SCOPERTE

Da soli a pensare? No grazie, meglio fare altro

Alone On The Foreshore

SCOPERTE – Immaginate che vi sia chiesto di stare da soli per quindici minuti in una stanza vuota, senza TV e smartphone, senza nulla da leggere o musica da ascoltare. Immaginate anche che vi sia chiesta una sola cosa: pensare, lasciar volare la mente, sognare ad occhi aperti. Insomma, intrattenervi con i vostri soli pensieri. Facile, no? Non si direbbe, stando ai risultati di un gruppo di psicologi dell’Università della Virginia pubblicati su Science. La maggior parte delle persone non ha trovato per nulla piacevole questo periodo dedicato ai propri pensieri e avrebbe preferito avere qualcosa da fare. Addirittura, molte delle persone coinvolte, i maschi in percentuale maggiore, hanno preferito autoinfliggersi una piccola scarica elettrica per rompere la monotonia di quei minuti.

Il setting sperimentale messo a punto dal gruppo, guidato dallo psicologo Timothy Wilson è molto semplice: una stanza vuota e una persona a cui viene chiesto di stare li dentro per un arco di tempo variabile tra i 6 e i 15 minuti a non fare nulla, solo pensare e, successivamente, di rispondere ad alcune domande. L’intero esperimento è ben riassunto in questo video. Sono stati coinvolti inizialmente degli studenti di college, che hanno confermato di non aver gradito questo periodo di “riflessione” e di trovare molto difficile concentrarsi solo sui propri pensieri. I feedback non sono cambiati allargando la fascia d’età dei soggetti coinvolti tra i 18 e i 77 anni. “Chi di noi apprezza avere del tempo solo per pensare trova questi risultati sorprendenti, ma il nostro studio dimostra che le persone preferiscono avere qualcosa da fare piuttosto che non avere nulla da fare se non pensare, anche se per brevi periodi di tempo” spiega Wilson. “Stupisce che anche le persone più anziane non trovino nessun piacere in questo”.

Identici risultati si sono ottenuti quando si è chiesto ai partecipanti di fare la stessa cosa nella comodità della propria casa. Pochi minuti da soli a pensare. Circa un terzo di loro ha ammesso di non esserci riuscito e di essersi alzato dalla sedia, di aver ascoltato musica o controllato il telefono.

Considerando i risultati ottenuti – avere qualcosa da fare è meglio che non fare nulla – i ricercatori si sono spinti oltre, cercando di capire se anche un’attività non piacevole era considerata migliore del pensare solamente. Ebbene, il 67% dei maschi e il 25% delle donne ha preferito premere un bottone e darsi una breve scarica elettrica piuttosto che sopportare l’inedia di quei lunghissimi quindici minuti (senza considerare la persona che ha ripetuto questo gesto per ben 190 volte!).

Ma perché è cosi difficile restare soli con i propri pensieri? Gli psicologi non attribuiscono necessariamente la colpa a smartphone e apparecchi elettronici. Piuttosto questi potrebbero semplicemente essere una risposta alla nostra esigenza di avere sempre qualcosa da fare. “ La nostra mente –spiega Wilson– è disegnata per relazionarsi con il mondo. Anche quando siamo da soli, il focus della nostra attenzione è il mondo esterno. Senza una preparazione specifica in tecniche di meditazione o auto-controllo, la maggior parte delle persone preferisce impegnarsi in attività esterne”.

Crediti immagine: GarryKnight, Flickr

5 Commenti

  1. Quella del “pensare” e’ una cosa che faccio con regolarità e non mi pare tanto male, nè a quanto io sappia soffro di disturbi psichici.
    A mio avviso, questo fatto, scegliere il dolore piuttosto che pensare è significativo: si potrebbe ricapitolare nella frase “meglio stare male che guardarsi dentro o elaborare qualcosa di nuovo”.
    E cioò dal mio punto di vista mi terrorizza, in quanto mi ricorda gli slogan presenti nel romanzo “1984” di G.Orwell.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Socing

  2. Il problema è nell’assurdità dell’esperimento, a mio parere, che a me pare sradicato dalla realtà.
    In breve, non tiene conto di un aspetto pratico, essenziale ed elementare della vita di ognuno di noi: ma chi mai si metterebbe li’, sul divano, occhi puntati al soffitto per dirsi “mo’ penso un bel 15 min., al nulla?”.
    E’ piu’ facile che cio’ capiti incidentalmente, ma non penso che nessuna persona deciderebbe scientemente di fare una cosa simile.
    Inoltre, anche quando si fanno pensieri profondi, non capita certo perché si aveva intenzione di _fare_ pensieri profondi.
    Altro paio di maniche è il problem solving (che inerisca alla matematica, alla filosofia o persino al sopravvivere quotidiano), in ogni caso, non avviene nella maniera innaturale ipotizzata da questo gruppo di studio.
    Capisco chi si infliggeva da se’ delle scariche elettriche, anche se io non lo avrei fatto.
    Intendiamoci, mi avessero detto “chiuduti in questa stanza e pensa a cio’ che vuoi” lo avrei fatto senza problemi e senza il desiderio di autoinfliggermi dolore, ma, ripeto, questo esula dalla vita di tutti i giorni.

  3. L’ha ribloggato su Lo Scriba Appesoe ha commentato:
    Ribloggo con vero piacere. Un passaggio condivido al 100% e lo quoto: “La nostra mente […] è disegnata per relazionarsi con il mondo. Anche quando siamo da soli, il focus della nostra attenzione è il mondo esterno. Senza una preparazione specifica in tecniche di meditazione o auto-controllo, la maggior parte delle persone preferisce impegnarsi in attività esterne.”
    Quindi, non diamo sempre la colpa all’elettronica. Quello è solo un “fare” per tenersi impegnati. Girare a vuoto, anche…

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: