      ratti maschi: 23mcg/kg
      ratti femmine: 45mcg/kg
      maialini d’India: 1mcg/kg (altre fonti indicano 500-600ug/kg)
      criceti: 5000mcg/kg
      Proprio un toccasana per le cavie, eh?
      Leggeteli quei report che linkate e cercate di capire come mai tutti i ricercatori vi dicono chiaramente* che i “metodi alternativi” sono solo complementari. Il concetto di complessità emergente è già stato richiamato in questa discussione: sarebbe ora di cercare di comprenderlo.
      *qualcun altro invece lo ammette solo implicitamente, come la Penco e la Kuan

  14. Il team della Penco e della Bassi hanno tenuto in Settembre il primo corso teorico pratico sui metodi di ricerca tecnologicamente avanzati. E’ un dato di fatto. Non impiegano animali.

    Argomenti già smontati?
    Affatto.
    I dati sono specie specifici,è una realtà.
    I test su animali vengono fatti per motivi legali,non scientifici. Altro dato di fatto.
    Altro dato di fatto,per decenni il fumo è stato considerato innocuo perché così risultò sulle cavie.

    I metodi illustrati dalla ricercatrice internazionale Candida Nastrucci sono metodi di ricerca avanzati,non complementari. Complementari ai dati che forniscono i topi? Ma cosa dici? Sono metodi tarati sull’uomo che danno risposte umane non animali.

  15. Nuova tecnica in vitro, che utilizza materiale biologico umano-basico, promette nuovi orizzonti per la ricerca sulla malattia di Alzheimer.

    http://businessandtech.com/sensazionale-alzheimer-in-laboratorio-create-cellule-malate-in-provetta/51748

    http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature13800.html
    http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/fig_tab/nature13800_SV1.html

    Ricerche su materiale umano per avere risposte umane,non animali.

    1. E’ inutile, fate finta di non capire anche le cose più semplici, quindi il dialogo diventa impossibile.
      Ma proviamoci ancora: Alzheimer, dall’articolo su Nature, parole di Antonella Prisco del Cnr di Napoli, “Un modello come questo non riproduce la complessità di un organismo vivente”
      Quanto ci vogliamo girare intorno ancora? In una capsula Petri ci sta ad esempio la barriera ematoencefalica, tanto per cominciare dagli elementi più macroscopici?
      e ancora:
      “La speranza è di trovare qualche farmaco di cui sia già stata provata la non tossicità per l’uomo”
      Già, perché se invece si trattasse di un farmaco nuovo, dopo averne testato l’efficacia in vitro siamo costretti a testare sulle cavie prima di mettere a rischio la vita di una persona.
      A voi non va a genio che qualche decina di topi vengano sfruttati per evitare complicazioni o morte a qualche decina di uomini, ma su milioni di topi uccisi ogni anno con le derattizzazioni e miliardi di animali d’allevamento maltrattati e macellati ogni anno si chiude allegramente un occhio. E pensare che per l’alimentazione le alternative ci sono…
      Nel frattempo un trattamento efficace sui topi è stato trovato. Ma siccome non siamo topi, immagino che anche questo secondo voi non funzionerà sull’uomo, e che tutte le altre medicine e tecniche che funzionano sull’uomo siano una sequenza di coincidenze.
      http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2014/10/15/news/nanoparticelle_made_in_italy_rimuovono_placche_alzheimer-98107612/

  16. Altro caso di successo eclatante della sperimentazione animale:
    “Darek Fidyka, un uomo di 40 anni che era rimasto paralizzato dalla vita ai piedi in seguito a un accoltellamento nel 2010, è riuscito nuovamente a camminare grazie a un trapianto di cellule del suo sistema olfattivo al midollo spinale.”
    http://www.ilpost.it/2014/10/21/operazione-paralisi-gambe-cellule-olfattive/
    “Il trapianto di cellule olfattive per la rigenerazione nervosa è stato sperimentato per diversi anni sulle cavie di laboratorio.”
    Cioè passando da qui https://www.youtube.com/watch?v=oPerfpxYJ1U
    Quali metodi alternativi avrebbero potuto permettere di arrivare a questo risultato?

    E come mai funziona anche nell’uomo? Non siamo topi. Pare che, contrariamente a quanto sostengono alcuni, per molti aspetti siamo proprio dei topi di 70 chili.

