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Sesso e HIV: una fibra che scompare proteggerà le donne dal virus

77007_webSALUTE – Fare sesso in modo libero, ma protetto dall’infezione dell’HIV. La sfida sembra essere vinta grazie a un tessuto non solo capace di trasportare farmaci, ma che possiede anche la proprietà di scomparire in pochi minuti dopo essere stato inserito all’interno della vagina.
Il dispositivo, ideato da un team di bioingegneri dell’Università di Washington, consente di trasportare un farmaco a livello locale in modo rapido, rilasciando dosi più elevate del principio attivo rispetto a quello che fanno i mezzi usati finora (quali gel o creme), e dissolvendosi poi rapidamente a contatto con l’umidità delle mucose.

Lo studio, apparso sul numero di agosto di Antimicrobial Agents and Chemotherapy, dimostra che i materiali in fibra creati possono contenere fino a 10 volte la concentrazione della medicina presente nei gel o pellicole anti-HIV attualmente in fase di sviluppo. Gel e pellicole per uso topico sono di fatto già utilizzati negli Stati Uniti da parte di persone a rischio di infezione (come chi fa uso di droghe per endovena e i loro partner, transessuali, prigionieri, prostitute e migranti), ma hanno riscosso uno scarso successo durante gli studi clinici a causa della loro modalità di uso. Il gel è poco solubile nella vagina e va quindi distribuito in quantità generose per assicurare una dose sufficiente del farmaco, ma nello stesso tempo non deve essere  troppo abbondante per evitare perdite. Le pellicole invece si sciolgono lentamente e quindi richiedono un’attesa di 15 minuti per consentire la dissoluzione e l’assorbimento del farmaco nei tessuti circostanti, aumentando il rischio di abrasioni durante il rapporto. Questi farmaci, chiamati microbicidi, sono poi poco discreti perché vanno inseriti all’interno della vagina prima di un rapporto sessuale e non scompaiono in modo rapido.

Il vantaggio del dispositivo ideato dal team di Washington deriva proprio dal fatto che non servono grandi quantità di fibre per ottenere la dose di farmaco opportuna, perché le concentrazioni di principio attivo trasportate dal tessuto sono molto alte.  Cameroun Ball, il primo autore dello studio, decanta le proprietà della sua “creatura” dicendo che “l’efficacia di un farmaco topico anti-HIV dipende sia dal dosaggio, che deve essere della giusta quantità, sia dal rilascio rapido”. E il suo dispositivo risponde a entrambe i requisiti poiché la completa dissoluzione avviene in meno di sei minuti a prescindere dalla percentuale di principio attivo presente all’interno delle fibre.

Le fibre sono state create tramite un processo chiamato electrospinning. Il team ha creato le microfibre dissolvendo polimeri di polivinilpirrolidone o ossido di polietilene in modo da poterli mescolare con il Maraviroc, un farmaco anti-HIV attualmente usato per trattare i sintomi dell’ HIV in persone che abbiano già contratto il virus.  Alla miscela hanno aggiunto altri agenti spesso usati nei prodotti farmaceutici per renderli maggiormente solubili in acqua e per farli dissolvere in modo più rapido.  La miscela ottenuta è densa ed è stata resa carica dal punto di vista elettrico mediante un generatore ad alta tensione e una siringa. La carica elettrica sulla superficie della sostanza, la induce a formare una lunga stringa mentre fuoriesce dalla siringa. E il laccio arrotolato ha una superficie così grande da poter ospitare il farmaco da trasportare in una quantità pari al 28% del peso della fibra stessa. Un quantitativo enorme se si pensa che nei gel usati per lo stesso scopo il farmaco costituisce solo il 3% del peso.

Per la “tessitura” di questo particolare tessuto bastano cinque minuti, ma per inserirlo nella vagina prima di un rapporto anche meno.  Infatti il team di ricerca ha pensato di arrotolare le fibre morbide per formare una specie di tampone,  da inserire con un apposito applicatore all’interno della vagina o di organizzarle a formare un anello vaginale, simile a quelli utilizzati per la contraccezione. E il team di ricercatori non si fermerà qui: è infatti attualmente impegnato nello sviluppo di prototipi capaci di rispondere sempre più alle esigenze di chi li dovrà utilizzare e che siano però al contempo testati per la sicurezza e l’efficacia in modelli animali.

In Europa e in Oceania le donne colpite da HIV sono in una percentuale relativamente bassa, ma le cose cambiano nei paesi in via di sviluppo dove, secondo il rapporto del 2013 UNAIDS report on the global AIDS epidemic, il 52% dei malati di HIV è di sesso femminile. Le donne hanno infatti maggiore probabilità di essere infettate rispetto a un uomo durante un rapporto sessuale, e inoltre in molti paesi la donna ha scarsa voce in capitolo nelle relazioni sessuali, per cui non può domandare che sia fatto uso di preservativo.
La discrezione di un dispositivo come quello creato dalla Washigton University potrebbe essere dunque di grande aiuto per consentire alle donne di proteggersi da questa malattia.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: University of Washington

Giulia Annovi
Mi occupo di scienza e innovazione, con un occhio speciale ai dati, al mondo della ricerca e all'uso dei social media in ambito accademico e sanitario. Sono interessata alla salute, all'ambiente e, nel mondo microscopico, alle proteine.

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