SCOPERTEULISSE

I grilli hawaiiani si sono evoluti e non cantano più

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SCOPERTE – Se pensate ai grilli, la prima cosa che vi verrà in mente è probabilmente il caratteristico suono che gli esemplari maschi emettono con le ali per attirare le femmine. Esistono tuttavia alcuni grilli, che vivono alle isole Hawaii, che hanno perso questa capacità e non si esibiscono più nel tipico canto. Un nuovo studio pubblicato su Current Biology ha scoperto che tale modifica si è verificata in varie isole in modi differenti, ma più o meno nello stesso periodo di tempo.

“Ci sono vari modi per far tacere un grillo”, spiega Nathan Bailey dell’Università di St Andrews. “L’evoluzione per selezione naturale ha prodotto un adattamento simile, da punti di partenza genetici differenti e in quello che – in termini di tempistiche evolutive – equivale più o meno a un battito di ciglia”. Per i grilli hawaiiani questo nuovo silenzio ha ovviamente uno scopo ben preciso. Permette agli individui maschi di nascondersi dalle mosche che li predano, come la specie Ormia ochracea, le cui larve si fanno strada all’interno del corpo dei grilli uccidendoli nel giro di una settimana. Rimanendo in silenzio questi scampano il pericolo e allo stesso tempo riescono ad accoppiarsi, posizionandosi vicino agli individui delle popolazioni che ancora cantano. Un successo evolutivo su tutta la linea, come spiega Bailey.

Il team di ricerca, inizialmente, aveva supposto che questo fenomeno si fosse verificato tra gli individui che abitavano un’isola, migrati poi anche nelle altre. Una volta ispezionate le ali degli esemplari tipici delle isole di Kauai e Ohau, tuttavia, hanno notato differenze molto evidenti nella forma dei vari animali. Ulteriori indagini in laboratorio hanno infatti mostrato che le “ali silenziose” caratteristiche di entrambe le popolazioni potevano essere ricondotte all’attività di singoli geni, locati sui cromosomi sessuali. Sonia Pascoal, ricercatrice del team di Bailey, ha così indagato l’intero genoma dei grilli scoprendo che i geni responsabili erano collegati a diversi marcatori genetici. Lo stesso tratto si era dunque evoluto più o meno nello stesso periodo in due isole differenti, in modo indipendente e attraverso percorsi separati.

Secondo i ricercatori questo fa dei grilli un affascinante esempio di evoluzione convergente, che apre moltissime nuove possibilità di indagine. Il team di Bailey è ora all’opera per svelare nel dettaglio i percorsi (e i geni) coinvolti, oltre al modo in cui questi interagiscono con il resto del genoma del grillo. “Si tratta di un’opportunità straordinaria per indagare l’evoluzione del genoma in tempo reale, nell’ambito di un ambiente naturale”, conclude Bailey.

Crediti immagine: TANAKA Juuyoh, Flickr

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Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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