  17. La ricerca moderna è basata sul materiale umano,non di topi.
    Alzheimer dopo decenni di finanziamenti avendolo studiato su modelli sbagliati non ci sono cure per guarire.
    Difendi l’indifendibile.
    Ma chi difende tanto un metodo dell’800 è in grado di sviluppare e impiegare metodi di ricerca tecnologicamente avanzati?

  18. Alzheimer in vitro? Si può fare.

    Ricercatori della Harvard University e del Massachusetts General Hospital di Boston (U.S.A.) hanno sviluppato un metodo per studiare la malattia di Alzheimer in vitro, una tecnica che potrebbe potenzialmente eliminare l’uso di animali comunemente usati per testare potenziali farmaci.

    Secondo un nuovo paper pubblicato su Nature [1], i ricercatori hanno fatto crescere i neuroni umani in una coltura 3D, successivamente hanno quindi introdotto le caratteristiche genetiche associate alla malattia di Alzheimer.

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    Le cellule hanno poi cominciato a produrre le placche amiloidi ed i grovigli neurofibrillari, che sono i tratti distintivi della predetta malattia neurodegenrativa, aprendo la strada per testare le terapie sperimentali per il trattamento di questa terribile malattia.

    Ads By minibar×Non va dimenticato che proprio gli studi su animali si sono rivelati del tutto fallimentari in questa precisa area di studio, come anche in altre ad onor del vero, depauperando così colossali somme di denaro pubblico e privato investite, sprecando vanamente ingenti risorse umane ed animali ed illudendo intere generazioni di malati rimasti, promessa dopo promessa, sprovvisti di valide dure con cui far fronte alla propria situazione di invalidità [2-3-4-5].

    Quali risultati potevano essere raggiunti intraprendendo percorsi di ricerca REALMENTE rilevanti per gli esseri umani che non implicavano l’utilizzo di organismi biologici animali che in moltissime istanze reagiscono in maniera differente rispetto alla controparte umana?

    Purtroppo, questa domanda difficilmente potrà trovare una risposta esaustiva ed anche fosse possibile formulare una qualche ragionevole stima, non potrebbe che aumentare solamente l’amarezza e lo sconforto di aver per troppo tempo sostenuto un errore metodologico di ricerca sperimentale rivelatosi inequivocabilmente troppo spesso fuorviante ed improduttivo, oltre che potenzialmente lesivo per la ricerca stessa e la salute pubblica.

    ”I risultati delle prove farmacologiche nei topi non si sono mai tradotti perfettamente nei test sugli esseri umani. Ma negli ultimi anni, ed in particolare per le malattie neurodegenerative, i risultati del modello di topo sembrano palesemente inutili. L’anno scorso, per esempio, tre principali farmaci candidati per la cura dell’Alzheimer, Alzhemed (acido 3-ammino-1-propanesulphonic), Flurizan (tarenflurbil) e bapineuzumab, ognuno dei quali era sembrato estremamente efficace in modelli murini, hanno prodotto risultati molto debolmente nel corso degli studi clinici che hanno coinvolto migliaia di pazienti umani affetti da Alzheimer.” [2]

    Bibliografia:

    [1] Choi SH, Kim YH, Hebisch M, et al. A three-dimensional human neural cell culture model of Alzheimer’s disease. Nature. Published online October 12, 2014. doi:10.1038/nature13800 – http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/abs/nature13800.html

    [2] Schnabel J. Neuroscience: Standard Model. Nature, Vol 454,682-685 (2008) / doi:10.1038/454682a – http://www.nature.com/news/2008/080807/full/454682a.html

    [3] Cavanaugh SE et al. Animal models of Alzheimer disease: historical pitfalls and a path forward. ALTEX. 2014;31(3):279-302. doi: http://dx.doi.org/10.14573/altex.1310071. Epub 2014 Apr 10 – http://www.altex.ch/resources/Cavanaugh_131007_altex.pdf

    [4] Langley GR. Considering a new paradigm for Alzheimer’s disease research. Drug Discov Today. 2014 Mar 21. pii: S1359-6446(14)00090-7. doi: 10.1016/j.drudis.2014.03.013 -http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24662035

    [5] Il “Titanic sanitario”: malattie neurologiche e ricerca. RS-RI – http://realscience.altervista.org/il-titanic-sanitario-analisi-su-malattie-umane-ie-ricerca/

