mercoledì, Dicembre 19, 2018
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L’equilibrio dell’atmosfera in mano alle montagne

800px-Cavalli_Al_Pascolo_Ai_Piedi_Del_Massiccio_Del_Fitz_Roy,_PatagoniaRICERCA – La vita sulla terra si sarebbe estinta nel giro di 5-10 milioni di anni se non ci fossero state le montagne. È possibile fare questa previsione dopo aver letto l’articolo comparso il 20 marzo scorso su Nature. La ricerca condotta da geochimici della Southern California University in collaborazione con l’università di Nanjing in Cina, ha rivelato che è tutto merito delle montagne se i livelli di diossido di carbonio (CO2) uno dei gas serra, sono rimasti costanti per milioni di anni.

Se è preoccupante l’eccessivo aumento della CO2 in atmosfera perché provoca l’innalzamento della temperatura terrestre, altrettanto pericolosa è l’eccessivo consumo di CO2 responsabile del raffreddamento climatico. Solo il perfetto equilibrio tra le due condizioni è compatibile con la vita sul nostro pianeta.

Che le montagne avessero un ruolo nel consumo di CO2 era un meccanismo noto dal punto di vista chimico: quando le catene montuose si innalzano, portano in superficie rocce che prima erano negli strati più profondi della terra. È così che viene esposta all’atmosfera una grande quantità di calcio, di cui le rocce neo-formate sono ricche. Il calcio si combina con la CO2 atmosferica, si trasforma in calcare per poi essere dilavato nei mari quando arrivano le piogge. Se questo meccanismo non fosse stato bilanciato in qualche modo durante la formazione di catene quali le Ande, l’Himalaya o le Montagne Rocciose, la terra sarebbe caduta in un inverno troppo lungo in seguito a un consumo eccessivo di CO2.

E il fatto che ciò non sia accaduto non è nemmeno giustificabile con l’attività vulcanica, una delle principali fonti di diossido di carbonio. Nemmeno i vulcani sarebbero stati sufficienti per contrastare l’accumulo di CO2 all’interno degli oceani. Quando si innalzano le montagne, tuttavia, un altro minerale sale in superficie: la pirite, conosciuta anche come “oro matto” per il suo colore giallo ottone e per la lucentezza metallica. La pirite è costituita da solfato di ferro e, se esposta all’aria, si combina con l’ossigeno generando un composto capace di alterare gli altri minerali di cui è costituita una roccia, liberando in atmosfera CO2 . Il fenomeno, noto come meteorizzazione, è un’alterazione delle rocce affiorate sulla superficie terrestre a causa del contatto con l’atmosfera, e non si pensava fosse così massiccio da concorrere al bilanciamento del diossido di carbonio in atmosfera. C’è pirite a sufficienza nelle catene montuose di più recente formazione per giustificare questo fenomeno? Secondo la stima dei geochimici della Southern California University, la risposta è affermativa.

Un viaggio sulle Ande e il confronto dei campioni raccolti con i dati provenienti dalle acque dei fiumi di altre 4 zone ricche di pirite, sono stati i punti di partenza per i ricercatori americani. A questo ha fatto seguito un salto nel passato: gli elementi chimici delle rocce di 65 milioni di anni fa (quelle del Cenozoico), hanno raccontato ai ricercatori lo scenario di quell’epoca, tanto che gli studiosi sono arrivati a stimare i livelli globali di sulfuro.

La comparazione dei dati ha permesso di stimare che il 40% del sulfuro (e quindi indirettamente di CO2) derivato dai minerali sarebbe stato originato dall’attività di formazione e meteorizzazione delle zone montuose analizzate, sebbene queste costituiscano solo il 2% della superficie terrestre.
Certo altre fonti concorrono al mantenimento dell’equilibrio della CO2, oltre al fatto che lo studio è limitato all’analisi di una sola regione terrestre. Tuttavia secondo Torres, il primo autore dell’articolo scientifico, “coloro che si occupano di cambiamenti climatici dovrebbero inserire la variabile presentata da questo studio all’interno dei loro modelli”.

Crediti immagine: Annalisa Parisi, Wikimedia Commons

Giulia Annovi
Mi occupo di scienza e innovazione, con un occhio speciale ai dati, al mondo della ricerca e all'uso dei social media in ambito accademico e sanitario. Sono interessata alla salute, all'ambiente e, nel mondo microscopico, alle proteine.

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