Adroterapia: facciamo chiarezza

800px-Orsay_proton_therapy_dsc04460SALUTE – Pochi giorni fa abbiamo parlato del nuovo centro specializzato in protonterapia di Trento sollevando qualche perplessità tra i lettori. Entro l’estate il centro comincerà a lavorare con i primi pazienti, aggiungendosi alle altre realtà italiane che operano nel campo dell’adroterapia, il CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) di Pavia e il centro di adroterapia oculare dell’azienda ospedaliero-universitaria policlinico di Catania. Per fare chiarezza ne abbiamo parlato con Fernando Ferroni, presidente dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), ente che da anni collabora con entrambe.

“Molti anni fa noi dell’INFN abbiamo messo a disposizione dell’azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania il ciclotrone dei Laboratori Nazionali del Sud. Lo scopo era curare uno specifico tumore dell’occhio, e si è trattato del primo esempio in Italia di terapia tramite fasci di protoni. Il centro di Catania opera ormai da vari anni, mentre il CNAO ha cominciato a operare più di recente, con il primo macchinario dedicato”. Il centro di Pavia ha concluso la fase di sperimentazione clinica nel dicembre 2013, e finora sono già stati trattati circa 180 pazienti.

Al policlinico di Catania, a oggi, vengono trattate con adroterapia le patologie neoplastiche rare, quale per esempio il melanoma oculare. Come si può leggere sul sito, il centro è interamente ed esclusivamente dedicato alla cura dei tumori della regione oculare. “L’idea dell’adroterapia arrivò da Ugo Amaldi, che al tempo aveva dimostrato che si potevano usare gli ioni carbonio per trattare alcune particolari forme di tumore, resistenti alla radioterapia e per questo difficilmente curabili. Gli ioni carbonio sono pesanti e hanno un potere distruttivo maggiore di quello dei protoni. Si recano nel posto giusto spostandosi con grande precisione”, spiega Ferroni.

“Un’altra linea legata alla cura dei tumori, sfruttando i fasci di protoni e non gli ioni carbonio, è una linea di tipo commerciale. In Europa mi viene in mente la ditta IBA, che vende i ciclotroni ai centri che offrono questo tipo di terapia”. Anche il macchinario che viene utilizzato al nuovo centro di protonterapia di Trento è IBA. “Il numero di tipologie tumorali che possono beneficiare del trattamento con i protoni è maggiore rispetto a quelli che invece vengono trattati con gli ioni carbonio, e gli stessi macchinari impiegati hanno costi più elevati”. La macchina che viene utilizzata al CNAO, il centro di adroterapia di Pavia, è invece un sincrotrone e utilizza sia i protoni che gli ioni carbonio. “Con alcune tipologie tumorali, per esempio il tumore della base cranica, che praticamente si trova nel cervello ed è chemio-resistente, la protonterapia è particolarmente indicata”, spiega Ferroni.

“In Italia i tumori che andrebbero curati con gli ioni carbonio sono sull’ordine dei duemila l’anno, diciamo. Un centro dedicato come lo CNAO di Pavia può curare tra i mille e i duemila pazienti”. Nel centro di protonterapia di Trento, invece, vengono usati per la terapia solamente fasci di protoni. “Entrando nel corpo umano il protone rilascia poca energia; si tratta di una particella veloce, che durante il suo percorso rallenta causando relativamente pochi danni”, spiega Ferroni. “Nel momento in cui si ferma lo fa nel posto in cui lo abbiamo indirizzato, tramite controllo e assorbimento dell’energia, e rilascia tutta la sua energia residua in un determinato punto, all’interno di una cellula. Possiamo tranquillamente dire che brucia la cellula. Gli studi, tuttavia, spiegano che esiste una quantità non trascurabile di cellule che potrebbero sopravvivere a tale danno, perché il loro DNA è in grado di ricombinarsi”.

Gli ioni carbonio agiscono diversamente rispetto ai protoni, perché si fermano all’interno della cellula e la distruggono in maniera irreversibile. “Hanno più energia, uno ione è l’equivalente di 12 protoni tutti insieme. Il problema è che purtroppo qualche volta lo ione carbonio si spezza, diventa più leggero e uno dei pezzi risultanti continua a spostarsi cambiando il suo percorso originario”. Ad oggi nell’ambito dell’adroterapia si utilizzano gli ioni carbonio e i protoni, ma in futuro verranno fatte sperimentazioni anche con altre tipologie di ioni.

In Europa ci sono vari centri che offrono questo tipo di terapia: alcuni esempi sono quelli di Praga, Parigi, Essen, Monaco, Heidelberg e Villigen. Tuttavia, come spiega Ferroni, solo alcuni tra i centri europei sono specializzati e completamente dedicati all’adroterapia, mentre altri la annoverano tra i loro vari servizi. “I numeri sono chiari: un centro dedicato arriva a mille, duemila pazienti l’anno. Nelle altre realtà le cifre sono molto diverse, intorno ad alcune decine”.

Crediti immagine: David.Monniaux, Wikimedia Commons

Informazioni su Eleonora Degano ()
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collaboro con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, IN3D dove scrivo di benessere animale, etologia, cognizione animale e mi occupo di copywriting scientifico. Nel 2016 ho vinto il Premio Giornalistico Tomassetti - Premio Speciale in Virologia e nel 2017 il premio giornalistico "Il diabete sui media" promosso dalla Società Italiana di Diabetologia

3 Commenti su Adroterapia: facciamo chiarezza

  1. Claudio Casonato // 6 marzo 2014 alle 15:27 // Rispondi

    L’ha ribloggato su bUFOle & Co..

  2. L’ha ribloggato su Io Non Faccio Nientee ha commentato:
    Un po’ di chiarezza, grazie a Eleonora Degano

  3. Bell’articolo, attenzione pero’ a usare “ricombinare/ricombinante” quando si parla di DNA, che vuol dire tutt’altra cosa rispetto a “riparare” (che era quello che si intendeva, credo)

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