  19. Cellule umane pluripotenti indotte per osservare effetti di epatotossicità cronica

    Le cellule umane staminali pluripotenti (HPSC) hanno il potenziale per diventare strumenti importanti per la creazione di nuovi modelli di test in vitro per i farmaci ad esempio, la tossicità e gli effetti farmacologici. Il fallimento in fase avanzata dell’industria farmaceutica è in gran parte imputabile alla selezione di farmaci candidati che utilizzano modelli preclinici [ndr animali] non predittivi che non sono clinicamente rilevanti. Gli attuali modelli epatici in vivo [ndr animali] e in vitro, mostrano limiti evidenti, soprattutto per gli studi di epatotossicità cronica. Per queste ragioni, abbiamo valutato il potenziale di utilizzo di epatociti HPSC-derivati per esposizione a lungo termine ai farmaci tossici. Gli epatociti differenziati sono stati incubati con composti epatotossici per fino a 14 giorni, utilizzando un approccio dosi ripetute. Gli epatociti HPSC-derivati sono diventati più sensibili ai composti tossici dopo esposizione prolungati e, oltre alla citotossicità convenzionale, è stata anche osservata presenza di i fosfolipidosi e steatosi nelle cellule. Questo è, al meglio della nostra conoscenza, il primo rapporto di uno studio di tossicità a lungo termine utilizzando epatociti HPSC-derivati, e le osservazioni sostengono l’ulteriore sviluppo e validazione di modelli di tossicità basati HPSC per valutare nuovi farmaci, prodotti chimici e cosmetici.

    Holmgren G1, Sjögren AK2, Barragan I2, Sabirsh A2, Sartipy P2, Synnergren J2, Björquist P2, Ingelman-Sundberg M2, Andersson TB2, Edsbagge J2.

    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24980256

  20. Ed infatti……

    ”Despite a decade of effort using genetically modified mice, more than 300 potential treatments have been successful in animals but not a single one has proved effective in human patients”

    ”Nonostante un decennio di sforzo utilizzando topi geneticamente modificati, più di 300 potenziali trattamenti hanno avuto successo negli animali, ma non uno solo si è dimostrato efficace nei pazienti umani”

    [Dr.ssa Gill Langley, PhD, BioChimico e Scienziato Britannico. Animals should not be used for Alzheimer’s research according to a new paper, because scientists should instead be looking at human biology-based tools. Pharmafile, Published on 22/05/14]

    http://www.pharmafile.com/news/186588/stop-alzheimer-s-testing-animals

  21. Nuovo paper peer reviewed pubblicato su Biological Systems dimostra l’inattendibilità, e quindi l’inutilità, della ”sperimentazione animale” in funzione della medicina traslazionale umana:

    ”Una revisione della letteratura medica, nonché la relativa non medica, della letteratura scientifica per quanto riguarda la biologia evolutiva e la teoria della complessità, rivela che i modelli animali non possono offrire valore predittivo per la risposta umana a farmaci e malattie”

    Greek R. A Discussion of the Role of Complex Evolved Systems in the Development of Invasive Cardiovascular Interventions as Illustrated by the Blalock-Taussig Shunt and Intra-Arterial Stents. Biol Syst 2014, 3:1 –
    http://omicsgroup.org/journals/a-discussion-of-the-role-of-complex-evolved-systems-in-the-development-of-invasive-cardiovascular-interventions-as-illustrated-by-the-blalock-2329-6577.1000124.pdf

  22. I Care Italia

    ASSEGNO DI RICERCA SCIENTIFICA

    “Riconversione dalla sperimentazione animale a metodologie specie-specifiche per l’essere umano”

    La raccolta fondi rIcerCARE, base portante del progetto ITALIA SENZA VIVISEZIONE

    Visti:

    – il ricavato della raccolta fondi rIcerCARE iniziata a novembre 2013;

    – la prima edizione del corso teorico-pratico “DARE UN SENSO AI METODI ALTERNATIVI ALLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE”, 24-25 settembre 2014, Genova;

    – la Legge del 30 dicembre 2010, n° 240;

    – la Legge del 13 agosto 1984, n°476 e successive modificazioni;

    – il Decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del 9 marzo 2011, n°102;

    – il Decreto Legislativo del 4 marzo 2014, n°26 attuazione della direttiva 2010/63/UE.

    Considerati:

    – lo sviluppo tecnologico che sta caratterizzando il nuovo millennio;

    – la specie-specificità del modello animale;

    – la tendenza di parte della comunità scientifica a indirizzarsi verso metodologie specie-specifiche per l’essere umano;

    – la possibilità di ragionare in termini di simulazione dell’organismo umano e non della singola cellula;

    – il finanziamento nazionale stanziato per il 2014 per i cosiddetti metodi alternativi pari a un risibile e inutile 52.500 euro (D.L. 26/2014, art. 41, comma 2);

    – il finanziamento nazionale stanziato per gli anni successivi per i cosiddetti metodi alternativi destinato inaspettatamente e unicamente agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali e non ai tradizionali centri di ricerca italiani;

    – l’emanazione del seguente bando di selezione, per titoli e colloquio, per il conferimento di n° 4 assegni di ricerca nell’area delle scienze biomediche.

    “Riconversione dalla sperimentazione animale a metodologie specie-specifiche per l’essere umano”

    Art. 1 – Obiettivo

    – Gli assegni di ricerca sono destinati a singoli ricercatori (anche stranieri) o gruppi di ricerca, in tutti i casi operanti in strutture italiane autorizzati a svolgere ricerca biomedica, che attualmente utilizzano metodologie che, direttamente o indirettamente, fanno uso di animali.

    – Gli assegni di ricerca sono destinati a coprire i costi di riconversione per passare dalla sperimentazione animale a metodologie specie-specifiche per l’essere umano.

    – Gli assegni di ricerca non possono superare la cifra di 52.500 euro l’uno per uguagliare, simbolicamente, l’intero finanziamento nazionale destinato ai cosiddetti metodi alternativi del 2014.

    Art. 2 – Conferimento dell’assegno.

    – Ai selezionati, secondo le modalità indicate nei successivi articoli, verrà conferito un assegno pari al 70% del costo di riconversione a inizio progetto e il restante 30% alla fine.

    – Gli assegni non sono cumulabili tra loro all’interno dello stesso gruppo di ricerca.

    – La data di inizio del progetto non deve essere precedente al 1 giugno 2015.

    – La data di fine del progetto non può essere successiva al 31 maggio 2016.

    – Eventuali rinnovi sono subordinati a una positiva valutazione da parte dell’ente proponente della avvenuta riconversione.

    – Nei costi di riconversione è possibile inserire una singola borsa di studio per il ricercatore che svolgerà il ruolo principale nella riconversione.

    – Nei costi di riconversione è possibile inserire la partecipazione a corsi di formazione per il ricercatore che svolgerà il ruolo principale nella riconversione.

    – Con riconversione, relativamente alla classificazione delle alternative delle 3R, si intendono esclusivamente progetti di Replacement, non di Reduction o Refinement.

    Art. 3 – Requisiti per l’ammissione

    Per la partecipazione alla selezione sono richiesti, pena l’esclusione, i seguenti titoli di studio e requisiti curriculari:

    – Laurea

    – Curriculum scientifico-professionale idoneo allo svolgimento della ricerca

    Il possesso del titolo di dottorato di ricerca o PhD o equivalente conseguito all’estero ovvero il titolo di specializzazione in area medica costituiscono titolo referenziale ai fini dell’attribuzione degli assegni.

    I requisiti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine utile per la presentazione della domanda di ammissione alla selezione.

    Art. 4 – Presentazione delle domande e dei titoli

    La domanda di partecipazione alla selezione dovrà essere indirizzata a I-CARE EUROPE Onlus, via degli alberi 100, 22070, Fenegrò (CO) e inviata a mezzo raccomandata con avviso di ritorno entro il giorno 30 marzo 2015 a pena di esclusione.

    In caso di raccomandate ricevute oltre la data di scadenza farà fede il timbro postale.

    Nella domanda il candidato dovrà dichiarare sotto la propria responsabilità:

    – L’esatta denominazione del titolo del progetto di riconversione;

    – Le proprie generalità, la data e il luogo di nascita, un recapito eletto ai fini della selezione, numero di telefono e e-mail;

    – la cittadinanza posseduta;

    – I titoli accademici con l’indicazione dell’istituzione che li ha rilasciati e della data di conseguimento;

    – eventuali ulteriori titoli di studio posseduti;

    – pubblicazioni e comunicazioni a congressi;

    – obiettivo della ricerca in corso e descrizione della sperimentazione animale attualmente utilizzata corredata da bibliografia essenziale;

    – le metodologie NON utilizzanti animali identificate come migliorative per il raggiungimento dell’obiettivo della ricerca;

    – i costi necessari e sufficienti per il completamento della riconversione o, quantomeno, una bozza, eventualmente da perfezionare, di tali costi;

    – l’eventuale richiesta di anonimato relativamente alla pubblicazione online dei ricercatori vincitori degli assegni di ricerca;

    – dichiarazione, qualora vincitore dell’assegno di ricerca, di rinuncia definitiva all’utilizzo di animali.

    Sulla busta dovrà essere indicata chiaramente la dicitura “Domanda di ammissione alla selezione per l’assegno di ricerca Riconversione dalla sperimentazione animale a metodologie specie-specifiche per l’essere umano”

    Gli esiti della valutazione verranno comunicati ai partecipanti entro il giorno 30 aprile 2015.

    Art. 5 – Divieto di cumulo – Incompatibilità

    L’assegno non può essere cumulato con borse di studio a qualsiasi titolo conferite, tranne che con quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili a integrare, con soggiorni all’estero, l’attività di formazione e di ricerca.

    Art. 6 – Risoluzione

    Qualora l’assegnista non prosegua l’attività prevista dal programma di ricerca senza giustificato motivo verrà disposta la risoluzione del contratto.

    Qualora l’assegnista continui a utilizzare animali verrà chiesta la restituzione dell’intera cifra fino ad allora versata.

    Art. 7 – Recesso del titolare dell’assegno di ricerca

    Il titolare dell’assegno ha facoltà di recedere dal rapporto in qualsiasi momento prima del versamento della prima rata.

    Art. 8 – Norme finali e pubblicazione

    Per quanto non previsto nel presente bando, si fa riferimento alle vigenti disposizioni legislative e regolamentari in materia.

    Bando: https://www.facebook.com/ICareItalia/posts/781949818561933

    Richiesta Informazioni: info@icare-italia.org

    1. Wow! Finalmente un’associazione animalista decide di investire qualcosa per lo sviluppo dei famosi “metodi alternativi”, ammettendo implicitamente che al momento non esistono. Interessante.

      1. scusate ma non dovrebbe essere il Ministero dell’ Istruzione o della Sanità a finanziare questi progetti?O volete che chieda al canile o all’oratorio del mio quartiere o alla bocciofila?

  23. Fabio,I Care Italia non è una associazione animalista.
    L’assegno è destinato a chi vuole lavorare con le più moderne tecnologie di ricerca di rilevanza umana.
    Se lei non le conosce,pazienza.
    Non ha capito nulla dell’assegno. Pazienza.

    1. Gentile Alex, pare che I-care non sappia di non essere una associazione animalista, o forse non lo sa la loro sezione italiana, dato che se prova ad andare su http://www.icare-italia.org viene rimandato a http://www.italia-senza-vivisezione.org/index.php/i-care/ in cui la prima cosa che si legge è:
      “Il Centro Internazionale per le Alternative nella Ricerca e nella Didattica ha sede in India e progetti in varie nazioni.
      Il nome ufficiale in inglese è “International Center for Alternatives in Research and Education” le cui iniziali formano la sigla I-CARE che, sempre in inglese, vuol dire “io ho cura”, “a me importa”… sottolineando la spinta etica di base contro la sperimentazione su animali. I-CARE è contro una scienza che “uccide e provoca sofferenza”.”

      Ora “spinta etica di base contro la sperimentazione su animali” non è animalismo?

      1. I Care NON è una associazione animalista,ma coordina a livello internazionale progetti scientifici.
        La spinta è sia etica sia scientifica. Quindi?
        Ma è grazie ai volontari che questi quattro assegni hanno preso vita,bizzarro no che sono volontari che finanziano grazie al loro lavoro volontario la possibilità di insegnare ai ricercatori i metodi di ricerca di rilevanza umana?

      2. rIcerCARE ha organizzato due corsi sui metodi di ricerca human-based diretti ai ricercatori e segue diversi progetti di riconversione dal “modello” animale ai metodi di rilevanza umana.
        Ora raccoglie fondi per un progetto sul Glaucoma presso l’Università di Genova.

        Siete peggio dei fanatici religiosi,legati a un dogma e privi di qualsivoglia curiosità verso il nuovo e il progresso.

        Sareste stati in piazza contro Galileo,perchè il dogma vi avrebbe suggerito quella strada.

        La scienza che tanto osannate è dubbio,domanda e messa in discussione.

      3. Sara, o Anna, o qual che è, sembra che l’interlocutore abbia più profili…
        E’ stato ampiamente spiegato nei commenti precedenti che un qualsiasi test su un sistema meno complesso di un organismo (cioè ad esempio su una coltura cellulare o su un tessuto) non può sostituire un test su un organismo perché esiste una cosa che si chiama complessità emergente. Che non è un dogma, ma un fenomeno riscontrabile nella realtà ed inevitabile.
        Su questo punto continuate a svicolare perché non volete accettare una brutta notizia.
        Mi citi pure la Penco, che dice che si può e si deve fare ricerca senza animali, ma quando è toccato a lei non è stata in grado di fare a meno dei mitili.
        Che poi, sinceramente, trovo molto ipocrita la battaglia per “salvare” dieci topolini da una vita di benessere in laboratorio e poi sterminare i topi in città o uccidere milioni di polli all’anno solo per mangiarli.

  24. Tratto dal libro “Vivisezione o Scienza” del Prof. Pietro Croce:
    Le motivazioni scientifiche di condanna della vivisezione

    “Obbedivo a un’ammuffita logica positivistica che m’era stata imposta durante gli studi universitari.
    Ma le tessere del puzzle raramente trovavano il loro posto e, dopo settimane di riflessioni e di notti insonni, ecco la scintilla.
    Ci deve essere qualcosa di sbagliato nella prassi medica.
    L’errore è semplicemente il metodo.
    E se è sbagliato il metodo, sono sbagliate anche le conclusioni”. (…)

    (…) “Agli scientisti che sostengono che la scienza è sempre andata avanti provando e sbagliando, io rispondo: sì, però a condizione che l’errore non sia sistematico e non venga incoraggiato da una Medicina che sta sempre più trasformandosi in INDUSTRIA INTERESSATA A PROMUOVERE SE STESSA secondo la logica consumistica: CREARE MALATTIE per poterle curare. e poi curare le malattie provocate dalla cura usata per curare le malattie” (…)

  25. “I modelli animali rappresentano niente di più che uno straordinario, e nella maggior parte dei casi irrazionale,atto di fede.”

    Horrobin DF. Modern biomedical research: an internally self-consistent universe with little contact with medical reality? Nature Reviews Drug Discovery 2, 151-154 (February 2003) | doi:10.1038/nrd1012 –

    http://www.nature.com/nrd/journal/v2/n2/abs/nrd1012.html

  26. “Ricerca Bio-Medica: Fare ricerca senza animali si può e si deve.”

    ✺ IL FUTURO DELLA RICERCA BIOMEDICA ALLA LUCE DELLE NUOVE CONOSCENZE EPIGENETICHE: IL CASO DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE

    https://www.youtube.com/watch?v=JEqiIYcY5U8

    Gianni Tamino,Biologo,Università Studi di Padova

    ✺ BIODIVERSITA’ E COMPLESSITA’ DEGLI ORGANISMI:
    DIVERSITA’ DI SPECIE DIVERSITA’ DI RISPOSTE

    https://www.youtube.com/watch?v=FwMXNBsJj88

    Maurilio Calleri,Medico Veterinario

    ✺ SPERIMENTAZIONE ANIMALE: UN CASO PSICHIATRICO

    https://www.youtube.com/watch?v=QzaogAMqaSs

    Stefano Cagno,Medico specialista in Psichiatria

    ✺ PRATICA CHIRURGICA E TEST SUGLI ANIMALI

    https://www.youtube.com/watch?v=mVkfgj_BzMw

    Oriano Perata,Medico specialista in Chirurgia

    ✺ CAVIE ANIMALI NEL VECCHIO E NUOVO MILLENNIO:
    APPROCCIO CRIMINOLOGICO

    https://www.youtube.com/watch?v=RXRwn1xzFuQ

    Massimo Tettamanti,Chimico ambientale e criminologo forense

    ✺ MODELLO ANIMALE OGGI:
    APPROCCIO SCIENTIFICO DEL XXI SECOLO

    https://www.youtube.com/watch?v=lKKHO5RJqwY

    Daniele Tedeschi,Fisiologo

    ✺ RICERCA SENZA ANIMALI: SI PUO’ E SI DEVE

    https://www.youtube.com/watch?v=u5139ZZLVwU

    Susanna Penco,Biologa e ricercatrice

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